Recensione di Call of Duty: Black Ops
PS3, Xbox 360

Copertina Videogioco COD Black Ops
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Treyarch
  • Distributore:

     Activision
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1 - 18 (Multiplayer online)
  • Data uscita:

     Disponibile
9.3
Voto lettori:
8.7
- Una storia avvincente e coesa
- Ottimo design dei livelli
- Comparto multigiocatore eccezionale
- Alcuni script non sono ben implementati
- Respawn a volte mal gestito
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A cura di Andrea Porta (andymonza) del
Il brand Call of Duty vive da sempre una situazione unica e particolare: portato avanti per anni da due studi separati, si ritrova oggi nelle mani dell’ex “seconda squadra”, quei Treyarch Studios che per molto tempo si sono limitati a calcare le orme di Infinity Ward. Se avete seguito con noi il lungo periodo di sviluppo del nuovo titolo, sapete già che l'occasione è stata colta con grande entusiasmo dagli sviluppatori californiani, i quali hanno trasformato il difficile passaggio di mano in un'opportunità per dimostrare tutte le loro capacità.
Call of Duty: Black Ops incarna perfettamente lo spirito della serie di appartenenza: spettacolare, hollywoodiano, frenetico e ricchissimo di contenuti, il nuovo sparatutto militare torna alla ribalta con un capitolo che grazie ad una sceneggiatura coinvolgente e ad una direzione artistica di grande impatto riesce ad innalzare ulteriormente i propri valori produttivi, proponendo un comparto multigiocatore completo sotto tutti i punti di vista e una trama finalmente appassionante e coesa, che fa da sfondo ad una campagna singolo giocatore notevole.

Guerra segreta
La guerra non cambia mai, come recita un famoso claim: eppure Treyarch riesce con Black Ops a proporre un approccio nuovo ai conflitti proposti, quello delle cosiddette Deniable Operations, condotte dietro le linee nemiche da super soldati sotto copertura, pronti a sacrificare la propria vita per il bene dell’umanità (e degli Stati Uniti). Nei panni di Alex Mason ci ritroveremo ad attraversare il globo nel tentativo di sventare una minaccia terroristica, sullo sfondo di una Guerra Fredda che sfocia inesorabilmente nel conflitto in Vietnam, del quale affronteremo i campi di battaglia con scopi ben diversi da quelli delle normali truppe USA. Oltre a permettere una trama molto più comprensibile rispetto alle precedenti, il fatto di trovarsi nei panni di Mason per la quasi totalità della campagna riesce a conferire al personaggio una sua identità, e siamo certi che il suo nome farà nuovamente capolino in produzioni future. Già di per sé affascinante ed a suo modo originale rispetto alla media degli sparatutto tradizionali, l’arco narrativo acquista una inaspettata profondità grazie all’esteso utilizzo del flashback: le classiche missioni ad obbiettivi andranno infatti a comporsi in un complesso puzzle che si tinge di spy story e mistery, citando una gran quantità di film celebri e regalando un colpo di scena finale degno di nota, seppure non originale. Rivelare ulteriori dettagli sarebbe un vero delitto: quello che conta è che grazie al lungo periodo di ricerca ed alle consulenze di diversi esperti del settore, i ragazzi di Treyarch hanno messo insieme un interessante pastiche di fantapolitica degno del miglior Tom Clancy, le cui frange narrative spezzano efficacemente la classica azione a schermo.

Sotto copertura
Come membri del SOG (Studies and Observation Group, nome di copertura per le truppe speciali attive durante la Guerra Fredda), Mason e la sua squadra hanno a disposizione il meglio dell’arsenale USA, comprese alcune armi sperimentali come l’allora prototipo Steyr AUG e lo SPAS 12, ed ampio potere decisionale sul campo. Questa condizione privilegiata rispetto alle truppe tradizionali ha come rovescio della medaglia il frequente isolamento e l’inferiorità numerica in cui ci si trova a combattere, compensata solo dalle tecnologie avanzate (almeno per l’epoca) e dall’occasionale possibilità di chiamare in aiuto il supporto aereo. Con queste premesse Call of Duty: Black Ops offre al giocatore una campagna caratterizzata da un ritmo molto sostenuto grazie a continui cambi d’ambientazione, tra un campo di prigionia e siti di lancio in Russia, le vie di Cuba e diversi scorci del Vietnam. Ogni singolo scontro a fuoco è stato studiato al millimetro dagli sviluppatori, risultando sempre spettacolare grazie al massiccio utilizzo di script, da sempre caratteristici della serie. Perlopiù ben dissimulati nel fluire delle sparatorie, essi mascherano la linearità di fondo e si amalgamano adeguatamente al design dei livelli, spesso ispirato ed originale. Alcune missioni presentano qualche difetto veniale dovuto proprio all'utilizzo degli script, che affiancati all'occasionale respawn dei nemici costringono talvolta il giocatore ad avanzare anche quando la quantità di nemici a schermo suggerirebbe il contrario: si tratta comunque di un difetto congenito per la serie ben noto ai fan, accettabile se si considera l'alto livello di spettacolo offerto. L’incedere di diverse missioni “programmate” è spesso turbato da un susseguirsi di imprevisti e colpi di scena, i quali contribuiscono a mantenere sempre viva l’attenzione del giocatore ed a cambiare repentinamente il ritmo. Questa dinamicità è sottolineata a dovere dalla regia delle frequenti sequenze narrative, che pur mantenendo la visuale in prima persona propongono diversi momenti davvero spettacolari. La maggior parte delle missioni verranno affrontate insieme ad uno o più compagni di squadra, i quali sfoggiano un’Intelligenza Artificiale amica migliorata rispetto al passato, in grado di fornire un discreto supporto, senza intralciare l’azione né rubare la scena al giocatore. Oltre alla grande quantità di ambientazioni e differenti situazioni tattiche, a donare ulteriore varietà all’incedere ci pensa anche un arsenale davvero sconfinato: il continuo cambio di fucili ed armi corte all’inizio di ogni missione, e la possibilità di raccogliere quelle cadute ai nemici, fanno sì che difficilmente si combatta più di una manciata di minuti imbracciando la stessa bocca da fuoco. Torna la possibilità di impugnare due armi, con cui sparare indipendentemente tramite i grilletti, e fanno capolino alcuni strumenti di morte non tradizionali, come la balestra dotata di dardi esplosivi ed il lanciarazzi Valkyrie, che permette di guidare i missili attivamente sino all'obbiettivo. Tutto questo si traduce nella possibilità di attuare tattiche e stili di combattimento differenti a seconda della bocca da fuoco impiegata, ai quali l’Intelligenza Artificiale nemica risponderà con discreta dinamicità. Capiterà di vedere nemici che stentano a coprirsi o che si lanciano contro il giocatore in azzardate cariche kamikaze: per quanto ancora una volta Call of Duty preferisca evidentemente la spettacolarità alla tattica militare, la mimesi hollywoodiana regge e diverte. Il livello di sfida offerto è piuttosto alto, soprattutto affrontando la campagna ai livelli di difficoltà più elevati, dove un paio di colpi sono sufficienti per tornare all'ultimo checkpoint. A proposito di questi ultimi, si nota una collocazione talvolta non perfetta, con sporadici respawn in mezzo alle linee nemiche: niente di inficiante a livello di godibilità, ma nondimeno a tratti fastidioso. Fanno il loro ritorno le sequenze a bordo di veicoli, altra caratteristica storica della serie: grazie ai potenziamenti al motore grafico, ora in grado di riprodurre ambientazioni molto più vaste che in passato, queste fasi portano a nuovi livelli la spettacolarità degli scontri. Che si tratti di una vecchia moto, di una barca da combattimento o di un elicottero Hind, i Treyarch sono riusciti a mantenere i controlli semplicissimi da utilizzare pur restituendo tutta l’intensità dei singoli momenti. Oltre ad una trama apprezzabile, la campagna singolo giocatore offre una longevità leggermente migliorata rispetto agli standard della serie, attestandosi sulle sei/sette ore necessarie per giungere ai titoli di coda.

Comparto multigiocatore
La corposa componente online di Call of Duty: Black Ops eredita dai due Modern Warfare la struttura portante, ma i ragazzi di Treyarch hanno lavorato a lungo per aggiungere nuove modalità e ribilanciare tutta la formula. La novità più grossa è rappresentata dai CoD Point, vera e propria valuta di gioco accumulabile durante le partite: questi soldi virtuali torneranno utili per acquistare armi, Perk e qualunque altra personalizzazione per gli alter ego digitali. Tale novità non elimina comunque l’esperienza ed i livelli, ancora utili per sbloccare alcuni aspetti della customizzazione. Quest’ultima avviene all’interno di un menu completo ed intuitivo, che offre l’acquisto di armi primarie e secondarie, uno slot per le granate letali (accompagnate dal Tomahawk), uno per quelle tattiche (come gli utilissimi fumogeni e le flash bang), e un terzo dove equipaggiare gadget come la microcamera, il sensore di movimento e le mine. Ulteriori tre slot sono dedicati ai Perk (e relative versioni Pro, sbloccabili tramite sfide dedicate), anch’essi acquistabili con i CoD Point: le novità rispetto a quelli introdotti dal predecessore sono irrisorie, consistendo più che altro in un generale ribilanciamento. Del tutto innovativi sono invece i Contracts: acquistabili con la valuta di gioco, essi richiederanno al giocatore di completare certi obbiettivi entro un tempo limite, offrendo in cambio un premio in CoD Points ed occasionalmente esperienza (ad esempio, ottenere 25 uccisioni col l’M16 in 40 minuti di gioco online, oppure finire tra i primi tre classificati in una certa modalità). Una volta scaduto il tempo, che il Contratto sia stato onorato o meno, esso non sarà più disponibile per un certo numero di ore, che può oscillare tra una e ventiquattro. Divertenti da completare, i Contratti aggiungono un’ulteriore chiave di lettura alle normali partite multigiocatore, offrendo un motivo in più per migliorarsi e sfidare sé stessi.
Diverse novità anche per il menu dedicato alla selezione dei Killstreak: il massimo di uccisioni necessarie per ottenere le ricompense migliori è stato portato dalle 25 di Modern Warfare 2 a 11, fanno inoltre ritorno i cani assassini di World at War (ottenibili dopo l’undicesima kill consecutiva). Le novità più interessanti sono senza dubbio la Gunship (anch’essa ottenibile all’undicesima kill), che permette di guidare un elicottero Hind direttamente sul campo di battaglia, e la pubblicizzatissima macchina radiocomandata esplosiva (per la quale sono necessarie solo tre uccisioni consecutive, previo acquisto tramite CoD Point).
Dal punto di vista delle modalità, a fianco dell’offerta già introdotta dai due Modern Warfare, i ragazzi di Treyarch propongono quattro innovative stipulazioni definite Wager Match, sulle quali sarà possibile scommettere i propri CoD Point, laddove solo i primi tre classificati guadagneranno una ricompensa.
Gun Game vedrà i giocatori partire dal revolver ed ottenere una nuova e più performante arma ad ogni kill, fino a venti: il primo giocatore a raggiungere e ad utilizzare con successo l’arma finale vincerà il match. Nel caso invece si venga colpiti da una coltellata, si tornerà all’arma precedente.
One in the Chamber getta i partecipanti nella mischia armati di pistola, una pallottola e tre vite, oltre naturalmente al coltello: solo uno rimarrà in piedi.
Sticks and Stones vedrà i giocatori affrontarsi solo con la balestra dotata di dardi esplosivi, il Tomahawk ed il coltello; nel caso si riesca ad ottenere una kill con l'accetta da lancio, si manderà in bancarotta lo sfortunato bersaglio.
Sharpshooter è l’unica modalità Wager che preveda i Perk: i giocatori saranno tutti dotati della stessa arma scelta a caso tra quelle disponibili nell’arsenale, la quale cambierà ogni 40 secondi circa, ed ogni kill darà accesso ad un Perk.
Queste quattro modalità riescono a rinnovare in maniera sincera ed intelligente il comparto multiplayer di Black Ops, offrendo ai giocatori sfide semplici nelle premesse, eppure molto impegnative e divertenti. La possibilità di scommetterci il proprio gruzzolo è naturalmente un incentivo alla competizione, e non fa che aumentare il fascino di questa notevole aggiunta.
Le 14 mappe, tutte nuove ed originali, prendono solo in parte spunto dalla campagna singolo giocatore, offrendo anche diverse ambientazioni inedite. Il level design è anche qui ottimo, offre spazi ora ampi, ora angusti, buona alternanza tra zone all’aperto ed edifici, e dimensioni complessive variabili, così da adattarsi efficacemente alle molte modalità disponibili. Non manca un occhio di riguardo per la personalizzazione estetica: oltre alle tinture mimetiche facciali, un apposito editor permetterà ai giocatori di creare una propria icona personalizzata (unendo diversi layer in stile Photoshop), da applicare alle proprie armi. Nel complesso, un comparto multigiocatore mastodontico, che racchiude la notevole offerta già proposta da Modern Warfare 2 rinnovandola grazie all’introduzione dei CoD Points, dei Contratti e dei Wager Match, in grado di appassionare i giocatori per molti mesi a venire. Se tutto questo non bastasse, mutuata da Halo arriva anche una modalità regista, con cui creare dei video caricabili sul sito ufficiale del gioco e visualizzabili dall'intera comunità. Se invece siete alle prime armi con il multigiocatore competitivo e voleste prepararvi a dovere prima di scendere nei campi di battaglia online, la modalità allenamento vi permetterà di cimentarvi contro i bot guidati dall'Intelligenza Artificiale.
A completare la straordinaria offerta fa il suo ritorno anche la modalità Nazi Zombies già apprezzata in World at War: quattro giocatori si ritroveranno come in passato ad affrontare ondate progressive di non morti, spendendo i soldi accumulati con le uccisioni e la ricostruzione delle barricate per comprare nuove armi o attivare speciali trappole e power up. Quattro sono le mappe offerte (l'acquisto della Hardened Edition da collezione permetterà di scaricare anche quelle di World at War), ed è da segnalare l'interessante estensione dei livelli, i quali permetteranno di uscire anche all'esterno ed esplorare più di quanto non si facesse in precedenza.
Durante le nostre sessioni di prova il netcode si è rivelato assolutamente stabile, senza alcun segno di cedimento riscontrato, garantendo partite fluide e senza intoppi.

Comparto tecnico
Black Ops sfrutta una versione aggiornata del motore grafico già visto nei predecessori, in grado di offrire ambientazioni più ampie grazie al rinnovato streaming delle texture. Ad alzare la cifra stilistica del prodotto è comunque la direzione artistica: diversi paesaggi della Russia, del Laos e del Vietnam rimangono impressi nella memoria non tanto per la qualità della modellazione (peraltro buona), ma più che altro per la tavolozza di colori impiegata (talvolta volutamente saturata) e per l'originalità di certi scorci. Uno sguardo ravvicinato può talvolta rivelare texture non molto definite e qualche occasionale compenetrazione, ma si tratta di limitazioni comprensibili se si considerano i 60 frame per secondo, che garantiscono una fluidità unica ed irrinunciabile, e la vastità delle ambientazioni. Notevoli gli effetti particellari e di illuminazione, affiancati dalla parziale distruttibilità di certi elementi di contorno degli scenari: per quanto limitata, essa contribuisce a creare uno spettacolo piacevole durante le schermaglie. Buono anche il lavoro svolto sulle animazioni facciali nelle cut scene, nettamente migliorate rispetto al passato grazie ad un motion capture di qualità. Ottimo il comparto sonoro: purtroppo non possiamo ancora pronunciarci sul doppiaggio in italiano, mentre quello inglese sfoggia nomi notevoli, tra cui Gary Oldman e Ed Harris. Di qualità il campionamento dei rumori ambientali ed apprezzabili le musiche, tra cui spiccano anche alcuni classici del periodo, firmati Creedence e Rolling Stones.
Recensione Videogioco CALL OF DUTY: BLACK OPS scritta da ANDYMONZA Pur senza rivoluzionare una formula di gameplay ormai più che consolidata, e prendendo in prestito da Infinity Ward i fondamenti del comparto multigiocatore, i ragazzi di Treyarch sono riusciti nel confezionare un Call of Duty memorabile quanto il primo Modern Warfare: la campagna singolo giocatore tiene il fiato sospeso per tutta la sua durata, colpisce con il design delle ambientazioni e l’intensità di alcuni scontri. Il multigiocatore è quanto di più completo la serie abbia mai visto, con la valuta di gioco e relative scommesse a prolungarne la longevità già eccezionale, senza contare la qualità e la quantità di mappe e modalità proposte. L’unica controindicazione è, come sempre, per coloro che non fossero interessati al comparto online: per quanto molto divertente ed intensa, la sola campagna singolo giocatore non giustificherà probabilmente l’esborso. Oltre ad interessare i fan storici della serie, che indubbiamente avranno già preso parte alle notti di apertura dei negozi, il consiglio d’acquisto si allarga a tutti gli appassionati di sparatutto e giochi d’azione in generale: Black Ops è al tempo stesso un titolo rappresentativo della saga cui appartiene, e di gran lunga il più completo dal punto di vista narrativo e dell’intrattenimento offerto, per un’esperienza di gioco di grande spessore.
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