Questo sito si avvale di cookie per le finalità illustrate nella privacy policy. Effettuando un'azione di scroll o chiudendo questo banner, presti il consenso all'uso dei cookie OK
In una parola

In una parola

Quando la violenza fa ridere

Speciale
A cura di Filippo “Fatum92” Barbuscia del 29/05/2013
Mondo Pazzo. Forse non esiste definizione migliore per descrivere il pianeta Terra. Sana follia, instabile pazzia, violenza, depravazione, squilibrio mentale regnano spesso sovrani in una società che tenta in ogni modo di nascondere i propri impulsi, cercando di apparire precisa e ordinata, ma non potendo soffocare il caos che di tanto in tanto dilaga ed esplode. Perché il caos è un “animale” impossibile da domare e mettere in gabbia: troverà sempre il modo di scappare. Se non può quindi essere fermato, può però essere sfruttato, lasciandolo libero di sfogare e scatenare la sua furia entro precisi confini, come quelli di Varrigan City. Potere, denaro, business, sulla morte e sulla vita delle persone. Sin dall’antichità la sete di sangue e la morbosa spettacolarizzazione della violenza si concretizzavano nei cruenti e mortali duelli tra gladiatori, pronti a sfidarsi sulla calda sabbia dell’arena, in un contrasto di giallo e rosso. Il contrasto del futuro non ha gli stessi colori. A dominare questa volta è il bianco, il nero e, ovviamente, l’immancabile rosso. In un’era in cui tutto ha il sapore di un reality show, MadWorld, traendo ispirazione dalla pellicola datata 1987 “L’implacabile” (The Running Man) con protagonista Schwarzenegger, proietta in uno show televisivo fatto di un mix perfetto di violenza, volgarità e ironia. Un Mondo Pazzo appunto.

Tre ingredienti per un cocktail esplosivo
Un energumeno dall’aspetto e dal nome stereotipati sono il veicolo con cui il giocatore viene immerso in MadWorld. Il cinico Jack che, tra colpi di motosega e improbabili combattimenti in sella a una moto, definisce immediatamente l’anima dell’opera: tamarra, trash, fuori di testa, sopra le righe. Una volta dentro questo mondo, l’impressione è chiara, basta un istante: o si rimane affascinati dal suo carattere folle o lo si odia. Perché a rendere speciale l’assurda avventura di Jack non sono le meccaniche legate alla giocabilità; o meglio, lo sono solo in parte. A fare di MadWorld un viaggio unico è l’equilibrio perfetto, la naturale sincronia di tre fattori principali che vanno a definire un’atmosfera surreale, stravagante, incapace di prendersi sul serio, contornata da una colonna sonora “cattiva”, incisiva, sprezzante: un’iniezione di adrenalina. Si diceva: violenza, volgarità, ironia. Ingredienti diversi, eppure così sapientemente mischiati e integrati tra loro da risultare un unico inseparabile tassello. E se ne viene a mancare anche solo uno, l’esperienza ne risente, impoverendosi e dimostrandosi, per certi versi, più banale.
La scelta, in fondo, spetta proprio a chi ha deciso di accompagnare Jack nella sua scalata alla classifica di Death Watch, che essendo un programma televisivo, un reality dai connotati quasi “sportivi”, brutale, spietato e trasmissione di puro concentrato di adrenalina, si presta particolarmente bene a un “commento tecnico”, a cura di due individui “invisibili”, di cui si sente solo la voce. Ma ciò è sufficiente. La scelta è del giocatore: i commenti dei telecronisti, uno più esaltato e demente dell’altro, rivelano una ripetitività che alla lunga può risultare fiaccante e noiosa, portando perciò alla loro disattivazione nelle opzioni. Mai errore più grande può essere commesso, perché se è vero che i due ragazzacci hanno la memoria corta e tendono a dire e ridire le stesse cose, quando poi si risvegliano da questo loro circolo vizioso, deliziano con nuove e insuperabili perle di saggezza, battute da censura istantanea e frasi ad alto tasso di stupidità. Renderli muti sarebbe un delitto.

Violenza
Il puro massacro è alla base di MadWorld. Gli strumenti per uccidere e infliggere dolore sono molteplici: lance, spade, mazze chiodate, bidoni, qualsiasi oggetto può divenire un’arma. Nelle mortali arene in cui questi gladiatori moderni si sfidano, il piacere sadico è all’ordine del giorno. E l’accoppiata Wii Mote-Nunchuck accentua l’immersione, il coinvolgimento, restituendo in parte la fisicità degli scontri. Jack è feroce, impassibile: divide in due gli avversari con la motosega, strappa con le mani il cuore di qualche malcapitato, tritura qualche altro in rulli compressori e via di questo passo. Impalamenti, decapitazioni, letti o pareti di spuntoni, ogni fantasia di violenza viene soddisfatta e appagata, anche grazie alla forza disumana del protagonista, capace id infilzare gli altri contendenti con pali o cartelli stradali, di afferrare e scagliare oggetti e persone, di spezzare le ossa con un semplice movimento. Sano gore, che scoppia nelle memorabili boss-fight, le quali presentano, alla stregua di un No More Heroes, personaggi carismatici, che diventano quasi delle macchiette.
Persino a bordo della fida motocicletta, l’abilità di seminare morte non è da meno. E non c’è secondo in cui il rosso non imbratti la quasi monocromia dello schermo, in un mondo fatto di soli bianco e nero. L’impatto visivo è inizialmente destabilizzante, ma si rivela presto sublime, stilisticamente ricercato, perfetto. Immaginare MadWorld in altro modo? Follia.

Ironia
Nonostante lo spropositato tasso di violenza, ciò che rimane non è disgusto o uno spettacolo dal carattere puramente splatter. Complice lo stile grafico, MadWorld non restituisce il “realismo” e la serietà di un God of War qualunque: uccidere non è solo una questione di appagamento visivo, ma è soprattutto divertimento. Nel senso più letterale del termine: uccidere in MadWorld diverte, fa ridere, esalta e mette di buon umore. L’atmosfera è avvolta di un’ironia impareggiabile. A partire dalla natura stessa dell’opera, uno show televisivo improponibile, dove più si uccide più si guadagnano punti, che hanno un’importanza ben maggiore della vita e della morte, qui sdrammatizzate e minimizzate. The show must go on.
I cosiddetti “Bagno di Sangue” sono l’esempio migliore, presentati in modo assurdo dal campione in carica di Death Watch e dalla sua sexy assistente, permettono di racimolare punti extra eliminando gli altri partecipanti in modi altrettanto assurdi, che sia gettarli sotto un treno ultraveloce, scagliarli su un enorme bersaglio da freccette con una mazza da baseball o sui “punti più caldi” di sagome a forma di donna. Prendere sul serio le situazioni proposte è impossibile. La verve comica non fuoriesce, però, solo da questi bizzarri contesti, in cui non mancano nemmeno alieni dal sangue azzurro, ma, come detto in precedenza, anche dai continui commenti dei simpaticissimi telecronisti, in vena di battute talvolta semplicemente geniali che contribuiscono a rendere MadWorld un concentrato di intrattenimento e spettacolo da assaporare a cervello spento. Tra parolacce e allusioni sessuali, infatti, si inserisce così l’ultimo ingrediente.

Volgarità
La volgarità fine a sé stessa può essere apprezzata o condannata senza mezze misure. Ciò che fa MadWorld, però, è qualcosa che va oltre tutto questo. Se ritenuto inappropriato o eccessivamente ripetitivo, del commento tecnico se ne può fare a meno. Ma non è cosa saggia, in quanto la volgarità espressa dagli sboccati telecronisti, fortunatamente localizzati in un ottimo italiano, si sposa in maniera naturale e quasi impensabile alle immagini su schermo. La correlazione tra le uccisioni e il sesso è probabilmente il caso più eclatante. Commenti perversi e battutine sconce che non possono quantomeno far sorridere se contestualizzate con quanto visualizzato. Un aspetto vincente, proprio perché nato dalle azioni del giocatore, una combinazione di "faccio-vedo-sento-rido”, da cui scaturisce una forte personalità, una ricerca dello stile non solo dal lato visivo.
Ed è proprio dall’unione dei tre elementi descritti che MadWorld è MadWorld. E c’è qualcosa di artistico in questo miscuglio. Una ricerca continua all’esagerazione, una irrefrenabile voglia di show, esibizionismo, intrattenimento scanzonato, trash e tamarro. Un’opera matta, di nome e di fatto. Un Mondo Pazzo.

Alcuni commenti

“Dove c***o si è cacciato Jack?”
“Penso in una dimensione dove spazio e tempo sono concetti molto relativi...”
“Cosa?”
“Nella Terra di Mezzo, a metà strada tra luce e ombra, tra scienza e superstizione”
“Di che c***o parli?
“E' nella dimensione dei sogni, nel posto chiamato: F****LANDIA!”

“Jack ha infilato un sacco di cose in un sacco di bocche oggi.”
“La vita privata di Jack non è affare tuo.”

“Guarda come trema!”
“Si muove più di un bambino che gioca con il Wii!”

“Mi ha fatto ricordare che ho un appuntamento col dottore.”
“E’ una cosa seria?”
“No, per ora siamo solo amici.”

“E Jack vince!”
“Amici telespettatori, credo che dopo aver visto Elise nuda abbiamo vinto un po’ tutti oggi.”

“Il terzo braccio di Jack si sta surriscaldando un pochino.
“Ehi, pensavo che l’espressione fosse terza gamba.”
“Parlavo della motosega.”
“Ah, pensavo che gli stessi fissando il pacco!”

Non è sempre il gameplay a fare grande un videogioco. A volte la somma delle parti è maggiore delle parti stesse. E’ il caso di MadWorld. Privato dello stile grafico fumettistico rimarrebbe un titolo divertente, violento, ironico e “volgare”, ma perderebbe una parte di anima fondamentale, tale da renderlo unico e speciale. Privato dello stile grafico fumettistico e della sua spiccata ironia rimarrebbe solamente un titolo divertente e violento, come tanti, perdendosi nella massa. Così come è, invece, MadWorld (ludicamente ben lontano dall’eccellenza), riesce a emergere. Per la sua personalità e originalità, la sua comicità e ironia nel modo di mostrare la violenza, di giocare con la morte e con la vita, nella sua “volgarità” per nulla forzata, ma inaspettatamente genuina e contestualizzata, nel suo essere grezzo, truzzo, casinista, sporco, una baraonda. Non per tutti, certo. MadWorld può essere visto intrattenimento di bassa lega, perverso e privo di qualsivoglia connotato culturale, ma è proprio questo che lo rende speciale, è questo che lo rende un qualcosa di artistico e inimitabile. Gli amanti dell’assurdo, del fuori di testa a ogni costo, della violenza smisurata, dell’esagerazione che prevale sulla ragione e la logica, non possono chiedere di meglio. Se non la speranza che, un giorno, il Death Watch ritorni in trasmissione.
In una parola: Folle.

0 COMMENTI