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Far Cry 3: Blood Dragon

Far Cry 3: Blood Dragon

Greatest DLC ever made?

Video Anteprima

PC, PS3, X360

Sparatutto

Italiano

Ubisoft

1 maggio 2013

A cura di del
Londra - Quello che tutti avevamo creduto essere un pesce d’aprile realizzato da Ubisoft a tema FarCry 3 si è successivamente rivelato essere un titolo vero e proprio, per la precisione un espansione stand alone dell’apprezzatissimo sparatutto open world uscito alla fine dello scorso anno. Con una mossa a sorpresa, gli sviluppatori hanno deciso di lanciarsi in un progetto diametralmente opposto al titolo originario, dando vita a uno sparatutto originale, molto divertente e decisamente sopra le righe. Durante gli Ubisoft Digital Days abbiamo assistito alla presentazione ufficiale di Far Cry 3: Blood Dragon e abbiamo avuto la possibilità di provarlo con mano. All’evento era presente anche Dean Evans, creative director del titolo, con cui abbiamo avuto l’occasione di fare una piacevole chiacchierata sull’origine e sullo sviluppo di questo progetto.



Un futuro che è già passato
Blood Dragon stravolge completamente quello che è stato Far Cry 3 per offrire uno sparatutto ad ambientazione post apocalittica che strizza fortemente l’occhio alla cultura anni ottanta. Ambientato in un 2007 dove una guerra nucleare senza precedenti ha ridotto la maggior parte del pianeta a una massa di rovine altamente radioattive, il titolo ci mette nei panni del sergente Rex Colt, metà uomo e metà macchina. Coinvolto in una missione apparentemente impossibile per eliminare definitivamente la minaccia di un esercito di terroristi cibernetici capitanato dal suo ex comandante, Colt si addentra in un’isola sperduta per far breccia nella base nemica e fermare i cyber terroristi.
Fin dal filmato d’apertura si capisce la direzione ironica e scanzonata che il team di sviluppo ha voluto imprimere a questa espansione. L’ispirazione anni ottanta avvolge il titolo in ogni sua parte, da una colonna sonora elettronica a uno stile grafico dominato da colori forti e molto accesi come il blu elettrico o il viola. L’idea del team è stata quella di offrire un tributo agli anni che hanno rappresentato la nascita del fenomeno videoludico, riproponendone i tratti caratteristici e mescolandoli con quello che i film avevano da offrire nello stesso periodo. In campo cinematografico l’ispirazione arriva da pellicole come Robocop 3 e Rambo 3 entrambi in grado di far arrivare i rispettivi franchise a livelli tali da decretarne la fine. Come ha ammesso lo stesso di Dean Evans, dopo Far Cry 3 anche il team di Blood Dragon ha voluto dar vita a qualcosa che fosse talmente brutto da essere bello. Essendo la data di rilascio fissata per il primo maggio, non possiamo ancora esprimerci in maniera adeguata su questo argomento, ma possiamo assicurarvi che il titolo ci ha incuriosito e divertito molto, fin dalle prime battute.



Con il fucile spianato
La nostra prova inizia a bordo di un elicottero impegnato a sorvolare la sperduta isoletta, covo dei nostri nemici. Ai comandi di una potente torretta mitragliatrice dobbiamo cercare di aprirci un varco tra il fuoco nemico per creare una zona d’atterraggio sicura, mirando in primo luogo ai serbatoi esplosivi dislocati lungo il perimetro della base. Le esplosioni esagerate che ci accolgono, accompagnate dalle imprecazioni del nostro alter ego virtuale, ci fanno subito capire la direzione caciarona seguita dal team di sviluppo, che ha volutamente estremizzato molti aspetti degli sparatutto moderni, andando a creare situazioni surreali che con il realismo di molti titoli hanno ben poco a che fare.
Scesi a terra, ci aspetta un tutorial per imparare a padroneggiare al meglio le armi e le abilità a disposizione. Oltre alle nozioni di base, questa sezione si dilunga in spiegazioni del tutto superflue e a tratti insensate, strappando a Cole più di un commento stizzito e a noi più di un sorriso. Durante la campagna avremo a disposizione un arsenale di sette armi differenti, che comprende bocche da fuoco, esplosivi, arco e armi bianche. Queste ultime sono fondamentali per le uccisioni furtive, attivabili solo in prossimità del nemico a patto di essersi avvicinati di soppiatto per non destare la sua attenzione. Nel caso ci fosse un altro cyber terrorista nelle vicinanze, è possibile eseguire una doppia uccisione lanciando uno shuriken, silenzioso e letale sulla media distanza. Per quanto riguarda le armi da fuoco, abbiamo a disposizione la classica pistola, una semiautomatica con mirino di precisione, un fucile a pompa e uno a canne mozze. Al tutto si aggiungono granate e mine di prossimità. Un arsenale moderatamente vario e soddisfacente che permette di affrontare le situazioni in maniera differente, e assicura al giocatore più strade per portare a termine gli obiettivi assegnati.
A livello di gameplay, Blood Dragon si concentra pienamente sulle fasi shooting, tralasciando l’enorme quantitativo di contenuti e missioni secondarie presente in Far Cry 3. L’immediatezza e l’azione travolgente sono i punti di forza del titolo, che ci butta nella mischia lasciando poco spazio a momenti di tregua. Tutta la campagna sarà un susseguirsi di sparatorie volte a ricreare quell’immagine di uno conto tutti tipica dei film sorpacitati. Il feeling di gioco, complice anche la volgarità di Rex Colt e la presenza di un apposito comando per fare il medio ai nostri avversari, ci ha riportato alla mente il primo Duke Nukem, capolavoro degli fps che per ironia e volgarità ha sicuramente ispirato gli sviluppatori.



Dopo aver ripulito la base, ci spostiamo all’aperto, in una zona dell’isola popolata da pericolosi animali meccanici e dai furiosi blood dragon che danno il nome all’espansione. Ci dovremo ingegnare per distrarli e passare inosservati, essendo impossibile fronteggiarli e vincere lo scontro diretto. La tattica migliore è quella di nascondersi nella boscaglia lanciando sassi per depistarli in modo da non essere scoperti.
Dopo questo primo assaggio di Far Cry 3 Blood Dragon possiamo dire di essere rimasti molto soddisfatti dall’ambientazione e dal tributo agli anni ottanta presente nel titolo. Lo stile grafico è più scarno e meno rifinito rispetto allo sparatutto base, ma la palette cromatica e le esplosioni sono una vera gioia per gli occhi. Ottimo anche il comparto audio, con una colonna sonora incalzante che immerge ulteriormente il giocatore nelle atmosfere retrò. Una nota va fatta al doppiaggio: nella versione inglese che abbiamo avuto l’opportunità di provare la voce di Rex Colt è quella di Michael Biehn (vecchia conoscenza di Terminator, Aliens e Abyss), mentre nella versione italiana del titolo il compito è stato affidato a Lorenzo Scattorin, noto ai più per il suo lavoro nei film di Ken il Guerriero.
Stando a quanto dichiarato dagli sviluppatori la longevità del titolo si attesta intorno alle quattro ore per portare a termine la campagna, ma può salire fino a sette se si decide di esplorare con più dovizia l’isola a nostra disposizione. L’unica perplessità rimane legata all’intelligenza artificiale dei nemici, a tratti altalenante. In alcune situazioni i cyber terroristi si riparavano utilizzando le migliori coperture e aspettando il momento giusto per contrattaccare, mentre in altre, soprattutto nelle fasi all’aperto, si facevano facilmente cogliere alle spalle, senza accorgersi che avevamo semplicemente girato attorno alla roccia dietro la quale si stavano nascondendo.
Blood Dragon verrà rilasciato il primo maggio in digital delivery per Playstation 3 e Xbox 360 e PC al prezzo di 14,90 €. Per quest’ultima piattaforma sarà disponibile anche una versione pacchettizzata allo stesso prezzo di quella digitale e contenente poster e colonna sonora.



Alla fine della nostra prova, abbiamo avuto l’opportunità di un faccia a faccia con Dean Evans, creative director di Far Cry 3: Blood Dragon. Gli abbiamo chiesto maggiori informazioni riguardo la nascita e lo sviluppo del progetto, soffermandoci su cosa lo ha ispirato particolarmente e sulla decisione di far passere il gioco per un pesce d’aprile. Ecco cosa ci ha risposto.

SpazioGames: Perché avete deciso di sviluppare un titolo così differente da Far Cry 3? È stato difficile realizzare un progetto così differente rispetto al mercato?
Dean Evans: Quando abbiamo iniziato a pensare ad un’espansione per Far Cry 3 avremmo potuto andare sul sicuro, sviluppando un DLC che aggiungesse nuovi contenuti al titolo originale, come nuove armi, veicoli e missioni. Ma noi abbiamo deciso di sperimentare e di costruire qualcosa di diverso dal solito. Far Cry è un franchise che è cambiato molto nel tempo. I tre capitoli della serie usciti fin’ora sono molto diversi l’uno dall’altro, non solo in termini di storia e ambientazione, ma anche per quanto riguarda il gameplay e la struttura di gioco. Sono tutti degli sparatutto, ma ognuno ha delle peculiarità e pone il giocatore in differenti situazioni. Ad esempio nell’ultimo capitolo sono stati inseriti l’accumulo di risorse, una struttura di gioco free roaming e una serie di missioni secondarie ad accompagnare la storia principale. Giocando i tre capitoli usciti fin’ora ho avuto l’impressione che si avvicinassero parecchio alla filosofia dei film anni ottanta, quando il protagonista veniva messo da solo in una situazione apparentemente irrisolvibile ma dalla quale riusciva comunque ad uscire, in mezzo a esplosioni e scontri a fuoco tanto irrealistici quanto esaltanti. Non nascondo che la cosa più difficile è stato far capire ai capi l’idea che avevamo in mente e convincerli a finanziare questa espansione, ma quando hanno visto il progetto e il nostro entusiasmo non abbiamo avuto problemi. Viviamo in un periodo e in un settore in cui si cercano di limitare i rischi e di andare sempre a colpo sicuro, ma siamo contenti di essere stati approvati e supportati.

SG: Com’è andato lo sviluppo del titolo? Avete incontrato particolari ostacoli?
DE
: Come ti ho detto, il problema maggiore era l’approvazione da parte dei miei capi, ma una volta che il progetto è partito ci abbiamo messo tanto entusiasmo e tutto il team si è divertito molto. Avevamo a disposizione un budget abbastanza risicato, anche perché lo scopo non era quello di fare un titolo con dei valori produttivi altissimi, di quelli il mercato è già saturo, ma sviluppare un lavoro originale, con un concept differente, che strizzasse l’occhio agli anni ottanta ma che soprattutto fosse divertente. Quindi ci siamo scatenati mettendoci dentro tutto quello che secondo noi era figo e rendeva il gioco divertente: quindi dinosauri, dialoghi sopra le righe e un linguaggio non proprio educato. Non siamo stati in tanti a svilupparlo. Inizialmente eravamo davvero pochi, poi dopo aver visto l’idea alcuni sviluppatori che avevano già lavorato a Far Cry 3 si sono aggiunti al team di Blood Dragon e in soli sei mesi abbiamo messo in piedi questa espansione.

SG: Hai accennato agli anni ottanta. Cosa vi ha ispirato maggiormente di quel periodo?
DE: La maggiore ispirazione arriva dalla mia esperienza personale di quando ero ragazzo. Quando avevo circa tredici/quattordici anni passavo molto tempo con film e videogiochi. Spesso quando i miei andavano a dormire, l’unica luce presente i casa era quella del televisore, che illuminava la mia stanza fino a notte fonda. Passavo moltissimo tempo con le console Atari, Nintendo e Sega. Un’altra cosa che mi piaceva molto era guardare e riguardare i film d’azione che uscivano in quel periodo, in particolare Robocop, che guardavo in continuazione! Avevo una passione sfrenata per tutto ciò che riguardasse robot e cyborg, e uno dei giochi che preferivo era Cyborg Justice. Non era assolutamente il gioco più bello sul mercato, però devo dire che mi ha ispirato molto per Blood Dragon.

SG: Come vi è venuta in mente l’idea del tutorial? È snervante, ma molto divertente.
DE: In realtà il tutorial segue la filosofia di tutto il gioco. È ironico, divertente e sopra le righe. I giocatori tendono a skippare i tutorial, poi si ritrovano nel mezzo dell’azione e si chiedono come fare una o l’altra cosa, solo perché non hanno prestato attenzione. Allora abbiamo deciso di aggiungerci molte battute e spiegazioni di cose davvero inutili, facendo un tutorial a prova di idiota. Anche Rex Colt commenta seccato le varie schermate, ed era proprio così che volevamo farlo.

SG: Avete rilasciato il primo trailer il primo aprile. Vi siete divertiti a vedere la reazione che ha scatenato in giro per la rete?
DE: Si, sicuramente. L’idea è nata durante una delle nostre discussioni sulla compagna di promozione del gioco. Visto che il tempo di sviluppo è stato breve e il budget limitato eravamo alla ricerca di una soluzione che potesse dare grande visibilità al gioco in tempi brevi. L’idea di svelarlo il primo aprile è stata la naturale conseguenza del nostro ragionamento. Quindi ci siamo detti: pubblichiamo il trailer e vediamo quello che succede. Effettivamente in moltissimi non ci hanno creduto e hanno considerato Blood Dragon un pesce d’aprile. Da una parte è stato divertente leggere i vari commenti in giro per la rete, ma dall’altra è stato anche triste vedere che se si pensa a qualcosa di diverso e così originale, in molti non abbiamo creduto che stessimo facendo sul serio. Comunque in termini di visibilità abbiamo fatto centro. Blood Dragon è qualcosa di veramente nuovo, noi ci crediamo molto e ci sono molte persone là fuori che siamo sicuri si divertiranno a giocarlo.
  • [+] Protagonista carismatico
    [+] Atmosfere anni '80
    [+] Prezzo contenuto

Far Cry 3: Blood Dragon è uno sparatutto atipico, nato dalla voglia degli sviluppatori di sperimentare qualcosa di nuovo e di mettere il giocatore davanti a un titolo molto diverso da quelli che è abituato a giocare abitualmente. Lo stile grafico e sonoro sono un tributo agli anni ottanta, e anche la struttura di gioco richiama i film dell’epoca, con uno script poco curato e un personaggio sopra le righe, volgare e caciarone intento a salvare in solitaria il nostro amato pianeta da un gruppo di cyber terroristi sanguinari. I presupposti per un espansione originale a divertente ci sono tutti, quindi non ci resta che aspettare fino al primo maggio per vedere il risultato finale.

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