Recensione di Medal of Honor: Warfighter

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Danger Close
  • Distributore:

     EA
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1-20 - Multiplayer competitivo Online
  • Data uscita:

     26 ottobre 2012
- Diverse idee interessanti
- Multiplayer rodato
- Comparto tecnico non eccelso
- Tanti bug
- Manca di personalità
- Fireteam mal sfruttati
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A cura di (FireZdragon) del
Ambientati durante la seconda guerra mondiale, i capitoli originari di Medal of Honor si sono sempre distinti per qualità e dinamismo, rappresentando in tutto e per tutto le basi del first person shooter contemporaneo. Medal of Honor, e la conseguente evoluzione narrativa spostatasi ai giorni nostri in Afghanistan, ha tentato, nel 2010, di portare sui nostri schermi il meglio della produzione Electronic Arts coinvolgendo due team di sviluppo differenti per single e multiplayer, e addirittura due motori fisici diversi, sebbene con risultati piuttosto altalenanti.
Per dare fiato a Battlefield e al contempo evitare di lasciare campo aperto allo stradominio di Call of Duty, i ragazzi di Danger Close tornano quest'anno con un titolo completamente rivisto rispetto al suo predecessore, in grado di appoggiarsi al poderoso Frostbite 2 e con un comparto multigiocatore unico nel suo genere. Una miscela che avrebbe potuto fare davvero la differenza, ma che, come potrete leggere nella nostra disamina, è esplosa con anticipo e senza preavviso nelle mani degli sviluppatori.


Preacher a rapporto!
Tornano i Tier 1, i Navy Seal, e fanno la loro ricomparsa ovviamente anche Preacher e Mother, impegnati questa volta in un conflitto che li sposterà dal precedente setting ad una campagna globale, utile per variare in modo tangibile ambientazione tra un'incursione e l'altra e dare quel pizzico di varietà aggiuntiva sempre apprezzata. Medal of Honor: Warfighter parte infatti con il piede giusto: la prima missione ed il concitato susseguirsi di accadimenti a schermo lasciano il giocatore positivamente colpito dal nuovo prodotto Danger Close. Navi mercantili che colano a picco, esplosioni, container che si ribaltano ed un orario notturno sono tutti elementi che si sposano alla perfezione con la tensione e l'azione frenetica di gioco, costellata da scene scriptate alle quali ormai siamo abituati, ma che riescono sempre e comunque a far scaturire adrenalina a sufficienza per esaltare il giocatore. In tutto questo trambusto, con l'accecante luce calda che scaturisce dalle fiamme ed una visibilità ridotta, l'atmosfera del titolo risulta godibile, e lo sbarco seguente sotto il fuoco nemico in inferiorità numerica non fa altro che acuire queste sensazioni.
Non appena i raggi del sole invadono l'ambiente, però, i difetti iniziano ad emergere con prepotenza. Le armi si palesano nella loro pochezza, risultando quasi dei giocattoli nelle mani dei Navy Seal, e il loro peso, il rinculo e anche il sonoro, che tanto avevamo apprezzato nel predecessore, non tornano con la medesima qualità. L'immedesimazione viene dunque a meno, e la possibilità di chiedere semplicemente munizioni ai propri compagni in quantità industriali ci porta a sparare con una frequenza di tiro inimmaginabile contro qualsiasi cosa si muova, facendo svanire del tutto il clima di tensione.
Il filo narrativo viene inoltre indebolito dalla scelta di inserire flashback di vario tipo, in quanto si passa da accadimenti contemporanei fino ad arrivare ad azioni di incursione di trenta giorni più vecchie. Un elemento che, a nostro modo di vedere, fa calare in maniera significativa il ritmo. A dare il colpo di grazia ci pensano alcune sessioni in auto terribilmente fuori posto. Se da una parte l'inseguimento di Al Shabaab a bordo di un fuoristrada l'abbiamo interpretato come una chiara volontà di regalare qualcosa di differente al pubblico rispetto alle solite sessioni a bordo di elicotteri o imbarcazioni, che non potevano ovviamente mancare nemmeno qui, e quindi non l'abbiamo disprezzato, ripetere una situazione simile poche missioni dopo instilla un senso di deja vu tranquillamente evitabile, soprattutto in vista del fatto che queste missioni non sono per nulla corte e non hanno particolari spunti in grado di divertire o esaltare il giocatore, costretto piuttosto a seguire per forza di cose strade estremamente lineari. Se a questo si aggiunge il fatto che queste sezioni occupano il 15% del gioco, ben si capisce come le circa quattro ore necessarie a completare le tredici missioni a disposizione non siano state divise con criterio.
Caratteristica, la linearità, che si ripresenta con troppa costanza anche nelle missioni a piedi, impedendoci completamente di fare scelte di ingaggio differenti rispetto a quelle previste dagli sviluppatori, pena l'emergere di difetti enormi nell'IA che andrà con troppa facilità in confusione non trovandoci nell'area designata. Una trama e un comparto emotivo che non riescono quindi a coinvolgere, nonostante le brevi cutscene inserite e volte ad approfondire personalità e vita privata dei protagonisti, elementi apprezzabili ma ininfluenti nel complesso.


Grenade Spam
Il coinvolgimento viene a meno anche a causa dell'intelligenza artificiale, sia relativamente a quella dei propri compagni sia a causa dei nemici. Quando si partecipa ad una partita singleplayer una delle tattiche più odiose da subire è quella definita grenade spam, un vero e proprio muro di granate ed esplosivi lanciati di continuo verso il giocatore. In Medal of Honor: Warfighter, purtroppo, i nemici hanno fatto di questa strategia il loro unico credo in battaglia, e infatti, quasi ogni soldato, prima di ingaggiare uno scontro a fuoco vi lancerà addosso una bomba, sia che vi troviate dietro un riparo sia laddove foste allo scoperto dove una breve raffica avrebbe sortito un effetto sicuramente più efficace. Dalla nostra, invece, non avremo quasi mai bisogno di ricorrere a tali metodi dato che durante tutta la campagna non siamo mai stati accerchiati, e solitamente spostarci da un riparo all'altro permetteva in maniera estremamente semplice di arrivare ai lati del nostro obiettivo per colpirlo in completa tranquillità. A difficoltà Normale potrete inoltre correre indisturbati per gli stretti corridoi, brandendo il tomahawk dato che i tempi di reazione avversari saranno tutt'altro che fulminei.
Il problema relativo all'intelligenza artificiale colpisce ovviamente anche i nostri commilitoni, non tanto per quanto riguarda il lato tattico, ovviamente scriptato fino al midollo, quanto piuttosto la mira, dato che ci è capitato di vederli fronteggiare un ostile a pochi metri, svuotargli contro un intero caricatore e non mettere a segno nemmeno un colpo. Un elemento impensabile ed eccessivo per un soldato addestrato alla guerra.
A tutto ciò vanno ad aggiungersi bug assurdi disseminati un po' in ogni dove. Abbiamo ucciso nemici semplicemente colpendoli con una granata al ginocchio ancor prima che questa esplodesse, siamo rimasti chiusi all'interno di una stanza solo perché i nostri compagni non ci hanno atteso prima di passare al checkpoint successivo o, ancora, nell'attesa di sfondare una porta abbiamo visto nemici colpire decine di volte Preacher senza nemmeno riuscire a ferirlo. Tutta una serie di insensatezze, insomma, che dimostra con quanta poca cura il prodotto sia stato confezionato e sia arrivato sugli scaffali, e questo nonostante la patch rilasciata al day one.
Insensate inoltre le fasi di sfondamento delle porte, con un ventaglio di una decina di opzioni tra le quali scegliere che influiscono unicamente sull'arma che verrà utilizzata per far saltare la serratura. Da segnalare inoltre che nel caso in cui oltre della porta non ci siano ostili il titolo non mostrerà queste preferenze, eliminando del tutto l'effetto sorpresa.


Nessuna idea buona?
Quanto detto finora non significa però che il titolo sia completamente privo di buone idee. Analizzata la Campagna, non possiamo evitare di elogiare la missione nelle Filippine durante una tempesta che, sebbene nel suo classicismo, è riuscita a farsi apprezzare grazie a inondazioni in grado di cambiare completamente la costruzione dei livelli e un punto di vista sulle battaglie durante i disastri naturali che meritava senza ombra di dubbio un approfondimento. A una modalità singleplayer piuttosto deludente fa però eco un multiplayer competitivo affidato all'ormai rodato Battlelog, che non manca di introdurre qualche interessante novità. Qui i giocatori potranno scegliere inizialmente a quale squadra operativa affiliarsi. Mancano purtroppo squadre speciali italiane, ma si potrà optare per esempio per i SASR australiani. i SAS britannici, i GROM polacchi o per gli immancabili Navy Seal americani per un totale di 12 compagini, ognuna delle quali suddivisa a sua volta in sei classi diverse.
In questo caso oltre al classico Cecchino, Assaltatore, Artigliere e Incursore fanno la loro comparsa il Demolitore, con la possibilità di indossare un'armatura di acciaio per renderlo più resistente ai colpi, ed il Commando per incursioni silenziose e rapide nelle linee nemiche.
Sebbene inizialmente si potrà optare per solo una di queste combinazioni, progredendo con i livelli di esperienza, compiendo uccisioni e completando obiettivi di diversa natura come sempre, si arriverà ad averne a disposizione il pool completo, con tanto di modifiche alle armi in termini di componentistica e mimetica.


Già visto già fatto
Nessuna novità di rilievo per quanto riguarda il multiplayer. Cinque le opzioni di gioco disponibili: il classico Cattura la Bandiera, Controllo, Deathmatch a Squadre, Punti Caldi e Missione di Combattimento, nient'altro che una modalità similare al Rush già apprezzato nella serie Battlefield.
A completare il pacchetto arrivano le Operazioni Reali, con fuoco amico attivato e hud ridotto all'osso, senza quindi munizioni, radar o punti per le uccisioni messi in evidenza.
Il sistema di gioco è rapido e concitato, ma ha qualche variante rispetto allo stile di Call of Duty che ne rallenta il ritmo. Le squadre sono composte rigorosamente da due giocatori, denominate Fireteam, e su queste si basa l'intero gameplay, rendendo essenziale la coordinazione e la comunicazione. I punti di respawn saranno limitati a quello normale di ripiegamento, oppure potrete rinascere accanto al vostro compagno. La funzione è però limitata, in quanto per farlo dovrete attendere una manciata di secondi che potrebbero aumentare nel caso in cui il nostro commilitone venga scoperto o entri in combattimento. Suona strano, quindi, che non siano state inserite modalità apposite per scontri 2vs2, laddove questi dovrebbero rappresentare la vera anima del gioco. Anche i Team Deathmatch sono ideati per squadre più numerose, ma sempre divise in sottogruppi da due giocatori, dove i singoli competeranno internamente per poter essere eletti come team migliore in quanto classificati rigorosamente a seconda della somma dei propri punteggi.
Purtroppo le mappe di gioco si presentano in numero ridotto e sono poco ispirate, lineari e con pochissimi punti di accesso alle zone calde. Difendere non quindi è un grosso problema per team organizzati, a patto di non concedere kill streak eccessive agli avversari. In tal caso si attiveranno tutta una sorta di perk che daranno accesso a supporto aereo, bombardamenti, disturbi radar e torrette, nel più classico dei sistemi di potenziamento visti nei più recenti FPS.
Buona l'idea di portare la competizione a livelli superiori tramite Battlelog, potendosi schierare per la propria nazione preferita (non necessariamente quindi a quella di appartenenza o a quella rappresentata in gioco) e farla salire in classifica tramite appositi gettoni ottenuti con ogni vittoria. Per invogliare la costanza nelle partite, Danger Close ha pensato bene di introdurre dei moltiplicatori bonus per ogni giorno consecutivo di partecipazione, andando a premiare così i giocatori più assidui.

Frostbite?
Se a un giocatore qualsiasi venisse chiesto quale caratteristica è messa maggiormente in risalto dal Frostbite 2, questo risponderebbe senza pensarci troppo con la distruttibilità. Ebbene i ragazzi di Danger Close non devono pensarla allo stesso modo, dato che tutto quanto viene mostrato a schermo durante i combattimenti sono scene di crolli scriptate che nulla hanno a che fare con la fisica sopracitata. Di pessimo livello anche le texture, soprattutto su console e nonostante l'installazione del pacchetto aggiuntivo e in particolare, come anticipato, relativamente alle armi. Spogli i modelli poligonali, povere le animazioni e grosse le problematiche di ragdoll in multiplayer dopo ogni singola uccisione.
I problemi non finiscono certo, qui dato che ci è capitato più volte di cadere all'esterno delle mappe - addirittura vicino ai punti di respawn - o sentire l'audio scomparire completamente durante le partite per un comparto tecnico assolutamente non sufficiente.
Recensione Videogioco MEDAL OF HONOR: WARFIGHTER scritta da FIREZDRAGON Medal of Honor: Warfighter è un prodotto dalle buone potenzialità, bruciate però da uno sviluppo frettoloso e poco curato. Il lavoro di Danger Close non riesce infatti a convincere, sebbene nasconda al suo interno alcune ottime idee, sia dal punto di vista narrativo, come ad esempio il doppio filo che lega l'uomo che si cela dietro ogni soldato, solo abbozzato nella narrazione, sia di gameplay con un multiplayer basato sui Fireteam che dovevano essere sfruttati in maniera più convincente. Ci troviamo invece per le mani un titolo dalla campagna zoppicante, poco longeva e priva d'anima e un comparto multigiocatore che non riesce a distinguersi da quanto già visto sul mercato, a causa anche di un pacchetto mappe esiguo e poco ispirato. Ad abbassare ulteriormente la valutazione finale intervengono problemi sull'intelligenza artificiale e bug dei generi più disparati, inaccettabili se considerati quanti FPS di altissima qualità stanno per giungere sugli scaffali questo inverno. Per primeggiare quest'anno serviva un titolo vicino alla perfezione, e Medal of Honor: Warfighter attualmente ne è molto lontano.
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    Commenti: 1 - Visualizza sul forum
  • Snoreyn
    Snoreyn
    Livello: 7
    Post: 763
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    Lo sto giocando col plus e questa recensione la trovo ingiusta, graficamente il gioco é molto buono, mi colpiscono in particolare i particellari e la campagna che non si ferma, sessioni di guida ottime e spassose, il sonoro é divino (consiglio di giocarlo con delle ottime cuffie surround come le Sony Gold 2.0), su PS3 a 30FPS é giocabilissimo e i cali non creano troppi problemi, doppiaggio di buona fattura. Ora, non ho ancora finito il gioco ma al momento posso confermare la presenza di qualche bug che ti spingono a riavviare dall'ulimo check, ma mi é capitato solo 2 volte, la scarsa presenza di bocche da fuoco nella campagna, sono quasi certo che tutto l'arsenale sará nel multinoia che ingiustizia, non ho appunto provato il multiplayer ma sono quadi certo che sará il solito, ci passerò purtroppo perché voglio il platino, il più grande difetto secondo me? É Battlefield con un nuovo mome, gli asset son quelli.. Però il gioco funziona, per me al momento vale almeno un 8/10.
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