Recensione di Metro: Last Light

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     4A Games
  • Distributore:

     THQ
  • Data uscita:

     17 Maggio 2013
- Ambientazione cupa, matura e curatissima
- Gameplay solido
- Graficamente notevole, a tratti da caduta di mascella
- Grande varietà di nemici
- Difficoltà normal facilotta che sminuisce gli elementi survival
- Vari bug e I.A. scarsa
- Il motore grafico è poco ottimizzato
- Campagna estremamente lineare
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A cura di (Pregianza) del
Gli sviluppatori dell’est Europa sono a dir poco altalenanti quando si tratta di creare prodotti di alta qualità, ma è innegabile che negli ultimi anni alcuni di loro siano esplosi grazie a progetti intelligenti e ben fatti, che in certi casi hanno dato vita a dei piccoli imperi. I 4A Games non fanno certo parte del gruppo dei giganti, ma questo piccolo studio con base in Ucraina si è fatto conoscere tra gli appassionati di FPS con un interessante titolo chiamato Metro 2033, basato sull’omonimo romanzo di Dmitry Glukhovsky.
L’opera prima della software house ha conquistato molti fan grazie alla sua evocativa ambientazione post apocalittica e ad alcune interessanti peculiarità nel gameplay, quindi era prevedibile veder spuntare un seguito, recuperato da Koch Media dopo il crollo di THQ
Con il supporto di un nuovo publisher e il feedback ricevuto dopo l’uscita del primo capitolo, saranno riusciti i 4A Games a creare uno sparatutto capace di sfruttare al meglio tutti gli elementi più riusciti del predecessore? Vediamo.


La metropolitana di Milano a confronto è il paradiso
La storia di Metro: Last Light è il seguito diretto di Metro 2033, e si distacca quindi in parte dalle opere cartacee di Glukhovsky rimettendo il giocatore nei panni di Artyom, ora divenuto un ranger  nell’impenetrabile bunker D6. I Tetri sono stati distrutti, e la vita sotterranea dei rimasugli dell’umanità sembra continuare senza troppi sbalzi, finché non viene avvistato un giovane Tetro sopravvissuto alla strage. 
Artyom, in quanto unico umano in grado di comunicare con la potente razza di mutanti, viene spedito alla ricerca della creatura per eliminarla. La missione darà il via a una serie di eventi imprevedibili che metteranno a serio rischio la sopravvivenza degli abitanti della metro. 
I 4A Games avevano già dimostrato di saperci fare con la narrativa nel primo Metro, ricalcando la trama dei libri e raccontandone le vicende tramite scene azzeccate e dal forte impatto. Qui siamo di fronte a una sceneggiatura inferiore a quella del primo capitolo, perché generalmente più buonista e stereotipata, ma l’ambientazione è sostanzialmente migliorata e viene tratteggiata con più precisione dalle vicende trattate. Il mondo di gioco è freddo, inospitale e angosciante, e riesce praticamente da solo a innalzare una campagna che si sviluppa in modo discretamente banale, tolti un paio di momenti ispirati. La scelta di rendere Artyom un protagonista parzialmente silente (parla negli intermezzi tra le missioni riassumendo ciò che è accaduto, ma non spiccica parola durante l’azione, neppure se direttamente interpellato), poi, è quanto mai furba per far immergere ulteriormente l’utente nella Mosca radioattiva creata dagli sviluppatori. 


In Soviet Russia insect squishes you!
Parte del successo di Metro 2033 va imputata di certo alla sua unicità. Il titolo è una sorta di mezzo survival, dove i proiettili scarseggiano, le cartucce militari fungono da valuta e fanno danni aumentati se usate nelle armi, e l’elevata tossicità dell'atmosfera costringe a viaggiare nelle zone aperte con una maschera antigas. Metro: Last Light non abbandona questa formula, ma la modifica in certi aspetti, peraltro mancando il centro in un paio di casi. 
Partiamo dalle meccaniche di shooting, che vantano una risposta più che buona delle armi e degnamente diversificata, con un numero aumentato di bocche da fuoco dagli effetti estremamente variabili. Il gioco si basa su un motore fisico ben definito, e usare un fucile a pompa o un revolver potenziato può facilmente scagliare un nemico a qualche metro di distanza, così come è necessario stare attenti al rinculo quando si utilizzano armi automatiche, poiché il mirino ci mette pochissimo a vibrare come una pedana dimagrante impazzita. Le azioni possibili sono piuttosto limitate, ma funzionali: Artyom può scattare, mirare zoomando (mira iron sights da shooter militare moderno, per intenderci), portare fino a tre armi, chinarsi e saltare. Da chinato in particolare il nostro non fa rumore quando cammina, caratteristica che gli permette di eliminare silenziosamente i nemici sparsi per la mappa. 
Esatto, anche in Last Light c’è un sistema legato allo stealth, privo di indicatori ma basato su luce, campo visivo e rumore. I nemici vedono bene, eppure muoversi nell’ombra permette di aggirarli e gran parte delle locazioni garantiscono di affrontarli silenziosamente, eliminandoli senza farsi scoprire. 
Approcciare le sparatorie come un ninja non offre grandi vantaggi in difficoltà normal, ove buttarsi sui nemici a testa bassa e agire come emuli di Hanzo Hattori fa poca differenza, ma è indispensabile alla difficoltà hardcore, attivata la quale i proiettili inizieranno a divenire radi, i nemici più aggressivi, e la tattica indispensabile.


Proprio qui spunta la prima problematica di Last Light, il livello di sfida. In normal il gioco non è certo difficile e i proiettili sono ovunque, visto che la stragrande maggioranza dei nemici stavolta sono esseri umani armati dai cui cadaveri si recupera di continuo roba utile. Metro 2033 rendeva arduo mantenere elevato il conteggio dei caricatori e portava spesso a utilizzare i proiettili rari per eliminare i nemici più problematici a discapito delle risorse per gli scambi. Qui invece è possibile completare l’intera campagna senza fare mai uso delle cartucce militari, le armi raccolte sono piene e modificate a dovere, e persino scontri a fuoco con più di una dozzina di nemici risultano fattibilissimi. Questa semplificazione fa perdere carattere al gioco, accomunandolo alla massa di FPS sul mercato. Se volete la “vera” esperienza Metro vi conviene giocare da subito in Hardcore. Gli amanti delle sfide più brutali potranno infine puntare sul Ranger Mode, che elimina l’hud e rende il tutto ancora più punitivo. La modalità è contenuta nella confezione al day one, visto che l’edizione distribuita nei negozi è solo la limited, e sarà presente anche su Steam in un pacchetto downloadabile dedicato. 
I miglioramenti non riguardano fortunatamente solo il numero di armi disponibili. Le fasi all’aperto ad esempio sono ora più fluide e piacevoli, la maschera antigas si rompe con meno facilità, può venire cambiata senza troppi problemi al ritrovamento di un sostituto, e la durata del filtro equipaggiato viene comodamente indicata da un orologio digitale. Interessante anche la presenza di una meccanica che porta la visiera a sporcarsi, costringe a pulirla saltuariamente e rende difficoltose le battaglie caotiche dove volano schizzi di sangue o sostanze non meglio precisate provenienti dai mutanti.
Parlando di mostruosità, le strade di Mosca in Last Light nascondono orrori indicibili e variegati. Durante le missioni si incontra un po’ di tutto, da insetti allergici alla luce della torcia a ratti e gamberi troppo cresciuti, passando per i fastidiosissimi demoni volanti e alcuni boss estremamente resistenti. Questi ultimi offrono boss fight vecchio stile piuttosto divertenti, anche se non particolarmente ispirate o originali.
Complessivamente il lavoro dei 4A Games è quindi uno shooter di buona fattura, che perde un po’ di carisma per offrire scene più spettacolari, una maggior varietà nei nemici e qualche sparatoria adrenalinica extra. L’estrema linearità della campagna potrebbe infastidire i giocatori dal palato più fino, ma il ritmo è ben calcolato e l’avanzamento delle avventure di Artyom è ben bilanciato tra fasi calme di esposizione, momenti esaltanti e qualche scena da balzo dalla sedia. 


Yello, meeh iz Artyom
Tecnicamente Metro: Last Light riesce a tratti a essere davvero una gioia per gli occhi. Non solo l’ambientazione creata dai 4A Games è ispirata, dark, e finemente curata in ogni dettaglio, ma è anche bella da guardare, grazie a modelli tridimensionali dettagliati, texture notevoli e ottimi effetti d’illuminazione. Tanto ben di dio non arriva però senza lati negativi, purtroppo, poiché il motore grafico del gioco è un mattone non indifferente. Noi abbiamo giocato su un pc di fascia alta con una scheda grafica Nvidia, e al massimo del dettaglio il frame rate raramente ci ha fatto gridare al miracolo, senza contare un paio di fasi che sono riuscite a far singhiozzare persino la nostra macchina durante l’acquisizione. I driver dedicati per le schede Nvidia devono ancora uscire e dovrebbero migliorare sensibilmente la situazione, ma è evidente come l’ottimizzazione non sia proprio delle migliori. Presenti anche dei fastidiosi bug, tra cui problemi di interpolazione poligonale, raro pop in di alcuni elementi e texture, e un I.A. non propriamente sveglissima, che a volte si incarta bellamente senza motivo.
Buono il sonoro, anche se il doppiaggio migliore è sicuramente quello in lingua russa: quello inglese presenta accenti in simil russo forzatissimi che risultano spesso involontariamente comici e quello italiano non è in questo caso molto superiore. La lingua originale sottotitolata è la vostra opzione migliore se volete farvi catturare al 100% dal gioco.
Accettabile la longevità, con una campagna completabile in circa sette ore se non ci si preoccupa dell’approccio stealth o dell’esplorazione. Le ore possono facilmente divenire una decina tuttavia, specialmente se si è perfezionisti desiderosi di trovare tutte le note del diario di Artyom, o di ottenere gli achievements legati agli attacchi non letali e allo stealth. 
Recensione Videogioco METRO: LAST LIGHT scritta da PREGIANZA Metro: Last Light riesce a catturare alla perfezione l'atmosfera dei libri di Glukhovsky e propone una delle ambientazioni post apocalittiche più curate e coinvolgenti mai viste. Peccato che gli sviluppatori non abbiano dedicato la stessa cura nel miglioramento delle caratteristiche che rendevano unico il gameplay del gioco, mettendo in secondo piano quegli elementi survival che nel predecessore contribuivano non poco ad aumentare la tensione durante i livelli, almeno in difficoltà normal. Avremmo voluto più coraggio da parte dei 4A Games, ma quello che hanno creato è comunque un seguito più che degno e consigliato a tutti gli amanti degli FPS.
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