Da quando i
publisher di videogiochi e le
major cinematografiche hanno iniziato a stringere proficui accordi di produzione di titoli legati a pellicole di successo, il termine
tie in è diventato famigerato tanto tra la schiera della stampa videoludica, quanto tra il grande pubblico. A nostra memoria, la corrente generazione ha visto un unico nome sottrarsi a questa feroce logica, quel
Wolverine targato
Raven Software che tre anni fa riuscì a distinguersi dalla massa solo grazie ad uno sviluppo già in corso da diverso tempo. Ben diverse le premesse per questo
Thor: Il Dio Del Tuono, il cui unico punto di forza sembrava sin dall’annuncio la sceneggiatura curata da Matt “Fraction” Fritchman, pluripremiato
writer presso
Marvel. Inutile dire che le scarse aspettative trovano tristemente conferma nel lavoro di
Liquid Entertainment, sorretto solo ed esclusivamente da un
plot tutto sommato interessante per chi vorrà poi recarsi al cinema: la trama fa infatti di questa produzione un vero e proprio
prequel delle vicende narrate nell’omonima pellicola, aggirando del tutto il pericolo di
spoiler.
Voglio ma non possoChiunque abbia mai giocato ad un titolo della serie
God of War non avrà difficoltà alcuna ad approcciarsi a questo
tie in: combo è la parola d’ordine per aver ragione delle vaste schiere avversarie che affolleranno lo schermo per la maggior parte del tempo e la varietà in tal senso non manca. Concatenando la pressione dei due classici attacchi tipici del genere
action avrete accesso a sequenze più o meno rapide che vedranno il semidio menare due o tre fendenti con il martello e concludere con una spettacolare
finisher. A questo si aggiungono le prese ed i tre poteri elementali, Tuono, Fulmine e Vento, attivabili sia in forma breve che potenziata, mantenendo la pressione del tasto. Chiude il cerchio un tasto dedicato alla scivolata, possibile anche a mezz’aria, uno alla parata (peraltro molto poco efficace) ed uno al lancio di Mjollnir, l’onnipresente martellone, dotato di mira completamente automatica (nonché ballerina). Da queste ben note premesse scaturisce un
gameplay piuttosto classico nella formula, se non addirittura rudimentale, dove il selvaggio
button mashing contro la classica carne da macello sarà alternato da un gran numero di
cut scene realizzate con il motore di gioco, qualche
boss fight e sporadiche sessioni di
puzzle platforming. Sebbene le basi per un
combat system piacevole non manchino – presente anche un sistema di
upgrade per i diversi poteri, completo e ben articolato – l’esperienza risulta purtroppo compromessa a causa dell’estrema ripetitività e selvaggia replicazione dei contenuti, e di una totale assenza di rifinitura nel comparto animazioni. Le arene di scontro, spesso molto limitate quanto a dimensioni, costringeranno spesso il giocatore a soffermarsi finché diverse ondate di avversari non saranno state spazzate via, rendendo l’incedere spesso tedioso. A questo occorre aggiungere una scarsa diversificazione dei nemici, i quali pur presentando “punti deboli” da sfruttare, non reagiranno in maniera differente ai diversi poteri, vanificando la varietà in tal senso. Lo stesso dicasi per gli scontri con i
boss, caratterizzati da un banale sistema a metà tra il
Quick Time Event e l’azione diretta, a tratti spettacolare a vedersi, ma purtroppo ben poco piacevole da giocare. Vi è indubbiamente qualche soddisfazione da ricavare qua e là, rappresentata soprattutto dalla buona qualità di alcune
finishing move, ma la pessima concatenazione delle animazioni e la natura assolutamente randomica del comparto collisioni rende nondimeno gli scontri caotici e di rado divertenti. Passando alle fasi
platform, è soprattutto in queste ultime sezioni che la scarsa abilità nel
level design da parte degli sviluppatori emerge prepotentemente, con telecamere fisse posizionate senza criterio alcuno, piattaforme troppo vicine o distanti per essere raggiunte con gli strumenti a disposizione del giocatore, importanti elementi dello scenario non inquadrati a dovere, piccoli
bug nel puntamento, e così via. In queste fasi ancor più che durante i combattimenti, si avverte la forte sensazione di stare giocando “contro” il
gameplay e non “con” esso, laddove aggirare i limiti di sviluppo si rivelerà a volte ben più impegnativo che superare gli ostacoli posti dagli stessi sviluppatori.
A chiudere il cerchio ci pensa un’esasperata linearità – nonostante la quale ci siamo trovati talvolta bloccati a causa del pessimo
level design - ed un fattore rigiocabilità prossimo allo zero, vanamente ingolosito da qualche costume alternativo e da colori inediti per i poteri del fulmine, decisamente troppo poco per l’esordio del Dio del Tuono nel mondo dei videogiochi. La modalità storia scivola via in sette/otto ore di tedioso ripetersi di combattimenti mal rifiniti ed insopportabili sezioni
platforming, lasciando dietro di sé solo ed esclusivamente la curiosità legata alla scoperta di qualche retroscena del conflitto tra il protagonista ed il perfido Loki.
Comparto tecnicoSe c’è un lato positivo nel comparto grafico di
Thor: Il Dio del Tuono è senza dubbio la modellazione dei personaggi, sufficientemente riconoscibili e discretamente dettagliati, anche se il labiale e le animazioni legate ai volti rimangono molto approssimative. Tutto il resto si attesta su standard medio-bassi, partendo dalla densità poligonale e chiudendo il cerchio con un’effettistica a tratti imbarazzante. Alterno il doppiaggio in italiano, a tratti caratterizzato da voci convincenti, in altri frangenti scollegato dall’azione a schermo. Di bassa qualità e mal mixate le musiche, che finiscono talvolta per coprire le voci narranti, confermando un lavoro frettoloso anche in questo comparto.