Recensione di Alice: Madness Returns

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Spicy Horse
  • Distributore:

     EA
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     14 giugno 2011
- Atmosfera intrigante
- Stile da vendere
- Sistema di combattimenti divertente

- Estremamente ripetitivo
- Level design banale e noioso
- Tecnicamente deludente
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A cura di (Folken) del
American McGee è un personaggio ambiguo, proprio come le sue creazioni. Uno dei pochi game designer che può vantare il proprio nome sulle copertine dei suoi giochi, ma che dopo la sua riuscitissima ed amatissima opera prima, non riesce da anni a ritrovare il successo, proponendo titoli molto interessanti sulla carta, quanto poco riusciti una volta giunti sugli scaffali e non all’altezza delle idee iniziali. Il tentativo di tornare alle origini avrebbe potuto essere vincente, ma ancora una volta non tutto è andato per il verso giusto ed il tuffo nella mente folle di Alice (o di Mr. McGee stesso?) non riesce a stupire e coinvolgere quanto avremmo sperato.

Madness
Non è semplice tirare le fila di una trama come quella narrata in Alice: Mandess Returns, tenuta insieme unicamente da una cifra stilistica piuttosto originale che permea l’intera avventura (almeno per quanto riguarda l’ambito videoludico), fondendosi con l’esperienza di gioco e trasformandosi in motore trainante. L’incipit vede la povera Alice subire i postumi del trauma legato alla morte dei suoi genitori, con uno psicologo intento a salvarne la travagliata psiche forte di una terapia che fa dell’abbandonare ogni memoria la panacea per tutti i mali. Ben presto ci accorgeremo come tentare di dimenticare sia non solo impossibile, ma il miglior modo per confondere ulteriormente la mente malata della povera ragazza che si ritroverà nuovamente gettata in pasto alle peggio aberrazioni partorite dalla stessa sua immaginazione, viaggiando attraverso sogni più reali della dolorosa realtà stessa. Piomberà nuovamente nel Paese delle Meraviglie, sovvertito da una forza oscura evocata dalla sua stessa malattia. Nonostante siano passati dieci anni dagli eventi narrati nel primo capitolo, un periodo di relativa calma e tranquillità per la nostra giovane protagonista, alcuni ricordi legati all’incendio che si è portato via i suoi genitori cominciano infatti a riaffiorare, lasciando intuire una verità molto più tragica di quanto non pensasse.
Ricca di dialoghi nonsense, personaggi inquietanti quanto bizzarri - e spesso poco amichevoli- la storia, l’ambientazione e soprattutto l’atmosfera sono il vero punto focale dell’intera esperienza videoludica regalata da Alice: Madness Returns, confermandosi come un insieme molto riuscito ed accattivante.

Un po’ salterina…
Se da un lato lo stile inconfondibilmente dark ritorna con la stessa carica e forza del predecessore, il gameplay di stampo action misto a platform in tre dimensioni non ritrova lo smalto di una volta. Seguendo i consigli ambigui del gatto Cheshire, apprenderete gli strumenti base con i quali attraversare i diversi mondi di gioco, suddivisi piuttosto equamente tra sezioni esplorative e platform, e altre di combattimento, di stampo tipicamente action. La protagonista non è particolarmente ginnica delle movenze, ma è in grado di spiccare lunghi balzi, ripetibili per tre volte in sequenza mentre sarete in volo, ulteriormente amplificabili da una planata. Potrete così rimanere in volo per diversi secondi e coprire distanze piuttosto ragguardevoli. Le fasi platform non riservano alcuna sorpresa, limitandosi a riproporre i consueti cliché fatti di piattaforme mobili e i classici geyser o trampolini per ottenere ulteriore spinta verso l’alto. Alcune varianti saranno legate all’uso della bottiglietta che permette ad Alice non solo di rimpicciolirsi, ma anche di vedere elementi nascosti, da sfruttare per raggiungere zone segrete, ma anche per superare sequenze più complesse in alcuni livelli. Di tanto in tanto vi si presenteranno dei semplici enigmi da risolvere, piccoli puzzle e sezioni alternative bidimensionali, che riescono a spezzare il naturale scorrere dell’azione. L’esplorazione sarà incentivata dal buon numero di segreti, sparsi per i livelli da scovare rimpicciolendovi o sparando sui nasi dei maiali.

…e un po’ assassina
Ben più ricche e profonde le fasi di combattimento, graziate da un’ampia rosa di strumenti di morte e da una buona varietà nel parco nemici. Se inizialmente potrete spargere sangue per le terre del paese delle meraviglie sfruttando un grosso coltello da cucina, ben presto vi verranno fornite nuove armi, quali un coniglietto esplosivo, da piazzare e far detonare a comando, un grosso macina pepe per letali mitragliate dalla distanza, dai colpi infiniti, ma che si surriscalderà se utilizzato troppo a lungo, un ombrello per rispedire al mittente palle esplosive, un cavalluccio di legno per fendenti più lenti, ma potenti, da sfruttare per sfondare le difese nemiche, e la teiera, arma ad ampio raggio, letale contro gruppi di nemici. Questi vi attaccheranno quasi sempre in gruppo, spesso piuttosto diversificato, costringendovi ad adottare tecniche flessibili per poter sopravvivere. Il gioco comprende infatti diverse tipologie di mostri, ognuna dotata di attacchi peculiari e punti deboli. Purtroppo, nonostante ogni mondo si diversifichi enormemente dal precedente per stile grafico e sia popolato da creature a tema, queste ben presto riproporranno i medesimi schemi di attacco già visti nelle ambientazioni precedenti, riducendo drasticamente l’effetto novità. Il livello di difficoltà rimane comunque abbastanza ben bilanciato, mettendo il giocatore alla prova almeno fino a quando non avrà appreso al meglio come sfruttare ogni punto debole degli avversari. Nella mischia vi tornerà molto utile la possibilità di bloccare la telecamera su un avversario alla volta, che vi permetterà non solo di portare a segno con maggiore precisione i vostri colpi, ma anche di sfruttare proficuamente la schivata, magari approfittando del leggero rallenti che accompagnerà i fendenti più pericolosi di alcuni nemici. Purtroppo il lock on a volte vi creerà non pochi grattacapi, in quanto anziché posizionare al centro della visuale il vostro avversario, riuscirà in più di un’occasione a bloccarsi dietro elementi dello scenario, oscurando la visuale. Se doveste trovarvi a pochi passi dalla morte, avrete, infine, un’ultima speranza di cavarvela, attivando una sorta di berserk per scatenare tutta la furia di Alice. Lei diverrà invulnerabile per qualche secondo e ogni fendente andato assegno vi restituirà una piccole porzione di salute.
Potenzialmente l’offerta ludica è piuttosto ricca, sebbene non spicchi particolarmente per originalità, ma dopo l’entusiasmo iniziale, vi porterà a compiere le medesime azioni un’infinità di volte, rovinando con un’esagerata ripetitività l’esperienza di gioco. Ciò accade non tanto per le limitate capacità della protagonista, quanto piuttosto a causa di un level design tanto ispirato nell’estetica quanto poco interessante da quello della giocabilità pura, vittima di una linearità e soprattutto prevedibilità esasperanti, che rendono la decina di ore necessarie a terminare l’avventura molto meno entusiasmanti di quanto la caratura del titolo avrebbe meritato.

Tanto stile, poca tecnica
Come già detto, il vero fiore all’occhiello della produzione è senza dubbio il ricercato e personale design estetico, capace di proiettare a schermo un mondo intrigante quanto sorprendentemente vario, che riprende elementi caratteristici della novella di Carroll per poi distorcerli e svilupparli dando vita ad ambientazioni a dir poco magnetiche. Nonostante ce ne siano alcune sensibilmente meglio riuscite di altre, in generale la qualità è sempre piuttosto alta, così come per quanto riguarda i personaggi, ognuno tratteggiato con fantasia. Purtroppo tanta creatività non è sorretta da un comparto tecnico all’altezza, che su console soffre non solo di un dettaglio grafico spesso piuttosto basso, ma anche di difetti fastidiosi che rovinano un quadro estetico altrimenti molto positivo. Abbastanza riuscito il comparto sonoro, grazie ad effetti efficaci nella maggior parte dei frangenti e musiche ottime nel sottolineare l’atmosfera di gioco. Discreto il doppiaggio italiano, inferiore a quello originale, ma comunque realizzato abbastanza bene, soprattutto per quanto riguarda la protagonista ed il gatto.
Citiamo infine un graditissimo valore aggiunto, purtroppo limitato alle versioni console, che consiste nell’inclusione del capitolo originale sotto forma di codice da attivare tramite i servizi online di Sony e Microsoft. Un’ottima occasione per riscoprire un classico, che nonostante dimostri tutta la sua età, soprattutto per quanto riguarda il comparto tecnico, merita senza dubbio di essere riscoperto.
Recensione Videogioco ALICE: MADNESS RETURNS scritta da FOLKEN Difficile nascondere il disappunto per un prodotto del genere, forte di un’atmosfera davvero ben riuscita e magnetica, ma che non riesce ad esprimere le proprie potenzialità a causa di un comparto tecnico lacunoso. Non riesce ad innalzare la valutazione oltre la sufficienza piena neanche il gameplay, ben orchestrato e inizialmente intrigante, ma che cade vittima di una ripetitività solo a tratti attenuata da qualche piacevole variante, capace di rovinare un’avventura comunque lunga e densa di segreti da scoprire. Le potenzialità c’erano anche in questo aspetto, come il riuscito sistema di combattimento e la varietà delle armi, così come la buona calibrazione dei controlli, ma un level design elementare non riesce a staccarsi dalla medesima formula riproposta all’infinito. Un plauso va alla scelta di includere il primo episodio, vecchio di dieci anni, ma ancora oggi interessante da riscoprire, iniziativa che speriamo di vedere più spesso in prodotti futuri, firmati EA e non. In conclusione ci sentiamo di consigliare l’acquisto solo a quanti trovano maggiore soddisfazione nello scoprire ambientazioni ed atmosfere ricercate (e disturbanti), piuttosto che gameplay appaganti e ben orchestrati.
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