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Zelda: La Cronologia - Prima Parte

Zelda: La Cronologia - Prima Parte

Ripercorrendo la timeline della saga

Speciale
A cura di del
Attenzione: SPOILER

Fino a poco tempo fa tentare di stabilire una cronologia dei capitoli che compongono la saga di The Legend of Zelda era considerata un’impresa praticamente impossibile. Le vaghe dichiarazioni che nel corso degli anni Miyamoto e Aonuma rilasciarono non fecero che creare ancora più confusione attorno alla questione, non mancando di animare i fan, pronti a destreggiarsi tra le più assurde teorie che potessero dare un senso agli eventi di ogni episodio. Il bello della serie, però, sta (o meglio, stava) anche in questo, in quella sensazione di mistero e indecifrabilità che non permette quasi mai di azzardarsi in espliciti collegamenti tra un capitolo e l’altro, ma che dona ancora più fascino e unicità a un’opera complessiva di per sé già straordinaria.
Non senza timore, quindi, ci accingiamo a provare a ricostruire la timeline delle avventure di Link. Ciò non ci sarebbe comunque possibile senza l’aiuto di un importantissimo tomo chiamato Hyrule Historia, che, oltre a contenere preziosissime informazioni, fa anche luce sull'argomento in analisi. Uscito per festeggiare il 25° anniversario della saga, tale volume rappresenta una svolta, un evento da ricordare, una tappa fondamentale per ogni fan, ora divisi tra l’accettazione e la negazione di questa cronologia apparentemente ufficiale. Come è ovvio, alcuni dubbi ancora permangono, ma perlomeno si ha finalmente qualcosa di concreto su cui discutere. Speriamo, perciò, di fare cosa gradita esponendovi l’ordine temporale degli episodi della saga.

Storia e gameplay
In The Legend of Zelda la trama non ha mai ricalcato un ruolo di primaria importanza, seppur sempre gradevole. Per l’appunto, le vicende di Link non hanno mai beneficiato di sviluppi ricchi di colpi di scena, preferendo concentrarsi su una progressione spesso molto semplice, se vogliamo, banale, ma comunque sufficientemente appassionante. Ciò nonostante, il coinvolgimento e l’immedesimazione raggiungono picchi che hanno pochi eguali nell’intrattenimento videoludico, passato o attuale che sia. Questo grazie a due fattori: il gameplay, cuore e anima di tutti i prodotti Nintendo, e la mitologia dietro alla serie. Più che il canovaccio in sé, infatti, a restituire al giocatore l’impressione di vivere una grandiosa avventura è la caratterizzazione dell’universo di gioco, fatto di popoli, razze, personaggi, e persino ambientazioni, dotate di un carisma semplicemente eccezionale. Basti pensare ai miti sacrali sulla Triforza, alle tre dee, alla terra di Hyrule, location simbolo della saga, e ai suoi abitanti: dagli Zora ai Goron, dagli Hylian ai Kokiri, dai Deku ai Gerudo, e potremmo continuare ancora e ancora. Decisamente interessante, poi, è il modo in cui queste specie si trasformano, mutano o si estinguono, da episodio a episodio, contribuendo a creare una fitta ed intricata parentesi evolutiva. Così anche i luoghi, ugualmente caratteristici, appaiono talvolta intrisi di un’aura magica, mistica, tale da renderli genuinamente unici e indimenticabili. Gli aspetti in grado di sollecitare la fantasia e l’immaginazione del fruitore, quindi, sono molteplici.
C’è poi il gameplay, che vede il suo culmine nei maestosi dungeon, farciti di enigmi e idee di game design divenute un vero e proprio marchio di fabbrica e che soprattutto in Twilight Princess trovano la loro consacrazione finale.
La saga di The Legend of Zelda è davvero speciale e ancora oggi continua a entusiasmare, sebbene, questo bisogna ammetterlo, recentemente non è più in grado di mettere tutti d’accordo come faceva un tempo. Pur non negando il lavoro di svecchiamento attuato con The Legend of Zelda: Skyward Sword, il quale pone ancora più enfasi alla giocabilità (stupendo soprattutto grazie a un sistema di controllo che ha permesso l’implementazione di importanti novità), le classiche meccaniche, da qualche episodio a questa parte, hanno iniziato a mostrare qualche lieve segno di stanchezza. Ad ogni modo, ironia della sorte, proprio da quest’ultimo capitolo pubblicato, noi cominciamo il nostro viaggio nella cronologia di The Legend of Zelda.



The Legend of Zelda: Skyward Sword – L’origine della Leggenda
Dopo aver creato il mondo, le tre dee Naryu, Din e Farore lasciarono sulla Terra una sacra reliquia dall’inimmaginabile potere: la dorata Triforza. Per scongiurare che qualche essere malvagio, guidato da oscuri intenti, potesse appropriarsene incaricarono la dea Hylia di vegliare su di essa. Sfortunatamente, però, il male non tardò ad arrivare e nelle fattezze del demone Mortipher rivendicò questo potere. Per salvare gli abitanti della Terra, la dea li trasportò in cielo, dove avrebbero vissuto in pace, in un luogo successivamente chiamato Oltrenuvola. Sulla superficie terrestre, intanto, Hylia combatté una violenta guerra contro Mortipher riuscendo, infine, ad imprigionarlo.
Il tempo passò e di questi racconti non rimase che un’aria leggendaria. A Oltrenuvola, infatti, i cittadini, in quanto cresciuti al di sopra delle nuvole, sono del tutto ignari della presenza di un mondo terrestre sotto di loro.
Un giovane studente della Scuola d’Armi del villaggio, che prende il nome di Link, è intento a prepararsi per un esame importantissimo. Nonostante qualche intoppo, Link riesce a superare con successo il test e, in sella al suo fidato Solcanubi (uccelli giganti usati come mezzo di trasporto) si prende un momento di relax per sfrecciare nell’azzurro del cielo insieme alla sua amica Zelda, la quale è inconsapevole di essere l'incarnazione della dea. A interrompere la bella atmosfera è l’irruenta entrata in scena di un tornado, che colpisce Zelda facendola precipitare al di sotto delle nuvole. Nel frattempo, Link perde i sensi. Una volta ripreso conoscenza, viene guidato da un’entità di nome Faih alla statua della dea Hylia presente a Oltrenuvola. Lì, Link impugna la mistica Master Sword, unica arma in grado di debellare il male e di cui Faih è lo spirito. Comincia così una straordinaria avventura che lo vedrà mettere piede sulla Terra nella speranza di ricongiungersi a Zelda.
Tra peripezie varie e diversi incontri con il bizzarro Ghiraim, il nemico principale di questo episodio, Link riesce infine ad affrontare e annientare la causa di tutto il male: Mortipher, in procinto di liberarsi dal sigillo impostogli precedentemente dalla dea. Prima di scomparire, però, il demone maledice Link e Zelda. Ed è proprio da questa maledizione che avrà poi origine Ganondorf e le reincarnazioni degli altri due protagonisti. Dopo lo scontro finale, quest’ultimi decidono di vivere sulla Terra, dove rimarrà anche la Master Sword.
The Legend of Zelda: Skyward Sword è quindi il preludio della saga, apportando un notevole contributo alla leggenda di Ganondorf e a quella di Link e Zelda. Si può infatti dire che i "veri" Link e Zelda sono proprio quelli di Skyward Sword, mentre tutti gli altri rappresentano i loro discendenti, condannati dall’infelice maledizione di Mortipher, che li vede periodicamente costretti a fronteggiare l’odio del demone, incarnatosi nella figura di Ganondorf.
Altri importanti elementi della storia, oltre agli innumerevoli rifermenti ai precedenti episodi, sono il "personaggio" della dea Hylia (divenuta poi umana nella figura di Zelda), di Faih e la presenza fisica della Triforza, di cui le rare e fugaci apparizioni nel corso della saga, contribuiscono a renderne la comparsa un evento estremamente carico di emozione.




The Legend of Zelda: The Minish Cap – Un mondo in miniatura
In un’era sconosciuta, Hyrule fu minacciata da creature maligne. La speranza di salvezza arrivò dal cielo: un popolo misterioso chiamato Minish, formato da esseri piccolissimi, donò a un ragazzo una potente spada (che poi scopriremo essere la Quadrispada presente anche in Four Swords e Four Swords Adventures), grazie alla quale il giovane sconfisse le tenebre.
A distanza di circa un secolo, a Hyrule, ogni anno, si tiene una festa in onore dei Minish. In questa occasione, la principessa Zelda, insieme al giovane Link, si reca a questa cerimonia per assistere a un torneo. Il vincitore della competizione potrà ammirare la leggendaria spada. A ottenere questo privilegio è l’ambiguo mago Vaati, il quale, senza perdere tempo, dichiara subito le sue vere intenzioni: distrugge la lama e libera un esercito di mostri. Zelda, intervenuta per fermarlo, viene pietrificata. A Link non resta altra scelta se non quella di mettersi alla ricerca dei Minish, unici in grado di forgiare nuovamente la spada.
L’eroe dalla tunica verde si mette così sulle tracce dei quattro elementi necessari alla sua missione, ma non sarà solo, perché a tenergli compagnia vi è uno stranissimo personaggio: un cappello parlante che consente al giovine di divenire minuscolo come un Minish. Ovviamente, nonostante il compito non facile, l’epilogo vede Link vittorioso e la principessa Zelda salva.
The Legend of Zelda: The Minish Cap fu sviluppato da Capcom, ma, come vedremo in seguito, non è l’unico episodio portatile affidato a questa software house. Si dimostrò un titolo buono, ma privo di novità sostanziali.



The Legend of Zelda: Four Swords – Uno Zelda in multigiocatore
La vicenda si svolge molti anni dopo gli eventi di The Legend of Zelda: The Minish Cap. La trama è modesta, accessoria e, a dirla tutta, trascurabile: il Signore dei Venti, Vaati, riesce a liberarsi dalla prigionia in cui la Quadrispada l’aveva condannato. Assaporando la libertà, rapisce la principessa Zelda. Link si lancia così al suo salvataggio e, grazie ai poteri della leggendaria lama che gli permettono di creare quattro copie di sé stesso, sconfigge il mago.
Ora che abbiamo descritto il “debole” cappio narrativo di Four Swords è quantomeno doveroso specificarne la natura insolita e, nonostante il successo, la poca fama e considerazione riscossa tra i fan. The Legend of Zelda: Four Swords, infatti, nacque come semplice extra dell’edizione apparsa su Game Boy Advance di The Legend of Zelda: A Link to The Past, proponendo un’avventura da vivere a fianco di altri amici, richiedendo tassativamente almeno due giocatori per essere goduto. Un esperimento multiplayer che è stato poi ripreso con The Legend of Zelda: Four Swords Adventures, uscito su GameCube (quest'ultimo, però, è giocabile anche in singolo ndr). Four Swords ha quindi contribuito alla creazione di una sorta di storia parallela, con nemico assoluto lo stregone Vaati.




The Legend of Zelda: Ocarina of Time – L’Eroe del Tempo
Grazie alla Triforza lasciata sulla Terra dalle tre dee, poco dopo gli eventi di Skyward Sword, il regno di Hyrule nacque e prosperò per alcuni secoli (nei quali si svolgeranno le vicende raccontate nei due episodi precedentemente trattati). Un ragazzino di nome Link vive nella comunità dei Kokiri, eterni bambini che non possono allontanarsi dalla foresta, ognuno dei quali possiede una piccola fata, ma non Link. Le notti del futuro Eroe del Tempo sono turbate da ricorrenti incubi su una maligna presenza: Ganondorf. A conoscenza della situazione, l’albero Deku, il guardiano dei Kokiri, convoca Link tramite la fatina Navi e lo informa che la minaccia di Ganondorf, un oscuro individuo proveniente dal deserto, è reale. Poco prima di morire per colpa di una maledizione infertagli proprio da quest’ultimo, incita Link a far visita alla principessa Zelda. Armato di una spada corta e un semplice scudo di legno, l’eroico avventuriero parte così alla volta del castello in un lungo e impegnativo viaggio che lo vedrà esplorare ogni anfratto di Hyrule, sia da bambino che da “adulto”. Infatti, quando Link si serve dell'Ocarina del Tempo, donatagli da Zelda, per aprire la porta del Sacro Reame (luogo in cui è custodita la Triforza), ed estrae la Master Sword dal piedistallo, il suo corpo viene “congelato” per sette anni, Link è troppo giovane per poter divenire il leggendario Eroe. Al suo risveglio, l’amara scoperta: Ganondorf ha fatto irruzione nel Sacro Reame riuscendo a conquistare una parte della Triforza e ora Hyrule è sotto il suo completo controllo.
La trama è così scissa in due precisi tempi.
Giunti a questo punto, è bene considerare le tre conseguenze del finale della vicenda. Con la conclusione di Ocarina of Time, infatti, la timeline si divide in tre nuove linee temporali, le quali prendono il via grazie a queste condizioni:
- Link muore
- Link sconfigge Ganondorf
Della prima ipotesi parleremo a tempo debito, mentre la seconda merita di essere immediatamente precisata. Nel finale di Ocarina of Time, Link, dopo essersi svegliato dal sonno e aver aiutato i saggi ad imprigionare Ganondorf, viene rimandato da Zelda nella sua epoca fanciullesca. Si deve quindi tener conto del fatto che l’Eroe del Tempo, tornando nel passato, sventa le macchinazioni di Ganondorf sul nascere, il quale viene condannato a morte da una sentenza del Re di Hyrule. Da qui inizia la strada che ci porterà a The Legend of Zelda: Majora’s Mask. Vi è però da considerare anche l’era in cui il Link adulto ha sconfitto Ganondorf, l’era del “futuro”, per così dire. Una volta che Link ritorna nel passato, infatti, sparisce da questa linea temporale, da cui poi si svilupperà The Legend of Zelda: The Wind Waker.


Saremo scontati, ma non possiamo giungere alle conclusioni ignorando l'importanza di un tale titolo. The Legend of Zelda: Ocarina of Time è semplicemente un Capolavoro, si, con la C maiuscola. Un titolo considerato unanimemente, da critica e pubblico, uno dei migliori videogiochi della storia. E a ragione! Basti pensare allo Z-Targeting, all’esplorazione di un mondo aperto, completamente 3D, al game design geniale dei dungeon, al ciclo giorno-notte, a Epona, alla flessibilità del combat system, alla resa visiva realistica, a una narrazione più articolata, alla curatissima colonna sonora e, in generale, alla quantità e ricchezza dei contenuti. Aspetti che all’epoca dell’uscita non poterono che suscitare stupore in tutta la comunità di giocatori, pronti a immergersi in un’esperienza densissima, emozionante e coinvolgente all’inverosimile, in grado di trasudare spirito di avventura e scoperta da ogni pixel. E se oggi Ocarina of Time per alcuni è ritenuto eccessivamente idolatrato e mitizzato, va ricordato loro che è per questi e altri meriti, e che tale status di “videogioco perfetto” se l’è ampiamente meritato a suo tempo.
The Legend of Zelda: Ocarina of Time è così divenuto un nuovo punto di partenza per la saga, non solo per l’innovazione dal punto di vista delle dinamiche di gioco, ma anche perché episodio centrale da cui si sviluppano ben tre linee temporali differenti, nuovamente a dimostrazione della sua importanza nella serie.

Nel prossimo appuntamento seguiremo gli eventi scaturiti dalla sconfitta di Link in Ocarina of Time, soffermandoci su opere come The Legend of Zelda: A Link to The Past e The Legend of Zelda: Link’s Awakening.
Restate con noi, la Leggenda continua…

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