Recensione di Persona 4 Arena

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Picchiaduro
  • Sviluppatore:

     Arc System Works
  • Giocatori:

     1-2
  • Data uscita:

     7 agosto 2012 USA | 10 Maggio 2013 Europa
- Sistema di combattimento complesso, affinatissimo e non privo di idee originali
- Roster ben calcolato e bilanciato
- Trama più che degna e svariate modalità disponibili
- Netcode stabile
- Campagna tediosa narrata con vagonate di testo
- Pochi combattenti
- Deve moltissimo a Blabzlue, e manca quindi di unicità
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A cura di (Pregianza) del
Inutile trovare scuse, questa review è arrivata tardi sulle nostre pagine. Perdonateci, ma va detto che Persona 4 Arena è passato parecchio in sordina nel bel paese. Nella penisola italiana si vive principalmente di pane e Tekken nel campo dei picchiaduro, e, anche se le community di altri titoli non mancano, molti prodotti di alta qualità vengono spesso bellamente ignorati. Il genere dopotutto è già di suo di nicchia, per via dell’incredibile stratificazione delle meccaniche che permette a pochi di goderne appieno i frutti, e se al suo interno si va a prendere un prodotto che non appartiene ai grandi brand come Street Fighter o simili diventa davvero arduo trovare un nutrito gruppo di appassionati pronti a spendere denaro sonante per avere un nuovo fighting game in casa.
Persona 4 Arena, però, si distingue almeno in parte dal solito picchiaduro, trattandosi di una collaborazione inaspettata tra Arc System Works e Atlus che molti fan di jrpg e botte virtuali osavano solo sognare. Ok, la combinazione dei due generi non è delle più naturali, e dalle nostre parti anche i fan di Persona non sono esattamente milioni, ma chi ha avuto il piacere di provare i titoli della saga difficilmente può aver ignorato l’annuncio. 
In Giappone, chiaramente, la situazione è ben diversa. Lì l’ultimo lavoro degli Arc System ha spopolato, piazzandosi in un lampo sulla cima dei titoli più giocati negli arcade, e guadagnandosi al volo una community affiata (nonché brutalmente abile). In quanto grandi appassionati di picchiaduro e jrpg a nostra volta, non potevamo ignorare ancora a lungo questo titolo, quindi ci siamo lanciati a capofitto nell’arena di mezzanotte, pronti a menare le mani. 


Quando la tv cattura per davvero
La trama di Persona 4 Arena segue direttamente al jrpg da cui trae ispirazione. Gli Arc System ci sanno fare a quando si tratta di scrivere storie, quindi hanno evitato la facile strada della “dimensione alternativa” o delle vicende distaccate dal materiale originario: qui si continua l’epopea di Yu Narukami e dei suoi compagni, coinvolgendo persino personaggi di capitoli precedenti della serie. All’inizio l’atmosfera è di festa, per via del ritorno proprio del buon Yu, assente dal piccolo villaggio di Inaba da oltre due mesi. Dopo gli eventi di Persona 4 il giovane Narukami ha legato molto con i ragazzi che l’hanno accompagnato durante la risoluzione dei casi del Midnight Channel, e quindi praticamente tutti i protagonisti del titolo si preparano a dargli il benvenuto con una bella festa e una serie di regali. Qualcosa, tuttavia, va orribilmente storto, e i nostri eroi si ritrovano risucchiati nel mondo al di là della televisione, invischiati in uno strambo torneo che sembra esser stato organizzato da una versione malvagia e mantellata del pacioccoso Teddy.
Cosa ha riportato il gruppo in quel mondo? Chi è davvero l’organizzatore del torneo? E perché altri possessori di Persona non coinvolti nel quarto capitolo sembrano voler partecipare alla competizione? Quasi tutte le domande troveranno risposta nel longevo story mode del gioco, che si dividerà in capitoli multipli da affrontare con ogni singolo personaggio.
La qualità della storia è lodevole, e chi ha giocato a Persona 4 apprezzerà sicuramente il rispetto degli Arc System nella caratterizzazione dei personaggi. Peccato per la forma della campagna, che, come in Blazblue, si limita a tempestare il giocatore con una massa inarrestabile di dialoghi, intervallati da rare scene animate. Seppur interessante, non si può certo definire divertente, specie quando si considera che i combattimenti sono molto radi nelle varie sezioni e non riescono a spezzare a sufficienza i fiumi di parole che il giocatore è costretto a leggere per capire cosa sta accadendo. Evidentemente gli sviluppatori hanno voluto sacrificare lo svago in favore di una trama convincente, ma fatichiamo ad applaudire questa scelta. Creare uno story mode capace di offrire un buon equilibrio tra azione e dialoghi non era un’impresa impossibile. 


Psiche che mena
La campagna forse non soddisferà appieno, ma sul gameplay non c’erano dubbi. Gli Arc System sono maestri del picchiaduro, artigiani capaci di forgiare sistemi di combattimento incredibilmente complessi e ben studiati. Persona 4 Arena non fa differenza e presenta un combat system estremamente curato e affinato, che prende a piene mani dalle ottime trovate viste nei Guilty Gear e nei Blazblue.
Partiamo dalla mobilità dei personaggi, sempre molto elevata. Nonostante le variazioni nella velocità di movimento tra i vari combattenti siano notevoli, praticamente tutti hanno a disposizione un doppio salto e la possibilità di eseguire uno scatto aereo, senza contare il super salto e un balzello manuale che lascia scoperti per qualche istante ma è utile per stanare giocatori molto difensivi. La grossa novità è la presenza di un sistema di combo automatizzate inserito direttamente nelle meccaniche base, che permette a qualunque principiante di eseguire serie di colpi perlomeno discretamente dannose. Per eseguire queste combinazioni basta usare a raffica l’attacco leggero sul nemico, al che il personaggio inizierà a sferrare vari attacchi che si chiuderanno con la sua super primaria se si possiede abbastanza meter.
Intuitivo, non c’è che dire, ma chiaramente il sistema è ben più complesso di così. Per fare danni seri infatti è necessario combinare a dovere i quattro attacchi a disposizione del giocatore, due dedicati al combattente, e due al suo Persona. Ogni guerriero vanta uno stile unico e una dipendenza variabile dalla sua possente evocazione, inoltre la divisione degli attacchi permette in alcuni casi di portare assalti incredibilmente variegati e imprevedibili, lanciando colpi da più direzioni e giocando con la mente dell’avversario. Una volta abituati alle meccaniche e alle tempistiche, le combo automatiche verranno semplicemente lasciate da parte, se non in alcune specifiche serie che ne fanno uso come chiusura. 
Parlando di tempistiche, Persona Arena è permissivo nel legare gli attacchi normali, in modo simile al già citato Blazblue, ma non siamo ai livelli di facilità nel linkaggio visti nei Marvel vs Capcom. Qui le combo complesse richiedono tempismo perfetto, e per portare attacchi davvero devastanti è necessario studiare a dovere tutte le forze e le debolezze del proprio personaggio. Ci sono dei launcher automatici di sorta, a seguito di attacchi potenti utilizzabili come contromosse, ma sono per ovvie ragioni poco abusabili. 
Davvero interessante la possibilità di “rompere” il Persona avversario, che costringe a usare con criterio la propria evocazione in battaglia, visto che, una volta persa, gran parte delle mosse disponibili risulta inutilizzabile per un lungo periodo di tempo. Non mancano poi i Burst, che permettono di cancellare un colpo per allungare una serie, o di liberarsi da un assalto se questo non si collega con il giusto tempismo (in quel caso il numero di colpi viene indicato con il colore giallo). Ci sono persino le parate istantanee, la possibilità di ruotare manualmente in volo per confondere il nemico, e uno stato chiamato “risveglio” che si attiva quando i punti vita scendono troppo e permette di usare potenti super aggiuntive: quest'ultimo risulta utile per ribaltare la situazione quando si va rapidamente in svantaggio, ma non è comunque una comeback mechanic sbilanciata. 
In pratica ci troviamo davanti a un combat system di altissimo livello, curato in ogni dettaglio e maledettamente ben bilanciato. Anche il roster disponibile è calcolato a meraviglia, ed è difficile trovare personaggi avvantaggiati rispetto agli altri (tolte un paio di eccezioni considerate in generale più efficaci dai professionisti, ma la perfezione non è di questo mondo). Peccato che i personaggi siano solo 13, pochini per un fighting game che si rispetti, e che moltissime meccaniche siano mutuate dal succitato Blazblue. Ora della fine Persona 4 Arena riesce comunque a distinguersi e a brillare di luce propria, ma non vanta l’unicità e l’originalità vista in altri grandi titoli di questo genere.


la televisione è più bella dall'interno
Giusto applaudire anche i contenuti del nuovo gioco di Arc System. Pur non presentando un numero smodato di modalità, Persona Arena offre un ottimo training mode, che spiega a dovere le basi ed è accompagnato da un challenge mode capace di mostrare in poche prove le serie più utili per ogni singolo personaggio. Al “laboratorio” per l’allenamento si aggiungono l’immancabile arcade mode (con finali per quasi ogni personaggio), uno score attack mode parecchio impegnativo, e la solita serie di modalità online. Per quanto riguarda il multiplayer, il netcode non ci ha deluso, risultando piuttosto stabile su ps3 quando ci siamo lanciati in qualche match. State comunque attenti, la community è già molto allenata, e l’impatto con l’online potrebbe essere traumatico. Molto traumatico.
Anche tecnicamente il titolo soddisfa, con una dettagliata e coloratissima grafica bidimensionale, effetti speciali di alta qualità, arene ben disegnate e una responsività impeccabile dei comandi.Ottimo anche il sonoro, grazie a una soundtrack ispirata e azzeccata e a doppiaggi di ottimo livello. 
Recensione Videogioco PERSONA 4 ARENA scritta da PREGIANZA Persona 4 Arena è l'ennesima dimostrazione della maestria degli Arc System nel campo dei picchiaduro. E' un crossover di altissimo livello, che vanta un sistema di combattimento affinatissimo e divertente, un roster ben calcolato, e addirittura una trama degna.
Le sue uniche mancanze risiedono nella tediosa campagna, che narra le vicende tramite fiumi di testo inarrestabili, e nel fatto di dovere fin troppo al combat system di Blazblue. L'ultima caratteristica in particolare rende faticoso per il titolo distinguersi come un prodotto a sé stante e totalmente unico, pur non riuscendo a sminuirne la qualità. Se amate i fighting game e la serie Persona, o anche solo una di queste due cose, questo è un gioco da non farsi scappare.
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