Dopo il non esaltante
Rugby World Cup 2011 il rugby torna protagonista in ambito videoludico, questa volta anche sugli schermi PC oltre che su quelli console, grazie a
Jonah Lomu Rugby Challenge, discreto prodotto sviluppato da
Sidhe; il titolo propone un approccio allo sport in questione tutto sommato simulativo ma non per questo accessibile solo agli esperti, il tutto con un Jonah Lomu in più
Legnate sì, ma con onestàSoffermarsi sulla figura di Jonah Lomu, il testimonial del gioco, sembra essere superfluo, visto che l’atleta neozelandese ha probabilmente rappresentato per anni la più carismatica (oltre che la più dotata) figura di tutto il panorama rugbistico mondiale. Decisamente più interessante allora andare a scoprire cosa offre questo
Jonah Lomu Rugby Challenge sotto il profilo delle modalità di gioco. Oltre alla classica partita singola, sarà possibile lanciarsi in una delle undici competizioni per club o nazionali: di queste, quelle dedicate ai club posseggono la licenza originale, come la Bledisloe Cup, la RaboDirect Pro 12 o la ITM Cup, mentre quelle per nazionali devono accontentarsi di nomi che ricordano vagamente la controparte reale (come nel caso del Sei Nazioni, che diventa Euro Six).
Oltre questo, il gioco mette a disposizione una modalità carriera dove sarà possibile prendere il controllo di una squadra di club o nazionale (o entrambe) e portarla al successo in differenti competizioni. Questa modalità non si segnala per particolari elementi manageriali o strategici, che di fatto risultano nulli, ma permette in ogni caso di portare al successo la propria squadra nell’arco di tredici stagioni.
Un’ulteriore sezione di gioco, decisamente importante per coloro i quali si avvicinassero al rugby per la prima vota, è quella denominata allenamento. Scegliendo questa modalità sarà possibile imparare le varie regole dello sport in questione, approfondendo anche il
layout del sistema di controllo. Uno degli elementi positivi di questo
Jonah Lomu Rugby Challenge risiede proprio nell’efficacia dei suoi tutorial, che risulteranno sempre godibili e semplici da seguire anche per i novizi, rendendo più delicato l’impatto con le prime partite.
Approfondiamo, per ultimo, la sezione relativa al
multiplayer: grazie a questa opzione sarà possibile disputare una partita veloce o classificata fino ad un massimo di otto giocatori (ovvero 4 vs 4).
Passaggio indietro, calcio avantiAnalizzando il
gameplay del titolo, la sensazione che se ne ricava è quella di un impianto di gioco votato alla semplicità, che però non disdegna aspetti tattici o comunque simulativi.
L’elemento che spinge ad affermare quanto appena descritto risiede soprattutto nel sistema di controllo via joypad, estremamente intuitivo. In fase di possesso, ad esempio, la telecamera si posizionerà alle spalle dei propri giocatori: grazie a questo, potranno essere effettuati passaggi premendo i due tasti dorsali (va da sé che per passare a sinistra occorrerà premere il dorsale sinistro e viceversa); i quattro tasti principali, invece, serviranno per effettuare drop,
up and under e
grubber al momento giusto. Ancora, la dinamica di alcuni momenti particolari dell’azione di gioco, come la gestione della mischia, prevede l’utilizzo di una sorta di minigioco, che consiste nel premere verso l’alto i due stick analogici in un determinato momento.
Per quanto riguarda la gestione dei calci piazzati o delle
touche, invece, il titolo non regala grosse sorprese, affidando l’esecuzione dei primi al tempismo della pressione del tasto dedicato, e delegando la scelta del compagno a cui passare, nelle seconde, ai tasti centrali del pad.
Questi espedienti, quindi, consentono di fruire in modo semplice di tutte le varie fasi gioco, sia offensive che difensive: per quanto riguarda la versione PC, invece, il controllo via tastiera risulta essere per forza di cose maggiormente difficoltoso; anche per questa piattaforma, dunque, è caldamente consigliato l’utilizzo di un pad.
Il numero delle squadre utilizzabili costituisce uno dei punti di forza di questa produzione: sebbene alcune nazionali non godano di licenze, vero è che è possibile trovare numerose squadre di club (anche italiane), oltre che alcune formazioni speciali come per esempio la Lomu All Stars, dove ci si potrà esibire impersonando il testimonial del gioco.
Passando infine all’analisi del livello di competitività della IA, c’è da dire che questo sembra essere livellato verso il basso, almeno per quanto riguarda le opzioni di difficoltà inferiori. Giocando a livello Pro, ovvero il più difficile, invece, le sfide sembrano essere più equilibrate, e soprattutto rispecchiano in modo veritiero la forza delle squadre chiamate in causa; una volta sbagliato il placcaggio di un tre quarti ala neo zelandese, per esempio, questo letteralmente schizzerà (per la verità forse in modo un po’ innaturale) dritto verso la meta senza alcuna possibilità di fermarlo, sia che si controlli la Francia che l’Italia. La differenza di ruolo, e soprattutto di struttura fisica, quindi, si farà sentire in più di un occasione, e così come nella realtà sarà importante conoscere i limiti degli atleti a propria disposizione; difficilmente, dunque, un pilone potrà prendere palla e arrivare di slancio a segnare una meta.
Se l’Italia non ha la maglia azzurra…Una delle note dolenti di
Jonah Lomu Rugby Challenge la si incontra nel momento in cui ci si concentra sull’aspetto tecnico, più precisamente quello estetico, del titolo stesso. La mancanza di licenze ufficiali per alcune nazionali, infatti, ha costretto gli sviluppatori non solo a inventare di sana pianta i componenti dei roster, ma soprattutto ad adottare soluzioni cromatiche a dir poco ardite: vedere l’Italia con una divisa tricolore, solo per fare un esempio, stona in modo abbastanza evidente. Parlando dell’aspetto puramente tecnico, invece, c’è da dire che il lavoro dello sviluppatore
Sidhe si attesta su buoni livelli. La rappresentazione degli elementi di contorno, quali stadi e pubblico, raggiunge la sufficienza nella maggioranza delle occasioni, così come i modelli poligonali degli atleti, nei quali si riscontra però una certa ripetitività nella realizzazione dei volti; questa scelta, probabilmente, è determinata anche dalla già citata mancanza di licenze ufficiali, anche se è vero che la poca verosimiglianza con gli atleti reali è un difetto presente anche nelle squadre licenziate.
Per quanto concerne la presentazione delle partite, c'è da dire che il gioco propone alcuni elementi interessanti, come la presenza degli inni prima degli incontri tra nazionali, oppure la versione integrale della celebre haka neozelandese; è pur vero però che la ripetitività delle cinematiche, per esempio dopo una meta segnata o alla fine delle partite, rappresenta una leggera mancanza.
Per concludere, un accenno al comparto audio: la telecronaca del gioco, disponibile in inglese, non eccelle in qualità, ma offre un buon sottofondo alle azioni di gioco; gli effetti sonori, invece, non regalano particolari spunti di analisi, attestandosi su livelli di poco sufficienti.