Rubrica Vite in Gioco

A cura di (Phoenix) del
Qualche settimana fa, la rubrica Vite in Gioco aveva raccontato il problema della tecnica mediante la figura di Ezio Auditore da Firenze; questa settimana, la rubrica si immerge ancora una volta nell'universo della serie Assassans’s Creed, e lo fa andando a riflettere sulla figura del “primo” protagonista, Altair Ibn-La’Ahad.
Assassin’s Creed usciva, in Europa, il 15 novembre 2007, riuscendo, sin da subito, a catalizzare l’attenzione di un pubblico alquanto numeroso grazie anche alle tematiche importanti e mature che gli sviluppatori, mediante il titolo, riuscivano, con molta abilità e maestria, a portare all'attenzione del videogiocatore. In effetti, Assassin’s Creed, conduce e racconta un periodo difficile, un periodo scottante e a tratti oscuro della nostra storia, un periodo in cui si realizza, e si consuma, una dicotomia essenziale tra il sapere e la conoscenza, tra l’umana ragione e il mondo dei fatti. Altair, all’inizio del suo viaggio, è un uomo come tanti: un uomo che “crede senza comprendere”. Il suo viaggio è quindi un viaggio di evoluzione e di riflessione interiore sul vero significato della conoscenza e della morale. Pertanto, la figura di Altair permette tutta una serie di tematiche, implicite ed esplicite, e sarebbe davvero edificante poterle trattare tutte nella loro interezza; tuttavia per motivi di spazio e di coerenza descrittiva ed espositiva, ho scelto di concentrarmi su due singole tematiche, cercando di offrire una chiave di lettura eminentemente filosofica e tentando di concedere, al videogiocatore profondo, uno spunto di riflessione sempre attuale e moderno.


Nulla è Reale…

Quando gli altri seguono ciecamente la verità, ricorda: nulla è reale.

La prima riflessione, che la figura del nostro protagonista permette, è una riflessione sul profondo significato, e sull'essenza reale, dell’essere umano. La prima riflessione, concessa al videogiocatore, è, pertanto, una riflessione profondamente metafisica; l’antico filosofo greco Protagora affermava che “l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”.
Il credo dell’assassino comincia da qui, da questo antico filosofo, il quale ci ricorda che quella che noi definiamo “realtà” non è nient’altro che l’insieme delle nostre credenze. Questo è un concetto metafisico che la figura di Altair porta spesso alla luce: in una battaglia in cui si scontrano due verità, in un universo in cui si scontrano diverse religioni e precetti non bisogna mai dimenticare che, in fin dei conti, “nulla è reale”. Non esiste, in effetti, una realtà al di fuori delle nostre credenze, poiché, in fin dei conti, sono proprio le nostre credenze che plasmano a livello formale la "nostra" realtà. Le vicende di Altair suggeriscono, al videogiocatore attento, una splendida domanda; esse invitano, senza costringere, il videogiocatore maturo a chiedersi: “Esisterebbe il mondo se nessuno potesse pensarlo?
Una domanda difficile, complessa, disarmante; una domanda alla quale non è facile rispondere, forse addirittura impossibile, eppure è una domanda che fa riflettere, che permette all'umana ragione di prendere consapevolezza di se stessa, poiché il viaggio di Altair è un viaggio che dall'ignoranza arriva alla conoscenza, alla comprensione di sé. L’esperienza del nostro protagonista ci ricorda che esiste, a conti fatti, una sola realtà: il nostro intelletto; esso è l’artefice delle credenze attraverso le quali osserviamo il mondo. L’unica cosa reale, pertanto, è il “pensiero”, ciò che Cartesio definisce con il termine “res cogitans”. Da questo momento in poi, la figura di Altair si fa ancora più profonda; abbandonando il campo della metafisica e spingendo, il videogiocatore, verso la comprensione del vero significato delle sue azioni, permettendo, con chiarezza, un’altra splendida e profonda riflessione; poiché l’intelletto, ormai consapevole di sé, può finalmente comprendere il significato e l’essenza di ciò che comunemente chiamiamo morale.


Tutto è lecito.

Quando gli altri si piegano alla morale e alle leggi, ricorda: tutto è lecito.

Affermare che tutto è lecito non significa disprezzare la morale, bensì significa comprendere che non dobbiamo seguire ciecamente le regole, ma dobbiamo comprenderle. Il nostro imperativo è quello di utilizzare il nostro intelletto, la nostra ragione, per plasmare il nostro destino. I precetti sono comandi che il nostro intelletto deve prima di tutto comprendere, poiché l’unica fonte della morale è, a conti fatti, la nostra ragione. “Sapere Aude!” - afferma Immanuel Kant - “abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza”.
Alla fine del suo viaggio, Altair diviene consapevole del fatto che la cieca credenza, il seguire in maniera estrinseca i precetti di una morale imposta dall'esterno, è una cosa che il vero essere umano deve assolutamente aborrire. Credere in modo cieco e irrazionale porta solo ed esclusivamente al fanatismo, che sia politico, religioso o culturale non è importante: non esiste un’autorità in campo morale che dimori al di fuori della nostra ragione. Questo è il vero, profondo, imperituro insegnamento del cammino di Altair, il quale arriva a comprendere una verità fondamentale dell’etica umana: siamo noi stessi a dover giustificare le nostre azioni, e di esse dobbiamo accettare le relative conseguenze. Questo è il vero insegnamento della vita di Altair. L’essenza della giustizia, e della morale kantiana, si mostra, così, al videogiocatore immerso nelle vicende di Assassin’s Creed, e lo fa in modo incontrovertibile, palesandosi in modo chiaro, cristallino, essenziale. 

Nulla è reale, tutto è lecito. Dire che nulla è reale, significa comprendere che le fondamenta della società sono fragili e che dobbiamo essere i pastori della nostra stessa civiltà. Dire che tutto è lecito invece, significa capire che siamo noi gli architetti delle nostre azioni e che dobbiamo convivere con le loro conseguenze sia gloriose sia tragiche

Il viaggio di Altair è un viaggio di comprensione e, contemporaneamente, di redenzione; il profondo insegnamento di questo personaggio risiede in una straordinaria presa di coscienza: le regole della nostra esistenza non vanno meramente seguite, ma è necessario che, prima di tutto, vengano comprese. Il cammino del nostro personaggio è, quindi, una crescita personale, una crescita dell’essere umano che si arricchisce mediante la piena consapevolezza della propria esistenza, e delle proprie regole. Al termine della sua avventura, infatti, Altair è, essenzialmente e realmente, un uomo diverso, un uomo consapevole del vero potere dell’umana ragione, un uomo assolutamente certo del vero potere dell’essere umano e, in fondo, pienamente conscio della vera fonte dell’accordo tra i popoli.
Recensione Videogioco VITE IN GIOCO scritta da PHOENIX La figura di Altair permette un passaggio quasi naturale dalle tematiche metafisiche della filosofia antica a quelle più strutturali della moderna filosofia del linguaggio. Gli sviluppatori, mediante Assassin’s Creed, hanno concesso al videogiocatore un’ottima occasione di riflettere non solo sulla tematica più ovvia della religione, ma anche su quella, più ampia, della morale e dell’etica. In sostanza, il viaggio di Altair è un viaggio molto più filosofico che poetico, un viaggio molto più riflessivo di quello che potrebbe sembrare, un viaggio che è molto più di un viaggio…è un racconto della storia del pensiero.
Due sole cose mi furono immensamente care: il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.” (Immanuel Kant)
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