E’ notizia di pochi giorni fa la cancellazione, da parte di
EA Sports, di
NBA Live 13, episodio che avrebbe dovuto far tornare sulla scena una delle serie storiche del colosso canadese.
Dietro a motivazioni vaghe e poco credibili, chi ha seguito l’evoluzione dei simulatori di pallacanestro in questa generazione di console sa perfettamente qual è il motivo principale di questa ennesima debacle. Troppi anni di assenza hanno permesso a
2K Sports e ai suoi prodotti di monopolizzare il mercato, raggiungendo vette qualitative di assoluto livello.
Un altro passo verso la perfezioneCon queste premesse sarebbe legittimo temere che
2K Sports si crogioli sui fasti del proprio successo e possa proporre un mero aggiornamento del suo prodotto. Fortunatamente non è così.
Basta mettere un piede sul parquet per incontrare la prima grande differenza al gameplay rispetto alla versione dello scorso anno: la levetta analogica destra è ora dedicata alle finte e non più esclusivamente al tiro. Le alternative di gioco, soprattutto per i playmaker, diventano molte una volta assimilato il nuovo sistema e il freestyle assume un ruolo fondamentale nel bagaglio tecnico dei migliori giocatori. Associato al già presente motore
Isomotion, il freestyle non rende il gameplay meno simulativo, anzi lo arricchisce e obbliga a padroneggiarlo al meglio per scardinare le difese più forti.
Per tirare in sospensione, dunque, alla levetta va associata la pressione del grilletto sinistro del pad per quello che è stato definito
Dynamic Shot Generator. Assistere a tiri-fotocopia è ormai un ricordo perché molte variabili vengono tenute in considerazione, dalla marcatura alla stazza dei giocatori fino all'approccio al canestro.
Il tutto funziona benissimo ed è un'ottima implementazione, ma la medaglia ha un rovescio: per chi ha speso molte ore su
NBA 2K12 sarà normale trovarsi inizialmente spaesati e mancare punti facili dimenticandosi la giusta combinazione di tasti. Per nostra fortuna ci viene incontro un comodo tutorial sotto forma di allenamento, quantomai utile per padroneggiare a dovere un gran quantitativo di meccaniche. In difesa le novità non sono così devastanti, ma qualcosa è comunque cambiato. Siccome ormai siamo in era
Impact Engine, gli sviluppatori hanno pensato bene di migliorare i contatti tra difensore ed attaccante aumentando le animazioni e regalando maggior fisicità soprattutto nel gioco in post basso. Ne è logica conseguenza, inoltre, una parziale rimozione di quell'effetto “binario” che restava uno dei pochi evidenti difetti della serie. L'appassionato non potrà non notarlo e non gioirne.
A chiudere il pacchetto di novità al gameplay ci pensano le
Signature Skills, ovvero particolari abilità assegnate ai giocatori più importanti e talentuosi. Ciascun cestista ha a disposizione cinque skill peculiari in grado di fare la differenza in campo e aumentando l'effetto “situazione” durante la partita: Kobe o Durant ora sono davvero in grado di svoltare un match e starà a voi sfruttarne l'opportunità.
Tu hai le figurine, io ho le statuette!Se c'è una modalità di gioco online che negli ultimi anni ha fatto il botto, è sicuramente quell'
Ultimate Team studiato da
EA Sports per
FIFA e poi portato anche su
Madden e
NHL.
Certo, direte voi, mancava qualcosa di simile in un gioco di basket. Indovinate un po'?
2K non ha perso l'occasione e ha “preso spunto” dall'idea dei concorrenti creando
La mia squadra. Al posto dei pacchetti ci sono scatole e le figurine sono diventate statuette, ma il concetto è esattamente lo stesso: si comprano i box (da cui possono uscire anche palazzetti, schemi, allenatori, maglie, bonus e i soliti altri gingilli), si schiera un sestetto e lo si fa giocare in amichevole oppure nella “Strada verso i playoff”, modalità competitiva online strutturata come un vero e proprio campionato.
Inutile sottolineare come
La mia squadra porti con sé lo stesso carico di carisma e divertimento offerti da un qualunque
Ultimate Team, fattore questo che aumenterà la longevità e l'interesse verso il gioco a dismisura.
Per i fondamentalisti del gioco offline, ovviamente, tornano pressoché invariati l'Associazione, la classica stagione, i play-off e l'allenamento. A questi si aggiunge un'altra modalità inedita, chiamata “NBA: la creazione di una leggenda”, che va di fatto a sostituire la vecchia carriera con il proprio giocatore. La profondità di opzioni in questo caso è a livelli impressionanti: qualsiasi cosa può essere personalizzata, dagli accessori alle animazioni di qualunque tipo di movimento, al costo di qualche punto abilità. Tali punti vanno conquistati in partita, giocando una buona prestazione (è sempre presente il sistema di valutazione a lettere) e raggiungendo obiettivi dinamici quali ad esempio il non commettere fallo per un intero quarto.
Da giocare, insomma, ce ne è molto: navigando per i menu, un po' più chiari ed usufruibili rispetto al passato, si ha l'imbarazzo della scelta, con la consapevolezza che per sviscerare ogni dettaglio del gioco probabilmente non basta il tempo che ci separa al prossimo episodio.
A Jay Z production?Parlando di comparto tecnico, va detto che graficamente non cambia praticamente nulla, se non per qualche effetto di luce in più. Il livello di dettaglio all'interno del campo da gioco si conferma prezioso, così come ampio è ancora il divario con gli elementi di contorno.
A stravolgere i menu è invece il sonoro, curato per l'occasione da Jay Z. Questo significa due cose. La prima è che se vi piace il rap amerete ancora di più questo gioco. La seconda è che gli sviluppatori hanno colto la palla al balzo e hanno inserito una squadra composta da personaggi famosi negli Stati Uniti, tutti pescati dal mondo della musica. Sarebbe una cosa simpatica...non ci fosse Justin Bieber. Ebbene si, c'è anche lui, ed è pure fortissimo. Ma non preoccupatevi, ciò vuol dire che potete schiacciargli in testa con un LeBron qualsiasi. Un altro, grande valore aggiunto di
NBA 2K13.