Recensione di Borderlands 2

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Gearbox Software
  • Distributore:

     Cidiverte
  • Lingua:

     Italiano
  • Data uscita:

     21 settembre 2012 - 28 Maggio 2014 (Vita)
- Dà dipendenza
- Un fantastilione di armi
- Ben scritto, politicamente scorretto, e dannatamente divertente
- Longevità e livello di sfida elevati
- Uno spasso con gli amici
- Dà dipendenza
- Pieno di bug visivi
- Difficoltà calcolata male in più occasioni
- Il loot in cooperativa non è diviso
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A cura di (Pregianza) del
L’aggettivo più adeguato per il primo Borderlands è di certo “esplosivo”. Al momento della sua uscita pochi si aspettavano grosse vendite, tanto che alcuni noti economisti del web lo diedero per spacciato, convinti che il lavoro di Gearbox non avesse alcuna possibilità contro nomi di richiamo e FPS più commerciali. Dovettero ben presto ricredersi tutti: gli sviluppatori erano riusciti a inserire un sistema di loot alla Diablo in un titolo in prima persona longevo e divertente, capace di vendere milioni di copie e di guadagnarsi una community affiatata in pochi mesi. Dopo un tale boom un sequel era d’obbligo, e infatti la casa si mise quasi subito all’opera su Borderlands 2, promettendo un gioco più grosso, più divertente, più fico, e con molte, moltissime più armi, per la goduria di tutti gli aspiranti cacciatori della cripta. Sono passati tre anni da allora. Il team di Gearbox avrà mantenuto tutte le promesse fatte, oppure è stato solo un fuoco di paglia?


Pandora rewritten
La narrativa era un aspetto di Borderlands che meritava di essere ritoccato a dovere. L’umorismo non mancava e nemmeno i personaggi carismatici, ma la storia era ridotta all’osso e non rendeva giustizia al mondo di Pandora. Nel seguito le cose sono cambiate: voi impersonerete uno tra quattro nuovi cacciatori della cripta, cinque anni dopo la conclusione della passata avventura. Pandora ha cambiato completamente faccia ed è ora sotto il dominio della Hyperion Corporation e di un individuo chiamato Jack il Bello, che si è preso il merito dell’apertura della cripta e controlla il pianeta con il pugno di ferro, aiutato da un’enorme base lunare reminiscente della Morte Nera. Jack convoca il gruppo di eroi con la scusa di una seconda misteriosa cripta da aprire, ma invece di assoldarli cerca di ucciderli facendo deragliare il treno su cui si trovano, per eliminare la concorrenza e impadronirsi dei contenuti del sito alieno. Sopravvissuti allo schianto, il vostro compito sarà scoprire i piani di Jack, toglierlo di mezzo e magari svelare anche cosa nasconde la cripta appena spuntata. 
Potrà sembrare una premessa semplice quanto quella del predecessore, ma la trama in Borderlands 2 non va sottovalutata. Tutto merito di Anthony Burch, quasi sconosciuto nel bel paese ma noto tra gli internauti per il suo passato da opinionista e giornalista videoludico, al suo primo progetto come lead writer. Grazie all’operato del buon Burch il gioco pullula di dialoghi brillanti e riesce a mantenere un degno equilibrio tra battute demenziali e momenti dal forte impatto emotivo, risultato tutt'altro che facile da ottenere. Incontrerete molte facce note durante il vostro girovagare, e imparerete a conoscere personaggi la cui personalità era appena accennata in Borderlands. La ciliegina sulla torta è proprio Jack il Bello, cattivo che inizialmente sembra goffo e poco minaccioso, ma si rivela ben presto essere uno dei più giganteschi bastardi della storia videoludica. L’evoluzione è notevole, e aumenta non poco l’immersività dell'opera di Gearbox.


Stavolta le armi sono davvero abbastanza
Borderlands 2 mantiene la stessa formula che tanto ha fatto amare il capitolo uno. Fondamentalmente si tratta di un FPS con forti elementi GDR, che vi vedrà sterminare orde infinite di nemici e migliorare il vostro personaggio a forza di punti esperienza e nuovi strumenti di morte. Il feeling delle armi può sembrare inizialmente molto più approssimativo del normale, a causa del forte rinculo dopo ogni sparo e della scarsa precisione delle bocche da fuoco, ma è dovuto al fatto che il gameplay si evolve basandosi sulle statistiche del giocatore e pertanto costringe a trovare armi decenti e a migliorare le proprie qualità prima di poter piazzare headshot e colpi critici con costanza. Non è un’operazione che richiede molto tempo, in verità, poiché il gioco contiene un quantitativo disumano di armi, qualcosa di mai visto prima d’ora. Le combinazioni sono un fantastilione, e vi porteranno a cambiare equipaggiamento ogni 10 minuti visti i drop costanti dai nemici morti. Non solo, i vari giocattolini sono finemente caratterizzati e farete davvero fatica a trovare dei doppioni, anche in virtù di un complesso sistema di danni elementali e di rarità dei ritrovamenti che, unito a molteplici forme delle rose dei proiettili, ai tempi di ricarica, alla frequenza di fuoco e a tutta una serie di altre qualità, rende ogni scelta unica e spassosissima. Molto diversificato è anche lo sviluppo del proprio alter ego, diviso in tre rami e alquanto intuitivo.
I cacciatori della cripta disponibili sono, come detto prima, quattro: Maya la Siren, Salvador il Gunzerker, Axton il Commando e Zero il numer… ahem, l’assassino. Ognuno è dotato di una specifica abilità di combattimento, che si sviluppa insieme al personaggio e può venir sfruttata e perfezionata in molteplici modi. Gli alberi delle skill sono migliorati rispetto a quanto visto in Borderlands. Non ci vuole molto a capire come buildare il proprio eroe, e i tanti talenti hanno delle sinergie evidentissime. 
Un ulteriore elemento complesso nell’anima GDR del titolo sono i “punti duro”, speciali punti statistica che vengono guadagnati completando una lunga serie di achievements. Spendendoli si ottengono miglioramenti percentuali alle qualità, che non riguardano il singolo personaggio, bensì il giocatore, e si mantengono su qualunque combattente decida di creare. Un modo furbo per mantenere elevata la volontà di potenziarsi una volta raggiunto il level cap. 


Revive please
Tutte le armi e le abilità della creatura di Gearbox sarebbero inutili senza nemici degni su cui utilizzarle. Fortunatamente Borderlands 2 vanta un'infinità di cattivoni, non al livello del numero di armi disponibili, ma comunque di molto superiori rispetto a qualunque altro gioco del genere. Ci sono miriadi di avversari, che spaziano da insettoidi in grado di evolversi se danneggiati abbastanza, a pericolosissimi robot, passando per banditi e pazzi maniaci. Ogni categoria contiene diversi sottotipi di nemici, a loro volta spesso caratterizzati da un’affinità con un elemento, o dal terribile status di “duro”, che li rende estremamente più resistenti e dannosi del normale. E’ veramente un esercito di antagonisti invidiabile, che basterebbe da solo a mantenere fresco il gameplay, ma è ulteriormente nobilitato da numerose e spettacolari boss fight, sparse per la campagna principale.
Fantastico, ma non tutto fila liscio come dovrebbe. La difficoltà di Borderlands 2 difatti non è calcolata con la stessa finezza con cui sono stati curati gli altri aspetti del prodotto, e spesso ci si trova davanti a situazioni chiaramente pensate per più giocatori, che possono risultare frustranti. La presenza di una meccanica “second wind” (che permette di tornare in vita eliminando un avversario prima di perire) facilita di molto gli scontri concitati, ma capita comunque spesso di lasciarci le penne senza capire bene come, a causa di esplosioni, granate lanciate di soppiatto, o mazzate terrificanti provenienti da angoli morti. La situazione risulta particolarmente evidente proprio durante le boss fight, a volte brutalmente punitive se in mancanza di armi elementali utili al compito. In molti casi gli sviluppatori sembrano però aver inserito delle “zone sicure” o delle strategie efficaci per eliminare i nemici più pericolosi, quasi a voler dire al giocatore: “se non ce la fai con il piombo, usa il cervello”. Sia chiaro, l’esperienza non è certo impossibile da completare, e una volta migliorati a dovere si diventa in grado di cavarsela davanti a ogni genere di pericolo, ma le morti casuali possono comunque risultare frustranti per i meno navigati.
Considerando l’elevato livello di sfida, Pandora è un mondo che è meglio esplorare in compagnia. Borderlands 2 in questo campo ha fatto passi da gigante, con un’interfaccia molto più chiara e facile da utilizzare per giocare con amici e non. Si può rendere pubblica la propria campagna, oppure affidarsi al matchmaking per entrare in una partita casuale. Anche invitare i propri amici è una passeggiata. Una volta connessi, li vedrete comodamente elencati nella schermata iniziale e sarete in grado di convocarli in qualunque momento nel vostro game. 
Le partite in gruppo sono ancora il modo migliore per godersi Borderlands 2, a patto di ricordarsi una semplice regola: i nemici scalano a seconda del livello della squadra, ma i giocatori non lo fanno, quindi evitate di gruppare con amici estremamente più deboli di voi, o li vedrete massacrare senza possibilità alcuna di scampo. L’unico motivo che può spingere a giocare con un compagno inferiore di 10/20 livelli è la volontà di farlo rafforzare rapidamente, visto che l’esperienza si divide equamente, e le quest avanzate offrono un sacco di punti XP. Tenete anche a mente che il loot non è diviso, e che quindi potreste assistere a fastidiose “ninjate” giocando con compagni casuali. C’è un sistema di duelli per il loot molto carino nel gioco, ma non basterà ad arginare fenomeni di questo tipo in futuro.


It’s a badass world
Anche il mondo di Pandora è andato incontro a una crescita notevole in Borderlands 2. l’ambientazione è nettamente più estesa e variegata rispetto a quella del precedente capitolo, con molte zone principali navigabili con l’ausilio dell’immancabile Catch a Ride, che permette di generare un comodo Runner biposto o una camionetta per quattro giocatori armate fino ai denti. Non mancano neppure zone secondarie al chiuso, e la solita miriade di quest che vi terrà impegnati per giorni. Il gioco è tranquillamente completabile in una ventina di ore se deciderete di saltare gran parte delle quest secondarie, ma i fan del completamento ce ne metteranno più realisticamente una quarantina a completare il tutto, senza contare poi la possibilità di affrontare un “new game +” con nemici più poderosi e loot incrementato. 
Tecnicamente il balzo in avanti è della stessa qualità, e vi troverete di fronte ad ambientazioni ispirate e coloratissime, ricche di dettagli e piacevoli da esplorare. Lo stile cartoonesco e stilizzato del gioco funziona alla grande, e ha permesso agli artisti di Gearbox di sbizzarrirsi nella caratterizzazione di nemici e npc, dotati di grande personalità. Un lavoro eccezionale in particolare è stato fatto per le armi, tutte estremamente peculiari, esagerate e belle da vedere. 
Tanta bontà non arriva tuttavia senza cali di gusto di tipo tecnico. Gli sviluppatori non sono riusciti ad aggirare i soliti problemi dell’Unreal Engine 3, nonostante le modifiche sostanziali al motore grafico, e noterete continui caricamenti delle texture, sia all’entrata di ogni area che in forma minore durante l’apertura delle casse del loot. I parecchi bug visivi non aiutano, e non sarà raro vedere cadaveri di nemici fluttuare nell’aria o modelli 3D fondersi con i muri. Grazie al cielo abbiamo notato pochi glitch legati all’avanzamento. Solo una volta un boss si è “incartato” in aria, impedendoci di continuare, ma è bastato ricaricare la partita perché il sistema a checkpoint del gioco ristabilisse tutto. Sono rozzerie che si potevano evitare, ma non bastano a rovinare un’esperienza dannatamente spassosa e ricca di contenuti. Grandioso infine il sonoro, con doppiaggi fantastici e una soundtrack azzeccatissima. Che si ascolti in italiano o in inglese Borderlands 2 è un piacere per l'udito, anche se i doppiatori originali staccano molti dei nostri di qualche lunghezza. Molti ma non tutti comunque, perché alcune interpretazioni nostrane sono superlative, Jack il Bello su tutte.
Recensione Videogioco BORDERLANDS 2 scritta da PREGIANZA Se qualcuno in futuro dovesse mettere in dubbio il talento degli sviluppatori di Gearbox nelle vostre vicinanze, sventolategli in faccia una copia di Borderlands 2. Sarà costretto a zittirsi all’istante. Ai ragazzi della casa statunitense è bastato tornare tra le accoglienti braccia del loro marchio più noto per brillare ancora una volta come una supernova e sfornare un titolo con i fiocchi. Siamo davanti a un gioco dannatamente ben scritto, politicamente scorretto, impegnativo e divertente come non se ne vedevano da anni, che riesce a migliorare il predecessore praticamente in ogni aspetto. Non è un lavoro impeccabile, questo è vero, ma d’altronde non c’è fuoco d’artificio in grado di scoppiare senza scintille fuori posto e, quanto a potenza, questo è equiparabile a una bomba atomica.
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