DLC KoA: Reckoning - Denti di Naros

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     38 Studios
  • Distributore:

     EA
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1
  • Costo:

     800 Microsoft Point - 9.99€
  • Data uscita:

     17 aprile 2012
- Una nuova grande parte della mappa da esplorare
- Design affascinanti per ambientazioni e personaggi
- Longevo
- Poco loot di valore
- Boss battle sottotono
- Trama poco originale
- Ancora troppo facile
A cura di (jewel) del
Alla luce dei recenti eventi che hanno interessato 38 Studios, e vista quindi l’incertezza dell’arrivo di un secondo capitolo nella serie, ci risulta un po’ triste tornare a parlare di quella che, a conti fatti, potrebbe essere l’ultima occasione di giocare qualche nuova quest in compagnia di Kingdoms of Amalur: Reckoning. Dopo il discreto successo ottenuto da “La Leggenda di Kel il Morto”, oggi parliamo infatti di “Denti di Naros”, un altro corposo contenuto scaricabile composto classicamente da una quest principale e varie side-quest capaci di tenere il giocatore incollato allo schermo anche per sei o sette ore.

“Secondo la leggenda tu sei il prescelto!” “...Sai che novità”
La banale trama che questo DLC si propone di raccontarci è completamente incentrata sulla leggendaria razza dei kolossae. Un tempo, questi giganti di pietra (alti all’incirca quanto due persone l’una sopra l’altra), vagavano selvaggi per le terre di Amalur alla ricerca del proprio destino. Solo più tardi, grazie ai favori degli dei, i kolossae riuscirono a trovare casa a sud di Dalendarth, nella zona chiamata “Denti di Naros”, una sorta di gigantesco altopiano sovrastato da enormi isole galleggianti. Qui fondarono la città di Idyllia, credendo ingenuamente di essere pronti a elevarla al di sopra delle nuvole per avvicinarsi agli dei, ma perdendo così il favore di Ethene, dea della saggezza.
Spinto dal classico spirito di avventura, il giocatore si troverà molto presto legato a questi eventi divini, diventando il solito salvatore prescelto dagli dei per avere un ruolo cruciale nella purificazione dei kolossae. Come potete ben immaginare dalle premesse, la trama è decisamente banale e si serve di numerosissimi cliché già visti e rivisti lungo l’intero arco del gioco. A bilanciare la situazione abbiamo però un design davvero ispirato, sia per i personaggi che per gli scenari. Le ambientazioni si alternano più o meno allo stesso modo tra spazi chiusi, in cui abbiamo apprezzato particolarmente i giochi di luce ottimamente realizzati, e spazi aperti come la stessa città di Idyllia o le enormi praterie al di sotto di essa. Nulla da eccepire neanche per quanto riguarda la vastità delle aree esplorabili: il nuovo pezzo di mappa non lascerà quindi insoddisfatti i tanti giocatori che all’abuso dell’opzione dei viaggi veloci preferiscono una sana corsetta per le verdi vallate di Amalur. La planimetria della zona si delinea come una struttura circolare, con la possibilità di accedere a tutte le location adiacenti spostandosi lungo il perimetro di questo cerchio.

Qualche nuova bestia da percuotere
Per quanto riguarda il gameplay, Denti di Naros non apporta modifiche rilevanti di alcun tipo, lasciando naturalmente invariati i pregi e i difetti del gioco base. L’unica aggiunta veramente rilevante è quella del danno Primale, una sorta di status temporaneo che, quando attivo, annullerà le resistenze dei nemici e permetterà di utilizzare attacchi elementali o avvelenamento per infliggere danni più consistenti. Fatto sta che le armi abilitate al danno Primale non vanteranno quasi mai alti valori di attacco o bonus interessanti, per cui dopo averle raccolte e provate quando il gioco lo richiede, probabilmente sarà meglio metterle da parte e tornare ad utilizzare qualcosa di meglio.
Gli sviluppatori hanno aggiunto solo un paio di nuove specie di mostri, per primi quei fastidiosi uccellacci chiamati Pteryx, creature rapide in grado di arrecare ingenti danni coalizzandosi e letteralmente prendendo a testate il malcapitato personaggio principale. Oltre a parecchi mob di cui avevamo già fatto la conoscenza (tra cui troll e sprite), ci saranno poi da sconfiggere anche alcuni kolossae deviati che senza la guida degli dei sono passati al lato oscuro, e che vi colpiranno utilizzando tanto attacchi fisici quanto magici, questi ultimi in grado di infliggere danni veramente consistenti ma, per fortuna, evitabili per mezzo dell’indispensabile capriola.
Le boss battle presenti si possono contare sulle dita di una mano e, come se non bastasse, queste sono decisamente poco ispirate e ripetitive. Non è poi scomparso quel filo conduttore che ha legato l’intera produzione EA, ovvero un livello di difficoltà decisamente tarato verso il basso che, anche convivendo con status alterati in teoria pericolosi, raramente riesce a condurre alla schermata di ‘game over’.
La cosa triste è che per quanto possiate fare a pezzi mostri su mostri, in questo DLC difficilmente troverete loot conveniente da tenere con voi. La maggior parte dell’equipaggiamento reperibile è inoltre dedicato alle classi incentrate sulle abilità di forza, per cui questa volta arcieri e maghi rimarranno veramente a secco di goodies. Anche il set finale, ottenuto dopo una boss battle semplice e poco entusiasmante, metterà a disposizione del giocatore un set di armatura tutt’altro che eccezionale, peraltro poco attraente anche in termini estetici. In ogni caso, nell’eventualità in cui tutto il bottino trovato fosse di vostro gradimento, nella zona non ci sono forzieri in cui riporlo temporaneamente e quella di farsi andata e ritorno dalle zone esterne più e più volte, sprecando manciate di secondi per i tempi di caricamento, sarà un’aspettativa veramente poco accattivante.
A favore del DLC c’è da dire che è davvero longevo e, esattamente come per la "Leggenda di Kel il Morto”, il gran numero di side-quest presenti saprà regalare ore di divertimento a chiunque sia ancora assetato di Kingdoms of Amalur. Le missioni assegnate dai personaggi di contorno che troverete in giro per Denti di Naros restano in linea con quelle del resto del gioco, chiedendovi magari di sconfiggere un troll che ha ucciso la moglie di un kolossae o di superare piccole prove per reperire oggetti offerti in dono dagli dei.
Recensione Videogioco KOA: RECKONING -  DENTI DI NAROS scritta da JEWEL Così come "La Leggenda di Kel il Morto", anche Denti di Naros è un contenuto scaricabile longevo e ricco di quest da portare a termine. A un prezzo davvero conveniente, il DLC ci lascia assaporare almeno altre cinque o sei ore di Kingdoms of Amalur in una nuova zona della mappa vasta e ispirata. D'altro canto la trama raccontata questa volta è fin troppo banale, il bottino rilasciato al termine delle missioni non ha nulla di entusiasmante e le poche boss-battle presenti risultano sempre facilissime. Anche l'introduzione del danno Primale, con l'unica prospettiva di abbassare la resistenza dei nemici per qualche secondo, non costituisce un incentivo tanto grande da considerare l'acquisto. La vera differenza dipende da quanto voi siate interessati a giocare qualche altra ora di Kingdoms of Amalur, perché questo DLC non è altro che un "more of the same".
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