Recensione di Dirt Showdown

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Guida arcade
  • Sviluppatore:

     Codemasters
  • Distributore:

     Namco Bandai
  • Data uscita:

     25 maggio 2012
- Ricco di modalità e contenuti
- Uno spasso online e con gli amici
- Sistema di guida arcade semplice ma efficace
- Riporta alla mente il buon vecchio Destruction Derby
- Fisica non particolarmente realistica che può rendere frustranti alcune gare
- Nella modalità Joyride non è sempre chiaro cosa fare
- Scarsa differenziazione tra i veicoli
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A cura di (Pregianza) del
Il guidatore moderno tende ad essere nervosetto. A chi non è capitato, dopotutto, di scagliare imprecazioni multiple in lingue morte dopo esser stato sorpassato sulla destra da un pirata, o di invocare divinità oscure davanti a una lunghissima coda autostradale? In quei momenti le persone tendono a seguire due linee di pensiero principali: la prima è quella del “vivi e lascia vivere”, ovvero l’accettazione di buon grado del caos del traffico prima di giungere a destinazione. La seconda, e nettamente più diffusa, è quella “immaginativa” che porta il conducente a desiderare intensamente di entrare nella fiancata del pilota che gli sta davanti ad una velocità supersonica con un Hummer, nel modo più violento possibile. Trattandosi di una fantasia che deve per tante ottime ragioni rimanere tale, è cosa buona e giusta sfogarla nei videogiochi, dunque, guidatori della domenica, del lunedì e di tutti gli altri giorni della settimana, sarete felici di sapere che a voi ha pensato Codemasters con Dirt Showdown, un gioco dove le altre macchine sono sia avversari che fantastici bersagli mobili per il vostro parafanghi. La serie Dirt finora è riuscita a guadagnarsi favore ovunque, ha svecchiato l’indimenticabile marchio Colin McRae e riportato in auge i rally tra i videogiocatori, Dirt Showdown cambia però formula totalmente, adottando uno stile estremamente più arcade e sfruttando l’appeal sopracitato della viuulenza automobilistica repressa. Qui le gare non sono lunghe sfacchinate dove finezza e controllo sono tutto, bensì delle battaglie per la sopravvivenza nelle quali ogni porcata è concessa e le sportellate sono una tattica ammessa e apprezzata. Accendete i motori e rinforzate la carrozzeria, ci sono dei piloti da speronare!

Getting dirty
Codemasters non ha sviluppato la sua ultima creatura con l’intenzione di riattirare a sé i fanatici del rally virtuale, ma con quella di catturare un’utenza molto più estesa, non necessariamente appassionata di motori. Per fare questo ha messo in campo un titolo dal gameplay nettamente più semplificato rispetto a quanto visto in passato. In Dirt Showdown le specialità si dividono in tre insiemi principali: Le corse, gli Hoonigan e le gare demolizione. Possono sembrare pochine, ma in realtà per ogni tipologia di competizione vi sono più tipi di sfide da affrontare, e vanno utilizzate obbligatoriamente classi di veicoli differenti. Le corse si dividono in Race Off e Domination, ovvero gare classiche di velocità e percorsi a checkpoint dove ogni volta l’ultimo classificato viene eliminato impietosamente, molto più peculiari invece gli Hoonigan, percorsi a ostacoli che vanno affrontati con automobili tunate per raggiungere il massimo della guidabilità. Questi ultimi si dividono nelle Trick Rush, percorsi a tempo dove vanno fatti più punti possibili, e negli Head to Head, gare uno contro uno dove è necessario superare un percorso a ostacoli prima dell’avversario. Le ultime modalità, ma non le meno importanti, sono quelle del sottoinsieme demolizione, che trasformano il gioco in una sorta di erede del mitico Destruction Derby mettendovi alla guida di auto scassate e corazzate, il cui unico obiettivo è sopravvivere alle botte e fare più punti possibile a forza di speronate. Anche in quest’ultimo caso Dirt Showdown offre una suddivisione degli eventi con il Rampage, un tutti contro tutti in arena nel quale vince chi fa più danni e butta “fuori dal ring” le altre auto, l’8 Ball, una gara in una pista a 8 nella quale ad ogni incrocio si rischia l’incidente, e il Knockout, un survival mode che vi trasforma in un bersaglio ambulante e costringe a resistere il più a lungo possibile agli assalti degli avversari. Si tratta di un bel numero di modalità, che offrono una lodevole varietà al pacchetto e assicurano un certo divertimento, specie se si considera la lunghezza notevole della campagna Showdown Tour, divisa in quattro parti da sbloccare a forza di vittorie che comprendono ognuna delle gare appena descritte. Per vincere queste sfide avrete a disposizione un discreto numero di automobili, gran parte delle quali andranno sbloccate a forza di vittorie e acquistate con i guadagni ottenuti. Le auto non saranno inoltre al massimo della loro condizione, e andranno potenziate sempre a suon di soldoni per raggiungerla. Le statistiche principali di ogni mezzo sono solo tre, ma è ottima cosa migliorare al massimo i veicoli preferiti per essere più competitivi, nonostante la loro differenziazione non sia poi così significativa.
Parlando più nel dettaglio dello stile di guida: è molto basilare, con controlli che hanno un feeling misto tra lo “slittamento” tipico dei rally e la risposta fluida e semplice dei Need For Speed. I bolidi dispongono anche dell’ormai fin troppo abusata bomboletta della nitro (unita a una già vista meccanica di rewind, utile e utilizzabile esclusivamente in certe competizioni), anche se il senso di velocità è molto lontano da quello di un Burnout o compagnia bella considerando che si affrontano principalmente corse su sterrato. C'è pure un indicatore dei danni che costringe al ritiro nelle corse se portato a zero, o provoca un respawn nelle competizioni demolition. Il tutto funziona benone, anche se avremmo apprezzato un po' di unicità in più nelle scelte, visto che le caratteristiche si riducono a influire quasi esclusivamente sulla potenza delle auto durante un urto, con bestioni pesantissimi in grado di resistere a un elefante in carica, e macchine più leggere che invece devono sperare di non urtare mai neanche per errore gli avversari, pena un’uscita di strada poco corroborante. La sola categoria a dare un feeling discretamente unico è quella legata alle gare Hoonigan, che costringono a driftare durante le curve, buttar giù segnali colorati e eseguire evoluzioni attorno ai pali degne del mitico Ken Block (la cui auto peraltro è presente nel gioco e utilizzabile quasi da subito).
Ottimo anche il livello di sfida, già discretamente impegnativo fin dalla difficoltà normale e in continua evoluzione di tour in tour. L’unico problema che abbiamo riscontrato è la fisica farlocca di alcuni impatti, che porta spesso e volentieri i mezzi meno imponenti a capottarsi per un nonnulla, e costringe a ricominciare la gara per l’enorme ritardo accumulato. Fastidioso, ma comprensibile in un gioco che fa della guida dura il suo cavallo di battaglia.
L’opera più fracassona mai creata da Codemasters rende benone in singolo, ma inizia a brillare davvero di luce propria in multiplayer, dove le molteplici modalità e la natura brutale delle competizioni risultano galvanizzanti, specialmente negli uno contro uno a ostacoli e nei Rampage. Il gioco online è ulteriormente nobilitato dalla possibilità di competere in eventi in team quali sfide a cattura la bandiera ed esibizioni acrobatiche a punti, e di utilizzare il Racenet, l’equivalente Codemasters dell’Autolog che permette di tenere d’occhio i propri avanzamenti e quelli degli amici in qualunque momento, o di sfidarli. Non manca neppure lo split screen, anch’esso molto ben implementato, che garantisce di partecipare a eventi in squadra esattamente come nel gioco online.  Abbiamo avuto qualche problemino minore correlato al lag, ma ha rovinato solo poche delle nostre partite e in generale non ci sono stati ostacoli a entrare nelle lobby.

Perché decorare così finemente una carrozzeria, se poi finisci per distruggerla?
Graficamente Dirt Showdown è un titolo estremamente piacevole. Le automobili sono molto dettagliate, sia quelle realmente esistenti, sia i cassoni da due tonnellate usate per le modalità più distruttive. Persino le piste sono piuttosto numerose e belle da vedere, seppur molto semplici e non prive di qualche debolezza tecnica qua e là. Ogni auto dispone di più livree selezionabili prima di una gara, molto peculiari e ben fatte. Il gioco si muove con fluidità invidiabile senza calo alcuno di frame rate, e presenta un ottimo motore di gestione dei danni. Le auto si smontano pezzo dopo pezzo a seguito degli urti e anche lo sporcarsi della carrozzeria durante le gare è graduale e molto curato. Durante le corse con condizioni atmosferiche avverse però gli sviluppatori hanno tuttavia deciso di utilizzare un piccolo trucchetto per rendere meglio l’effetto pioggia: hanno utilizzato per ogni auto texture specifiche già "bagnate". Idea carina, ma il fatto che le gocce siano fisse sulla carrozzeria risulta piuttosto evidente, e un pochino stona. Poco male, ma un comune effetto riflesso non sarebbe stata una cattiva mossa. Notevolissima la longevità. Ci metterete parecchio a completare tutti gli eventi, e avrete a disposizione persino due enormi piste per il free roaming con numerose missioni e segreti da scoprire che vi occuperanno per molto tempo. A tutto questo si aggiunge un multiplayer sopraffino da cui non vi staccherete facilmente. Insomma, quanto a contenuti, il gioco Codemasters è un vero bolide.
Recensione Videogioco DIRT SHOWDOWN scritta da PREGIANZA Dirt Showdown è un esperimento riuscito. Il modello di guida del gioco è piuttosto semplificato e basilare, ma funziona e diverte grazie al gran numero di modalità disponibili e alla natura fracassona del gameplay, specialmente quando si ha modo di gareggiare online. L'ultimo titolo di Codemasters è un must buy per qualunque nostalgico dei Destruction Derby, e per chiunque voglia un'esperienza divertente che non costringa a studiare ingegneria meccanica per trionfare. Ottimo lavoro.
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