Recensione di Fuse

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Insomniac Games
  • Distributore:

     EA
  • Giocatori:

     1 - 4
  • Data uscita:

     31 Maggio 2013
- In compagnia acquista un senso, e riesce a divertire a tratti
- Le armi potenziate dal Fuse hanno effetti spettacolari
- Le meccaniche fondamentali restano solide
- NON giocatelo da soli
- I.A. dei compagni scadente e nemici non sveglissimi
- Tecnicamente altalenante, con vari cali di frame rate
- Narrativa moscia e campagna dalla struttura ripetitiva e noiosetta
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A cura di (Pregianza) del
Il genere degli shooter non manca certo di rappresentanti. Che si parli di FPS o sparatutto in terza persona, il mercato ormai è praticamente inondato dai proiettili virtuali, e sia i distributori che le case di sviluppo sembrano voler spingere sempre di più l’acceleratore verso questo tipo di azione, a costo di mutare sensibilmente serie che hanno ottenuto un certo successo grazie alla loro unicità.
La tendenza si è dimostrata piuttosto sciocca, in verità. Specie se si  considera che l’eccesso di prodotti troppo simili ha portato a un netto calo delle vendite, e l’affinarsi dei gusti del pubblico giocante ha segnato brutalmente il destino di molti videogame semplificati per divenire più accessibili alle masse e orientati verso le sparatorie.
La risposta di Electronic Arts? Ovvio, pubblicare l’ennesimo sparatutto dotato di cooperativa. Gli sviluppatori, però, non sono gli ultimi arrivati: parliamo di Insomniac, studio dal pedigree notevole conosciuto per la qualità delle sue opere, e capace di stupire anche con titoli dalla formula classica (basti vedere i Resistance). 
Peccato che sul loro nuovo progetto, chiamato Fuse, gravassero molti dubbi. Le dimostrazioni visionate finora non avevano convinto, e l’impressione generale è stata sempre quella di un gioco creato quasi forzatamente. Senza passione né spinta emozionale.
La prova finale non ha fatto purtroppo che confermare le nostre paure.


Il fu Dalton Brooks
La trama di Fuse è un insieme di cliché. Vestirete i panni di una squadra di mercenari chiamata Overstrike 9, assoldata per recuperare una misteriosa sostanza aliena nota come Fuse dalle mani della Raven Corporation. Ciò che viene dopo è quanto mai prevedibile: i nostri eroi trovano delle armi sperimentali potenziate dal Fuse, decidono di “prenderle in prestito” per sconfiggere la crudele organizzazione nemica, e si ritrovano coinvolti in una serie di eventi che potrebbero mettere a serio rischio il destino del mondo. Rullo di tamburi e ola per l’originalità, grazie. 
Se seguite da un po’ lo sviluppo del titolo Insomniac, probabilmente ricorderete che all’inizio era chiamato proprio Overstrike ed era riuscito a incuriosire parecchi giocatori grazie a un trailer in cui il carismatico Dalton Brooks descriveva i danni collaterali provocati dai suoi compagni come “eccesso di entusiasmo”. Quel carisma in Fuse è quasi totalmente scomparso, come se fosse stato volutamente smorzato e posto in secondo piano. Sul serio, è strano avanzare per la campagna del gioco e ascoltare gli scambi di battute tra Dalton, rimasto il protagonista primario, e gli altri membri del gruppo. Si ha continuamente l’impressione che si tratti di personaggi a malapena abbozzati, inizialmente concepiti per essere ben più unici e apprezzabili, e poi banalizzati per dare maggiore importanza allo strano elemento attorno a cui ruota tutto il gameplay. Il risultato è un titolo dove la narrativa è scialba e noiosa, e nessuno dei personaggi principali, escluso forse soltanto il rude soldato dal mento squadrato citato poco sopra, riesce a risultare memorabile. 


Ho un buco nero nel caricatore. Paura?
Quando si passa al gameplay le cose si fanno fortunatamente ben più variegate, ma non aspettatevi grandi sorprese, perché potreste rimanere delusi. Tutto in pratica si basa attorno a delle armi speciali potenziate, appunto, con il Fuse. Ognuno dei quattro protagonisti entra in possesso di uno specifico gingillo durante la prima missione, che lo accompagnerà poi per il resto della campagna. Dalton può utilizzare uno speciale scudo energetico chiamato Mag Shield, Jacob una balestra potenziata che lo rende un letale cecchino, Naya un fucile automatico che crea piccoli buchi neri, e Izzy un mitragliatore che cristallizza i nemici. Le abilità sono piuttosto uniche e pensate per dare ad ogni personaggio un ruolo preciso durante gli scontri, ruolo che peraltro si fa ancora più definito quando si ottengono abilità extra salendo di livello, e Dalton inizia a poter piazzare a terra scudi statici, Naya diventa una sorta di ninja invisibile, Izzy impara a curare i compagni ad area, e le frecce di Jacob vengono modificate per esplodere a comando.
Che gli Insomniac ci sappiano fare con le armi è cosa nota, e Fuse non fa differenza, visto che utilizzare le poderose bocche da fuoco potenziate dal materiale alieno è un vero piacere. Tuttavia è ciò che circonda le capacità speciali della squadra a non funzionare. Cominciamo dalle armi di supporto, una serie limitata di fucili, mitra e pistole privi di caratteristiche davvero distintive, che verranno praticamente utilizzate solo per limitare lo spreco del Fuse. Capiamo come sia arduo bilanciare le armi secondarie per renderle meno utili di quelle principali e a al contempo abbastanza ben congegnate da non risultare noiose da utilizzare, ma qui sarebbero praticamente lasciate da parte se non fosse per la limitazione delle munizioni.


Altro problema è la ripetitività estrema delle situazioni. Fuse si snoda in una campagna piuttosto longeva che vede gli Overstrike combattere in molteplici locazioni, eppure ci si ritrova continuamente catapultati in una serie di sparatorie con dozzine di nemici di difficoltà crescente, intervallate da qualche scalata alla Uncharted per disattivare dei laser che bloccano il cammino, e da brevi fasi stealth quasi completamente inutili, che non aggiungono nulla alla basilare struttura da shooter con cover system su cui tutto si fonda e non vantano nemmeno un sistema dedicato di buona fattura. Gli avversari sono variegati e alcuni di essi vanno aggirati tatticamente, ma dopo qualche ora iniziano a ripetersi, portando gli scontri a divenire di frequente dei lenti grind di soldati più o meno difficili da eliminare (specifici avversari, come i robottoni dotati di lanciagranate, sono poi più irritanti che altro).
Non bastasse, il gioco è assolutamente terribile se provato in singolo, a causa della pessima intelligenza artificiale dei compagni. Fuse è stato chiaramente calcolato per essere giocato online, o perlomeno in compagnia di un amico in split screen. In assenza di compagni umani permette di prendere il controllo in quasi ogni momento di un membro qualunque del team, ma affidarsi ai partner guidati dall’I.A. resta fin troppo spesso un salto nel buio. Si muore facilmente, specie nei livelli avanzati dove i nemici potenziati e robotici sono numerosi, e abbiamo sinceramente perso il conto delle volte in cui abbiamo visto il resto del team farsi ammazzare in una sorta di allegro trenino dell’idiozia partito col solo scopo di curarci. Non c’è la minima furbizia nelle azioni della cpu: non vedrete mai Izzy lanciarvi una granata curativa se la distanza da percorrere per salvarvi e troppa, né uno degli altri membri del gruppo fare al meglio il suo lavoro. Lo script sembra semplicemente essere “state nelle retrovie, cercate di non farvi ammazzare, sparate saltuariamente,  e se il giocatore umano viene messo k.o. correte verso di lui per curarlo senza preoccuparvi della vostra sicurezza”. Pessimo.
Online, grazie al cielo, la situazione cambia radicalmente, Fuse riacquista un minimo di senso e riesce persino a divertire a tratti, aiutato anche da una modalità chiamata Echelon che vi vedrà impegnati a sconfiggere ondate di nemici in mappe basate sulle ambientazioni della campagna e può arrivare a livelli brutali di difficoltà. Con compagni che respirano la funzione dei protagonisti diventa netta, e l’azione più coordinata e apprezzabile. C’è un certo sbilanciamento tra le scelte, con personaggi come Naya che ad esempio possono fare stragi di nemici senza quasi venir toccati grazie ai loro poteri, ma almeno un minimo della visione iniziale degli sviluppatori traspare sperimentando il multiplayer. 
Ah, chiaramente non aspettatevi di poter impartire ordini ai compagni non controllati durante le missioni. Non c’è alcun sistema di controllo indiretto e da soli dovrete tollerare la loro totale mancanza di iniziativa per tutta l’avventura, che vi piaccia o no. 


O botti o velocità, scegli
Persino tecnicamente l’opera di Insomniac non brilla per qualità. Fuse è ricco di alti e bassi, con qualche basso di troppo. Da una parte i modelli tridimensionali sono piuttosto dettagliati, il motore fisico su cui si basa il gioco più che decente, e le ambientazioni diversificate a dovere, ma dall’altra non mancano numerosi bug legati a interpolazione poligonale, momenti di ragdoll impazzito, e sbalzi netti nel sonoro durante i dialoghi. Il frame rate poi è estremamente ballerino, e rovina parzialmente l’esperienza, in particolare durante scontri molto concitati ricchi di effetti particellari. 
Buono generalmente il sonoro, con musiche discrete e doppiaggi di ottima fattura, nonostante gli sbalzi descritti pocanzi. Notevole la longevità, con una campagna che supera facilmente le 10 ore, anche se la sua natura ciclica non rende la durata un pro di cui gioire. 
Recensione Videogioco FUSE scritta da PREGIANZA Fuse è un gioco senz’anima, un prodotto banale e poco curato che acquista un senso solo se giocato in cooperativa, e anche in quel caso non riesce mai a esaltare davvero a causa della sua ripetitività. Ci sono delle buone idee nella formula, nascoste tra la nebbia della mediocrità, ma non bastano a recuperare un titolo che per Insomniac non può che rappresentare una netta caduta di stile.
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