Recensione di Dungeons and Dragons: Daggerdale

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Bedlam Games
  • Distributore:

     Koch Media
  • Lingua:

     Sottotitolato in Italiano
  • Giocatori:

     1 - 4 (Cooperativa Online)
  • Data uscita:

     25 maggio 2011 - luglio PC
- Cooperativa a due in locale
- Loot molto vario
- Combat system pessimo
- Licenza mal sfruttata
- Molti bug
- Comparto tecnico arretrato
- Localizzazione scadente
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A cura di (andymonza) del
Se pensate che ridurre trent'anni e passa di ruolistica ad un mero schiacciatasti sarebbe un'operazione difficile anche per il peggiore degli sviluppatori, significa che ancora non avete provato Dungeons and Dragons: Daggerdale. Inutile girarci troppo attorno: il lavoro di Bedlam Games si presenta come un mero sfruttamento del famoso brand - del quale si limita a riprendere qualche classe, nome ed incantesimo a casaccio - caratterizzato da meccaniche piattissime, comparto tecnico arretrato ed una collezione di bug e grossolanerie davvero poco invidiabile. In buona sostanza, non fatevi ingannare dal nome.

Molti dungeon, pochi draghi
Nell’ottica degli sviluppatori, Daggerdale doveva originariamente mettere i complessi manuali della versione 4 di Dungeons and Dragons alla portata di tutti, offrendo un titolo adatto a qualunque tipo di giocatore di ruolo, mescolando parti uguali di hack’n’slash e meccaniche tratte dalla controparte cartacea. Purtroppo lo scopo è stato completamente mancato: tutto ciò che rimane è un banale clone di Diablo che dell’illustre GDR carta e penna ha ben poco, se non qualche classe, razza ed abilità gettate alla rinfusa in un combat system acerbo e costellato di imprecisioni.
In seguito alla scelta del personaggio (incroci di razza e classe non sono consentiti, in quanto il titolo si limita ad offrire quattro archetipi) tra Chierico Nano, Umano Guerriero, Elfo Ladro o Halfling Mago, una breve cut scene si occuperà di introdurvi allo scialbo plot, che vede le terre di Daggerdale minacciate dal supercattivo Rezlus. Compito del giocatore sarà fare breccia nella torre in cui quest’ultimo si rifugia e salvare il mondo, come da programma. Ancor meno eccitante delle premesse è il gameplay che da esse scaturisce: pochi istanti basteranno a sottolineare l’immensa ripetitività del classico sistema a quest, che vi vedrà andare più e più volte dal punto A al punto B recuperando oggetti per questo o quell’NPC. Il tutto massacrando le nutrite orde di nemici, accumulando esperienza, salendo – molto lentamente – di livello ed ignorando quasi del tutto le ragioni per cui state agendo.
Per quanto ben disposto sul pad, il layout dei comandi è afflitto da una risposta molto lenta degli input, che accompagnata da un set di animazioni legnoso ed antiquato finisce per rovinare i combattimenti, trasformandoli in statiche schermaglie, noiose a giocarsi e brutte a vedersi. La lentezza con cui si cresce di livello (nonostante il massiccio backtracking ed i conseguenti combattimenti ripetuti all’infinito) non vi permetterà inoltre di disporre di un buon numero di abilità almeno fino a metà avventura, rendendo i combattimenti ancor più ripetitivi e stancanti. Questi ultimi avvengono solitamente contro gruppi assortiti di nemici, tra i quali sarà spesso necessario individuare la minaccia più immediata ed eliminarla il prima possibile: peccato che il sistema di puntamento automatico si riveli molto debole, rendendo perlopiù difficoltoso concentrare gli attacchi contro il bersaglio selezionato. La crescita del personaggio avviene come da programma con l’accumulo di esperienza e relativi livelli, con la possibilità di spendere ulteriori punti nelle caratteristiche o singole abilità. Nessuna sorpresa, se non l’utilizzo davvero scandaloso della licenza, con solo una manciata di incantesimi e skill riportati nel codice di gioco. Più interessante invece il loot, ricco di un gran numero di armi caratterizzate da statistiche sempre diverse. A peggiorare la situazione ci pensa infine la qualità scadente di quasi tutti i comparti accessori della produzione: le cut scene sembrano provenire da un’era lontana dalla nostra, i menu sono oggettivamente scomodi e scialbi, il salvataggio si affida a checkpoint lontanissimi l’uno dall’altro, che vi costringeranno talvolta a ripetere ampie porzioni di gioco. E’ bene inoltre non farsi ingannare dall’apparente opzione per il salvataggio manuale presente nel menu, in quanto non farà altro che salvare il gioco sino al precedente checkpoint.
In buona sostanza, non c’è nulla che renda piacevole il progressivo accumulo di loot ed esperienza per le circa dieci ore di durata della campagna, di per sé non indifferente, ma priva di qualunque attrattiva. Dato il prezzo non indifferente (circa 15 euro) e la crescente qualità dei prodotti legati al mercato arcade, Dungeons and Dragons: Daggerdale rappresenta un vero passo indietro per gli sforzi fatti in questi ultimi anni da diversi sviluppatori emergenti, configurandosi come un pessimo tentativo di fare soldi sfruttando una celebre licenza.

Sconforto tecnico
Se il gameplay risicato, le leggerezze ed il disperato backtracking non fossero sufficienti a farvi desistere, al resto ci penseranno i bug: porte che non si aprono, quest che non partono, nemici che spariscono e, dulcis in fundo, diffusi freeze della console. Il comparto tecnico di Dungeons and Dragons: Daggerdale è una vera minaccia, a partire dalle animazioni dei personaggi, continuando con le cut scene, la telecamera spesso fastidiosa (del tutto inutile l’impostazione isometrica, dato che non c’è alcuna possibilità di combattere tatticamente), il diffusissimo tearing, il pop up delle texture e via discorrendo. C’è abbastanza per dare diversi mesi di lavoro ad una squadra di beta tester, ed il comparto audio non riserva purtroppo sorprese migliori: le musiche sono anonime e ripetitive, il doppiaggio in inglese poco convincente ed i sottotitoli in italiano perlopiù realizzati con l’inconfondibile contributo di Google Translate.
Recensione Videogioco DUNGEONS AND DRAGONS: DAGGERDALE scritta da ANDYMONZA Dungeons and Dragons: Daggerdale non riserva buone sorprese in nessuno dei suoi comparti: la storia è poco interessante, l’elemento ruolistico inesistente, il combat system poco preciso e rifinito, la grafica antiquata. Se a questo si aggiunge una collezione di bug di tutto rispetto ed un sistema di salvataggio insensato, il risultato è un gioco che non vale la metà del suo prezzo. Tenta di sfruttare una storica licenza, e si inserisce malamente in un contesto in netta crescita come quello degli arcade. Se ancora non fosse chiaro, è da evitare assolutamente, almeno alla cifra a cui viene proposto.
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