I ragazzi di
Splash Damage, sin dal loro esordio nel lontano 2002 con
Return to Castle Wolfenstein, sono dei veri e propri professionisti del
multiplayer, elemento imprescindibile nelle loro produzioni, se non addirittura l’unico aspetto trattato in un titolo che li ha visti tra gli sviluppatori. In
Doom 3, ad esempio, hanno affiancato
id Software per la realizzazione della parte competitiva del gioco; tuttavia la loro fama è legata indissolubilmente alla serie
Enemy Territory, nata come
spin off multiplayer di
Wolfenstein e
Quake. Non è quindi un caso che il loro ultimo lavoro,
Brink, condivida con
QUAKE Wars sia il motore grafico, l’id Tech 4, sia il DNA, ovvero l’essere uno
shooter competitivo in prima persona basato sulla specializzazione in classi, con mappe ad obiettivi e focalizzato sulla cooperazione tra i vari membri della squadra.
C’era una volta l’ArcaThe Ark, o l’Arca, è la futuristica città dove le battaglie di
Brink sono ambientate, un baluardo autosufficiente nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, nato come cittadella del benessere e della scienza di fronte a San Francisco, isolato dal resto del mondo e sovrappopolato fino al collasso in seguito a continui flussi migratori. Una situazione così esplosiva non poteva che scatenare il malcontento tra la popolazione, divisa nettamente tra chi stava soffrendo la fame nei sobborghi periferici e chi cercava di mantenere l’ordine ed il controllo all’ombra dell’imponente torre centrale, costi quel che costi. Le prime schermaglie sono presto sfociate in un vero e proprio conflitto tra la Resistenza e la Sicurezza per il controllo dell’Arca, sotto l’attento e distaccato sguardo dei Fondatori. Il vostro compito sarà quello di scegliere da che parte schierarvi e contribuire alla salvezza di Ark o fuggire dalla distorta utopia.
CustomizzazioneDopo il breve filmato introduttivo verrete immediatamente portati al potente
editor del personaggio, grazie al quale creare un avatar confacente alla moda vigente nell’Arca. Dettagli esagerati e colori accesi contribuiscono a creare lo stile proprio di
Brink, vero e proprio biglietto da visita della produzione
Bethesda. Non importa la fazione scelta, il vostro personaggio manterrà i tratti fondamentali, sia che interpreti un agente della sicurezza sia che lotti tra le fila della resistenza. Questo vi darà la libertà di scegliere liberamente da che parte schierarvi, mantenendo inalterati i bonus e le armi sbloccati tramite l'avanzamento di livello. Ognuna delle quattro classi a disposizione disporrà infatti di un percorso di crescita indipendente, che permetterà di acquisire gradualmente abilità sempre più efficaci. La caratterizzazione di questi ruoli non si discosta particolarmente dai canoni del genere, con i medici capaci di resuscitare i compagni caduti sul campo e potenziare la loro salute, gli ingegneri in grado di piazzare torrette automatiche e migliorare le armi, gli infiltrati esperti nei travestimenti e nell’intercettare le comunicazioni avversarie ed i soldati inesauribile fonte di munizioni e di cose che esplodono, fragorosamente. Il tratto distintivo della produzione
Splash Damage è invece da ricercarsi nel
design delle missioni, studiate per rendere ognuna di queste carriere ugualmente utile e soddisfacente al conseguimento del risultato finale. Ogni livello sarà caratterizzato sia da un obiettivo principale, ma richiederà un tipo specifico di classe per essere portato a termine, sia da tutta una serie di compiti secondari, grazie ai quali accumulare esperienza aggiuntiva e contribuire alla vittoria della propria squadra. Gli ingegneri potranno ad esempio ripristinare postazioni fisse per difendere un obiettivo sensibile, oppure gli infiltrati potranno
hackerare un computer in modo tale che i tecnici avversari impieghino più tempo a bucare le sue difese. La scelta se concentrarsi sull'obiettivo finale o svolgere gli altri compiti sarà delegata al giocatore, che in qualsiasi momento potrà decidere di cambiare focus tramite un comodo menù circolare, da richiamare con la semplice pressione della croce digitale abbinata alla leva analogica destra. Sincronizzarsi coi propri compagni sarà comunque fondamentale nell'economia del gioco, dato che il
design di
Brink, con i lunghi tempi necessari per compiere un'azione, è studiato per scoraggiare eroi solitari in cerca di gloria.
Male accompagnati, è peggio di soli?Il problema di questa peculiare struttura è che quando si affrontano le missioni in singolo giocatore, si nota talvolta come i compagni non sempre si comportino con grande coerenza, concentrandosi talvolta su obiettivi secondari, lasciandovi spesso come unico baluardo per la difesa di una data area o attendendo passivamente un vostro intervento per proseguire. Inoltre i bot, sia avversari sia alleati, sembrano muoversi principalmente a mò di sciame, concentrando gli scontri in alcuni punti focali, ingorgandoli in un caos di colpi ed esplosioni, lasciando semi-incustoditi i passaggi meno battuti. In queste occasioni si noterà anche una certa somiglianza tra l’estetica delle due fazioni, differenziate solo da un alone di colore diverso e dalla mancanza di nomi. I livelli più avanzati avranno comunque opzioni di customizzazione maggiori, aiutando ad aumentare le differenze stilistiche tra le parti.
Ovviamente sostituire l'intelligenza artificiale con degli esseri umani risolve tutti questi problemi, ma c'è da dire che, nonostante di ragazzi di
Splash Damage abbiano fatto di tutto per disegnare
Brink in modo tale che vi sia un
drop-in/drop-out di altri giocatori agile e veloce, non tutti saranno in grado - o avranno voglia - di sfruttare questa opzione.
Rendendo oltretutto perfettamente sovrapponibile l'esperienza multigiocatore con quella in solitaria (e a ben vedere anche la cooperativa, che vi vedrà lottare sulle stesse mappe con un massimo di altri sette amici contro i bot) emerge anche un problema quantitativo, dato che oltre alle dieci missioni, in attesa dei proverbiali DLC, non vi saranno altre modalità o mappe da giocare, riproponendo ostinatamente più o meno le medesime situazioni, variando solo lo scenario o il punto di vista, ovvero la Resistenza o la Sicurezza. Molti incarichi appaiono infatti troppo simili tra di loro: scortare un robot o un malato sfrutterà la stessa meccanica di gioco, variando semplicemente la classe coinvolta nella “cura”. In entrambi i casi sarà infatti richiesto di tenere alta la barra della salute e stare nelle vicinanze dell’obiettivo. Nello stesso modo attendere che un infiltrato
hackeri un terminale o un soldato faccia esplodere un ponte vi chiederà di difendere/attaccare una data posizione, e nient’altro.
S.M.A.R.T.Gli elementi evidenziati vanno ad incidere sulla valutazione di un prodotto che, con un supporto adeguato ed un buona comunità di giocatori, sarà in grado di regalare tanto divertimento agli amanti degli sparatutto multigiocatore, soprattutto coloro alla ricerca di un'esperienza differente dalla frenesia e dinamicità dei vari
Halo e
Call of Duty, ma anche dalle attese e dagli spazi aperti di
Bad Company. Le mappe, fatte principalmente di cunicoli chiusi che terminano in piccoli spiazzi aperti, dove solitamente si concentrano gli scontri, non consentono scambi di gentilezze dalla lunga distanza ed anzi tendono a concentrare gli attriti in singole “stazioni” che gli attaccanti dovranno progressivamente conquistare ed i difensori, ovviamente, difendere. In questo senso l'introduzione dello S.M.A.R.T. (acronimo che sta per "S
mooth Movement Across Random Terrain") aiuta a rendere difficilmente difendibile qualsiasi roccaforte, conferendo ai combattenti una superiore agilità, che consente loro di scavalcare ostacoli o arrampicarsi su determinate sporgenze. I paragoni con
Mirror's Edge emersi durante lo sviluppo appaiono piuttosto azzardati, ma occorre sottolineare come il titolo
Dice rimanga comunque l'esempio più prossimo per capire di cosa si tratta. Basterà infatti la pressione di un tasto per permettere tutte queste azioni e già dopo poche partite vi troverete ad arrampicarvi o scivolare a terra quasi senza pensarci. Nonostante la pesantezza dei vari guerrieri i combattimenti saranno in questo modo molto dinamici, anche per il fatto che le bombe a mano vi getteranno a terra, e da li potrete comunque continuare a far danni. In base alla corporatura selezionata potrete inoltre aumentare o diminuire la vostra agilità, a discapito di una superiore resistenza ai danni. Quello che si configura è dunque uno shooter studiato per un pubblico più “hardcore”, che sappia apprezzare il bilanciamento del
gameplay e magari abbia un gruppo di amici fidato con il quale imbastire tattiche di guerriglia più raffinate, definendo bene i ruoli e giocando per valorizzare al meglio ognuno di essi.
MatchmakingGli habitué degli sparattutto online saranno sconcertati dalla mancanza di matchmaking online.
Brink, fondando tutto sulla capacità
drop-in/drop-out del proprio
netcode, vi permetterà di iniziare una partita in solitaria per poi sostituire progressivamente i bot con i giocatori che corrisponderanno alle caratteristiche definite in avvio di partita. Questo sistema, per quanto renda le partite
online estremamente fluide, permetterà di avere sempre il numero ottimale di partecipanti, siano essi umani o artificiali. Inoltre limita fortemente le possibilità di scelta, delegando tutto il lavoro ai server: non vi sarà modo di trovare ed unirsi ad un gruppo che in quel momento sta giocando una mappa diversa dalla vostra. Se con tanti giocatori online in pochi noteranno questo problema, una maggiore flessibilità e trasparenza del
matchmaking avrebbe comunque aiutato. L'impressione è quella che i ragazzi di
Splash Damage abbiano lavorato con il PC come piattaforma di riferimento, non modificando il loro approccio al prodotto per cercare di superare le limitazioni intrinseche nell'architettura delle console. Su piattaforma Windows infatti verranno rilasciati a breve i
tool per la creazione di mappe e mod del gioco, che andranno inevitabilmente ad ampliare l'offerta ludica del titolo e favorire la formazione di un nocciolo duro di giocatori che sosterrà il prodotto nel tempo. Il pubblico console è invece più volubile e la probabile commercializzazione di contenuti aggiuntivi scoraggerà parte degli acquirenti ad investire ulteriormente sul prodotto, staccandosi da
Brink una volta esaurito l'interesse per le mappe base.
id Tech 4Tecnicamente
Brink alterna momenti di grande impatto ad altri meno convincenti. Su console il titolo
Splash Damage, per mantenere un
frame rate stabile in qualsiasi situazione, sembra regolare automaticamente la definizione e la pulizia generale a schermo. Una scelta oculata per non funestare il gioco con sconvenienti rallentamenti, ma una qualità uniforme (ed alta) sarebbe stata preferibile. Particolarmente azzeccato invece lo stile. I personaggi fortemente caricaturali ed i colori accesi, anche se potrebbero non piacere a tutti, conferiscono alla produzione un carattere ed uno stile unici, fattore di questi tempi sempre più raro.
Dal punto di vista audio si sottolinea un main theme di ottima fattura, che però verrà riproposto, con alcune varianti, per tutto il gioco. Per il resto buoni i campionamenti, mentre altalenante il doppiaggio in italiano, con alcune voci poco azzeccate e frasi ripetute a volte ossessivamente.
La longevità, per una produzione così focalizzata sul
multiplayer online, dipenderà essenzialmente dalla comunità che si formerà intorno al gioco ed al supporto che i ragazzi di
Splash Damage sapranno offrire in termini di contenuti e varietà dell’offerta ludica. Questo perché, oltre alle dieci missioni per fazione (da giocare il competitiva a 16 giocatori o in cooperativa con 8 amici sulle stesse mappe, con obiettivi speculari) e alle quattro sfide da giocare in cooperativa,
Brink non offre altro.