Speciale Mass Effect 3 - I nuovi finali

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A cura di (Pregianza) del
Anni fa i videogiochi non erano così diffusi. La community che roteava attorno a questi prodotti non era certo minuta, ed era divisa in molti gruppi dalle opinioni contrastanti, ma in generale non interveniva nel lavoro degli sviluppatori. Ci si limitava ad attendere con impazienza il nuovo nato della software house più amata, o a spulciare le news delle riviste cartacee per scoprire qualche chicca in più su una new entry del genere preferito. Poi è arrivata la crescita, e con essa l’era del fan feedback. Gli sviluppatori hanno cominciato ad ascoltare più attivamente i fan, a eliminare meccaniche e contenuti visti negativamente da gran parte dei gamer, e a ritoccare i loro lavori seguendo i consigli dell’utenza.
Questo sviluppo ha portato a qualche miglioramento nei videogiochi (è stato anche parzialmente deleterio in altri casi) e ha condotto lentamente l’utenza a pensare di avere sempre più potere decisionale. La cosa poi è sfociata nell’impensabile, migliaia di utenti hanno fatto partire una petizione per modificare i contenuti di un gioco, e gli sviluppatori hanno deciso di accontentarli.
Fantastico? Difficile a dirsi, ma di certo non in questo caso, vista l’evoluzione della faccenda. Parliamo ovviamente di Mass Effect 3 e delle infinite controversie che hanno circondato i suoi finali. Bisogna premettere subito una cosa: a noi il finale di Mass Effect 3 non è piaciuto. Abbiamo amato il gioco ma non la sua conclusione e possiamo capire il malcontento derivante da una chiusura che in molti punti appare insensata. L’idea di cambiarla però non c’è mai neanche passata per la testa. Dopotutto abbiamo visto parecchi finali pessimi in vita nostra, e siamo sempre entrati quasi subito nella fase dell’accettazione senza passare per il rifiuto, perché consapevoli che nulla l’avrebbe cambiato. Questo perché modificare un lavoro basandosi sulle opinioni degli acquirenti setta un precedente che potrebbe forzare altri sviluppatori a farlo in futuro, e può mettere in difficoltà gli autori di un determinato media. Già è dura creare dei contenuti che vengano apprezzati dalla stragrande maggioranza delle persone, quando poi il proprio pubblico ottiene la capacità di modificare il lavoro fatto diventa un bel casino.
Ora, siamo chiari, non riteniamo che questo sviluppo sia totalmente innaturale e negativo. La voce dei giocatori è importante, i videogiochi si fondano sulla loro utenza e ognuno ha il sacrosantissimo diritto di vociare la propria opinione (sempre che lo faccia in modo sensato e con il dovuto rispetto). Non è neppure la prima volta che la rabbia dei fan porta a una scelta radicale degli autori: Arthur Conan Doyle dovette riportare in vita Sherlock Holmes per le troppe proteste, per fare un esempio. Eppure stavolta è stato a nostro parere uno sbaglio. Perché? Ve lo spieghiamo subito.

La magica magia del contentino
Le motivazioni che hanno portato alla nascita della petizione derivavano dalla scarsa logica della conclusione di Mass Effect 3. Cercando di non spoilerare troppo, un numero eccessivo di eventi non venivano spiegati decentemente, troppi punti non si incastravano a dovere nella trama, e svariati sviluppi logici venivano del tutto eliminati dalla chiusura, in particolare una specifica teoria riguardante l’indottrinazione di Shepard che sarebbe calzata a pennello. Peccato che nessuno di questi punti sia stato realmente modificato nel recente dlc “cambia finale” del gioco. Detta terra terra, i finali non sono cambiati, sono stati semplicemente ampliati per dare ai giocatori un maggior senso di completamento (escluso un finale extra che comunque non devia più di tanto dalle basi già poste). Ora, una volta finita l’avventura di Shepard, si possono osservare tutti gli sviluppi della campagna, come le proprie azioni hanno modificato la galassia e dove sono finiti tutti i personaggi principali.  Non è un cambiamento, è un contentino, è lo zuccherino dato al cavallo per farlo stare tranquillo. Parliamoci chiaro, il finale che avete visto la prima volta era quello voluto dagli autori, non c’erano cospirazioni legate a un’uscita affrettata o a voci “dall’alto”. Finale imperfetto? Forse, ma sempre chiusura di una grande saga, e apprezzata o no meritava di essere accettata, se non altro per il fatto di appartenere a un’esperienza interattiva, diversificata di giocatore in giocatore e notevole fino al momento della conclusione.
Bioware ha voluto accontentare i fan che chiedevano più informazioni, ma era davvero necessario? Secondo noi no. Non sono una serie di schermate esplicative a fine gioco a nobilitare un’opera, e men che meno ritocchi fatti alla narrativa dopo l’uscita in base alle richieste dell’utenza. Saghe concluse o continuate malamente vengono accettate negli altri media, non di buon grado, per carità, ma con meno rabbia. Perché nel nostro deve essere diverso? La maturità dell’ambiente videoludico è davvero così scarsa da portare a una pretesa di perfezione assoluta, pena il rivoltarsi delle masse? Diavolo, dopo l’uscita del DLC, alcuni “estimatori” della serie hanno già iniziato a valutarla come una velata presa per i fondelli da parte degli sviluppatori, che stando a loro dovevano cambiare completamente la fase finale dell'opera. Ci pare un’ideologia piuttosto arrogante, specie dopo che la software house ha comunque cercato di venire incontro ai fan (ma si sa, ultimamente qualunque cosa Bioware faccia provoca un’esplosione di rage indiscriminata per tutto l’etere). Fatichiamo a credere che sia davvero così difficile accettare di buon grado le scelte di un team di sviluppo, o tollerare un finale imperfetto in un prodotto complessivamente eccellente. La discussione sì, è sempre ben accetta, il “cambiate la storia perché non ci piace” non particolarmente. Non tutte le chiusure devono spiegare necessariamente tutto, non tutti i giochi devono risultare identici all’idea assoluta derivante dall’hype che ci si è fatti del titolo prima dell’uscita. Il nostro media non ha ormai nulla da invidiare agli altri, perché dobbiamo farlo sembrare così acerbo? Sinceramente noi speriamo che la filosofia dell’accettazione si diffonda un po’ di più nei videogiocatori, perché uno dei modi migliori per permettere a un media di evolversi è dare libertà creativa ai suoi autori, e fidatevi quando vi diciamo che i videogame devono crescere ancora molto dal punto di vista della narrativa.
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