Recensione di Hunted: La Nascita del Demone

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     inXile
  • Distributore:

     Leader
  • Lingua:

     Completamente in Italiano
  • Giocatori:

     1 - 2 (Cooperativa online, Split Screen)
  • Data uscita:

     3 Giugno 2011
- Cooperativa a tratti divertente
- Dualità dei personaggi ben orchestrata
- Level design lineare e ripetitivo
- Combat system poco profondo
- Sezioni puzzle tutte uguali
- Comparto tecnico sottotono
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A cura di (andymonza) del
Bastano pochi minuti di gioco in compagnia di Hunted: La Nascita del Demone per comprendere quale fosse lo scopo originale dei ragazzi di inXile Entertainment: mescolare parti uguali di elementi tipici dell’action GDR e dello sparatutto in terza persona, aggiungendo all’equazione un forte elemento cooperativo. Una formula in parte inedita e ricca di contenuti, senza dubbio molto delicata da bilanciare: purtroppo, il prodotto finito delude in parte le buone premesse sulla carta, tradendo una certa immaturità del team di sviluppo. Sembra infatti che i ragazzi californiani capitanati da Brian Fargo non siano stati in grado di tirare le fila delle seppur interessanti premesse, consegnando al pubblico il classico “lavoro a metà”.

Gioco a due
L’incipit di Hunted: La Nascita del Demone non si perde in lunghi preamboli, presentando i due personaggi principali con un’efficace apertura in medias res: i mercenari Caddoc ed E’lara catturano da subito l’attenzione del giocatore grazie ai continui riferimenti a quello che evidentemente è un sodalizio che dura da molti anni, fatto di quotidiani combattimenti spalla a spalla, e risultante in un reciproco stuzzicarsi che accompagnerà l’arco narrativo per tutta la sua discreta durata. Un’alchimia che potrebbe ricordare quella dei protagonisti del recente Enslaved: Odyssey to the West, per quanto la caratterizzazione dei singoli si riveli alla lunga decisamente meno curata. Stesso dicasi per il background narrativo che fa da contorno, presto dimenticato in favore delle massicce dosi di azione.
Il gameplay è stato confezionato ad arte attorno alle caratteristiche dei due combattenti: Caddoc è paragonabile al tipico guerriero tank, capace di assorbire molti danni grazie allo scudo ed infliggerne altrettanti da distanza ravvicinata, l’elfa E’lara l’esatto opposto, agile, leggera e fragile, armata con arco e frecce in grado di controllare le folle da debita distanza. Ovvia la possibilità di passare da un personaggio all’altro, purtroppo non libera, ma limitata ad una scelta all’inizio di ogni nuovo livello: un freno onestamente poco comprensibile, in quanto un cambio “al volo” avrebbe potuto vivacizzare i combattimenti ed aumentare le possibilità strategiche. Per ovviare in parte a questa mancanza gli sviluppatori hanno fornito ai protagonisti delle armi secondarie “speculari” (ovvero una balestra per Caddoc e spada corta con scudo per E’lara), naturalmente molto meno efficaci delle principali, le quali finiranno per rimanere perlopiù inutilizzate.
Aggiungendo a tutto questo un classico sistema di coperture ed uno scarno comparto di magie offensive, divise tra quelle di potenziamento delle armi e quelle di attacco puro e semplice, si chiude il cerchio su un set di mezzi d'attacco più limitato di quanto le premesse suggerirebbero, che paga un evidente dazio alla generazione di shooter in terza persona post-Gears of War senza riuscire a decidere da che parte stare, se a cavallo dell’azione pura o dietro le statistiche tipiche del GDR. Il mix risultante è un pot pourri mal mescolato, reso ancor più ostico da digerire a causa di un set di controlli poco rifiniti e lenti nella risposta.
La necessità di cooperare, sia che si combatta a fianco della buona intelligenza artificiale amica, sia che si collabori con un amico online o in split screen, è stata invece orchestrata con più maestria: Caddoc avrà a disposizione alcune abilità magiche in grado di favorire il “tiro al bersaglio” di E’lara (come il tornado, grazie al quale sollevare i nemici da terra), l’elfa arciere sarà invece dotata di un’abilità in grado di frantumare gli scudi nemici, così che il guerriero possa averne ragione in pochi colpi. Interessante anche la possibilità di “caricare” il compagno con i poteri di una magia offensiva, ignorata dall’intelligenza artificiale amica, ma utilissima in cooperativa.
Si tratta purtroppo di sprazzi di lucidità in un contesto di noia e piattume, con il level design ridotto ad un’infinita sequela di corridoi (nonostante la varietà di ambientazioni, aperte e chiuse, non manchi) costellati di incontri con gruppi assortiti di nemici e qualche enigma (o meglio, il medesimo ripetuto all’infinito). Lo stesso pool di abilità ed incantesimi svela tutte le sue carte sin troppo presto, peccando decisamente in varietà: poche ore di gioco saranno più che sufficienti per sperimentare tutto ciò che il combat system ha da offrire, lasciando ampio spazio alla noia da metà avventura in avanti. Non aiutano le sporadiche sezioni puzzle, se così si possono definire, quasi tutte legate alla stessa meccanica, la quale finisce per venire a noia già dai primi capitoli. In questo senso, considerata l’assoluta linearità dell’incedere, l’eccessiva durata di alcune fasi di combattimento e la scarsa profondità del sistema offensivo, la buona durata complessiva (circa 15 ore) risulta del tutto vana.

Gears of Forge
Data l’ibridazione con gli stilemi dell’action, Hunted: La Nascita del Demone rinuncia volontariamente a due caratteristiche fondamentali dei giochi di ruolo, le quali finiscono per limitarne la profondità: la prima è l’evidente assenza di un inventario, in netta controtendenza con la possibilità di raccogliere armi dai cadaveri nemici e da specifiche rastrelliere sparse per i livelli, confrontandone le statistiche con quella in uso. Poter gestire meglio il loot avrebbe senza dubbio aggiunto un aspetto strategico alla produzione, del tutto vanificato dal mero rimpiazzamento di un’arma al ritrovamento di quella migliore. Un peccato, anche considerato che l’usura dei ferri del mestiere – i quali perderanno progressivamente di efficacia ad ogni utilizzo - è invece un elemento interessante, e costringe a frequenti cambi.
La seconda è la crescita di livello tramite esperienza, rimpiazzata da un sistema che sbloccherà i cosiddetti Talenti ripetendo certe azioni, come ad esempio uccidendo un certo numero di nemici (in realtà miglioramenti passivi delle caratteristiche, come aumenti della salute o del danno inferto): quest’ultimo si rivela del tutto fine a sé stesso, in quanto i traguardi verranno raggiunti senza troppa consapevolezza da parte del giocatore.
Piuttosto blando anche il livello di difficoltà: giocando a Normale il game over incorrerà in pochissime occasioni. Per quanto la salute non sia rigenerativa, ma legata all’utilizzo delle classiche pozioni, la capacità dei personaggi di “rimettersi in piedi” a vicenda – alla semplice pressione di un tasto – rende l’incedere quasi sempre fin troppo liscio, anche in occasione delle boss fight apparentemente più impegnative. Non aiuta l’intelligenza artificiale avversaria e la scarsa varietà degli attacchi a disposizione dei nemici stessi.

In due è meglio?
La forte dualità che caratterizza la formula di gameplay di Hunted: La Nascita del Demone ne incoraggia naturalmente la fruizione in cooperativa con un amico, possibile sia in split screen sia online. Sconsigliando la prima opzione, che tende a creare troppo caos a schermo, l’esperienza si rivela naturalmente più divertente rispetto al gioco in solitaria, seppure i problemi del gameplay rimangano naturalmente i medesimi. Si fanno riscontrare per di più imprecisioni tecniche relative al netcode: per quanto la nostra prova non abbia rivelato segni evidenti di lag, alcune mosse cooperative non hanno funzionato correttamente al primo tentativo, un problema probabilmente risolvibile tramite future patch, che tuttavia conferma la scarsa rifinitura che accomuna tutti i comparti produttivi. Spiacevole anche il fatto che partecipare ad una partita cooperativa online a campagna già iniziata sostituisca il salvataggio principale, costringendo il giocatore a ricominciare l’intero capitolo una volta tornato al gioco in singolo, una leggerezza davvero poco gradita.

Crucible
La presenza di un editor di livelli in una produzione multipiattaforma è decisamente un elemento raro a vedersi di questi tempi. Definito Crucible, il tool messo a disposizione dei giocatori si rivela piuttosto flessibile e semplice da utilizzare, seppure limitato quanto a possibilità offerte. In sostanza, si potranno concatenare una serie di ambientazioni (scelte da un pool ispirato alla campagna singolo giocatore) e decidere quanti e quali nemici affrontare, alternandole ad aree dove ricaricare salute e mana: il risultato finisce per ricordare molto una sorta di Orda alla Gears of War modificabile a piacere. Giocata in singolo non offrirà particolari stimoli, mentre in cooperativa sarà senza dubbio in grado di allungare di qualche ora la longevità complessiva. Degna di nota la possibilità di pubblicare online i livelli creati, così che la community possa scambiarsi in futuro i propri lavori.

Comparto Tecnico
Basandosi su un design decisamente poco ispirato, sia quanto a caratterizzazione dei personaggi sia per quanto riguarda le ambientazioni, l’utilizzo dell’Unreal Engine da parte dei ragazzi di inXile rivela una scarsa abilità nell’ottimizzazione. Texture poco definite e povertà poligonale sono riscontrabili ovunque, così come un’effettistica legata alle esplosioni ed agli incantesimi davvero poco efficace. Non mancano i rallentamenti, soprattutto durante le finishing move, e diversi problemi di compenetrazioni poligonali. Ad appiattire ulteriormente il mix ci pensa la palette di colori, quasi monocromatica nel suo grigio/verde, sbiadita anche in piena luce solare.
Discrete le musiche, semplicemente insufficiente il doppiaggio in italiano: enfasi completamente fuori tempo unita alle goffe animazioni facciali creano un mix davvero poco gradevole, che fa rimpiangere la lingua originale con sottotitolatura.
Recensione Videogioco HUNTED: LA NASCITA DEL DEMONE scritta da ANDYMONZA Hunted: La Nascita del Demone mette sul piatto un interessante ibrido tra azione in terza persona e GDR, condito con un’anima tutta votata alla cooperazione. Da queste buone premesse gli sviluppatori non sono purtroppo riusciti a confezionare un prodotto convincente, avvilito da pesanti leggerezze in molti comparti fondamentali. A dispetto della buona longevità, la linerità dei livelli ed il combat system piatto finiscono per annoiare ben presto il giocatore, così come la scarsa profondità delle chance cooperative. Per quanto il combattimento in compagnia sappia regalare qualche momento di soddisfazione, il titolo finisce per perdersi tra le molte leggerezze, lasciando solo qualche buona idea a brillare nella mediocrità del contesto. Consigliato unicamente a patto di non aspettarsi troppo, e di essere disposti a passare sopra ai molti difetti per godersi un intrattenimento leggero in compagnia.
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