Recensione di Enslaved: Odyssey to the West
PS3, Xbox 360

Copertina Videogioco Enslaved
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Ninja Theory
  • Distributore:

     Namco Bandai
  • Data uscita:

     7 Ottobre 2010
8.5
Voto lettori:
8.5
- Stilisticamente bellissimo
- Gameplay vario e divertente...
- Attori virtuali meravigliosi
- La storia vi rapirà fino alla fine...
- ...ma non molto originale
- Poco rifinito in diversi aspetti tecnici
- ...che però arriverà e non avrete molto altro da fare
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A cura di Valerio De Vittorio (Folken) del
Col progredire della qualità grafica, alcune tipologie video ludiche hanno intrapreso una strada che le ha portate, anno dopo anno, ad avvicinarsi sempre di più al linguaggio cinematografico. Ultimamente gli sviluppatori non devono neanche più cercare di copiare la settima arte, ma possono contare ormai sempre più spesso su nomi importanti provenienti direttamente dall’industria cinematografica. Enslaved: Odyssey to the West appartiene a questa categoria essendo un progetto nato dalla penna dello sceneggiatore Alex Garland (fidato collaboratore di Danny Boyle per il quale ha scritto The Beach, 28 Giorni Dopo e Sunshine), musicato dal bravissimo Nitin Sawhney, ma soprattutto interpretato da Andy Serkis (il Gollum della trilogia di Peter Jackson). Un’insieme di artisti che in collaborazione con Ninja Theory, sviluppatori che diedero alla luce il controverso Heavenly Sword, hanno prodotto un titolo esteticamente meraviglioso, un gioco che punta prima di ogni altra cosa ad emozionare.

If I die, you die…
Se negli ultimi mesi avete seguito le nostre pagine, non sarete certamente estranei alle vicende che vi vedranno protagonisti in Enslaved: Odyssey to the West. Vi sveleremo comunque ben poco della trama, lasciandovi il piacere di scoprire uno degli elementi meglio riusciti del titolo. Ispirato alla favola cinese “Viaggio verso ovest” il plot vi metterà nei panni di Monkey, burbero lupo solitario che in un mondo post-apocalittico si ritrova suo malgrado ad aiutare una giovane ragazza di nome Trip nella sua fuga verso casa. Non lasciatevi ingannare dalla premessa, la storia riuscirà a stupirvi tenendovi incollati allo schermo grazie a colpi di scena ben orchestrati, all’ottimo ritmo ed a dialoghi finalmente scritti con intelligenza. La regia sottolineerà i diversi momenti con grande competenza mettendo in scena filmati di intermezzo altamente emotivi e graziati da una recitazione virtuale capace di oscurare gran parte della concorrenza.
Il motore trainante dell’intera avventura sarà la collaborazione tra i due protagonisti, un rapporto che si evolve da semplice sopportazione a stima reciproca, due sopravvissuti in un mondo ostile che imparano ad aiutarsi a vicenda. Così controllando Monkey potrete muovervi agilmente per i livelli in fasi di gameplay che strizzano l’occhio ai vari Prince of Persia e Tomb Raider e altre più action dove vi dovrete fare largo tra robot spietati adoperando al meglio il vostro bastone. Trip diverrà rapidamente una preziosa alleata la quale, grazie alle grandi abilità che possiede, vi fornirà informazioni utili per studiare le varie sezioni di gioco e scegliere quindi quali strategie adottare, ma potrà anche partecipare più attivamente, ad esempio attirando verso di sé l’attenzione dei nemici. Tramite una semplice interfaccia, potrete anche ordinarle di muoversi o di compiere altre azioni che varieranno contestualmente alla situazione. Ancora, sarà in grado di migliorare le vostre caratteristiche attraverso un semplice sistema di upgrade nel quale, spendendo le sfere luminose che raccoglierete durante le vostre esplorazioni, potrete incrementare l’energia, lo scudo o imparare nuove mosse. Inizialmente i combattimenti non vi causeranno troppi problemi, ma da un certo punto in avanti i robot si presenteranno in gruppi sempre più numerosi e, grazie alla differenti capacità che li caratterizza, vi proporranno una sfida decisamente più impegnativa ed appagante. Anche le azioni che potrete compiere aumenteranno seguendo l’evoluzione del protagonista e vi garantiranno manovre sempre più elaborate. Gli sviluppatori avevano presentato i combattimenti come più vicini a puzzle da risolvere in modo strategico, piuttosto che semplici scontri in cui sfogare la propria forza, ed effettivamente Enslaved vi richiederà spesso di utilizzare le capacità dei due protagonisti per avere la meglio in situazioni troppo rischiose da affrontare a bastone spianato. Vi troverete quindi a dover coordinare Monkey e Trip, a volte coinvolti alla pari, altre invece con quest’ultima sulle vostre spalle e da portare al sicuro.
Ogni livello presenterà un’alternanza tra le varie componenti, introducendo alcune varianti come le spettacolari boss fight o delle sezioni da affrontare a bordo della vostra nuvola, una sorta di tavola antigravitazionale. La varietà non manca, visto che potrete anche combattere dalla distanza sparando colpi al plasma (facendo ben attenzione alle munizioni, presenti in numero molto limitato), assaltare delle torrette per poi sfruttarle a vostro vantaggio, risolvere semplici enigmi ambientali e così via. Il gameplay di Enslaved può essere quindi descritto in poche righe, ma a trascinarvi fino ai titoli di coda non saranno le particolari meccaniche, quanto piuttosto la forte carica emotiva che il titolo riesce a trasmettere. La relazione tra i due personaggi principali evolve attraverso le scene animate, ma allo stesso tempo si amalgama perfettamente con le fasi giocate così che vi ritroverete vostro malgrado ad affezionarvi agli occhioni verdi di Trip e semplici sezioni action si trasformeranno in momenti visceralmente coinvolgenti.

Quando i dettagli fanno la differenza
Ninja Theory ha lavorato molto affinché ogni elemento trovasse un proprio posto all’interno del mondo ricreato per il gioco. Ad esempio l’interfaccia viene introdotta come una nuova funzione della fascia metallica posta sulla testa di Monkey, utile per ricevere diverse informazioni in modo sempre tempestivo. O ancora, nelle prime fasi di gioco Monkey chiede alla sua compagna di viaggio di muoversi, ma lei, paralizzata dalla paura, rimane immobile, facile bersaglio di un robot armato di mitragliatrice. Una volta eliminato il pericolo, il nerboruto protagonista le intima rabbiosamente di fare sempre quello che lui le dice ed ecco che nell’interfaccia di gioco acquisirete la possibilità di ordinare alla donzella di seguirvi o di restare ferma. Per quanto riguarda l’ambientazione, invece, il titolo non spiega che cosa sia accaduto alla terra ma stuzzicherà la vostra fantasia con svariati indizi.
Purtroppo la stessa cura non è stata riposta nel rifinire alcuni elementi più tecnici. Ad esempio Monkey non risponde alle sollecitazioni con tempestività o le sezioni platform evidenziano la propria natura guidata non permettendovi di saltare a piacimento e costringendovi a seguire dei binari predefiniti. Inoltre la telecamera, in grado di prodigarsi in movimenti ricercati ed accattivanti, risulterà spesso spettacolare quanto scomoda, tutti dettagli che avrebbero meritato una cura pari a quella riservato ad altri aspetti della produzione, ma che alla fine non influiscono più di tanto la godibilità del gioco.

L’Unreal Engine va a scuola d’arte
Enslaved: Odyssey to the West è un titolo dal grande valore artistico ed in quanto tale presenta un comparto estetico di altissimo livello. L’Unreal Engine 3 è stato sfruttato a dovere per ricreare ambientazioni disegnate con grande abilità e che spaziano da visioni post-apocalittiche di una New York dominata dalla vegetazione a spettacolari scorci naturali, passando per lande desolate e molto altro. Ma è nella caratterizzazione dei personaggi che il gioco riesce a distinguersi e ad insegnare veramente qualcosa alla concorrenza. A parte il ricercato character design, il titolo Ninja Theory ripropone la medesima tecnologia già vista all’opera in Hevenly Sword capace di catturare le performance di attori reali per dare vita a personaggi digitali sorprendenti. Andy Serkis ha prestato le proprie movenze e la propria voce per dare vita ad un Monkey assolutamente credibile e coinvolgente grazie ad espressioni facciali capaci di dare consistenza alle cut-scene, dirette con grande competenza e che trasmettono molto anche solo con un sorriso o uno sguardo. Non è ovviamente da meno Trip che con i suoi grandi occhi verdi vi irriterà inizialmente per poi sedurvi e convincervi realmente ad accompagnarla e a tenerla al sicuro.
Purtroppo a rovinare un quadro altrimenti di spicco ci pensano diversi difetti di natura esclusivamente tecnica, come una scarsa pulizia video, ombre poco precise, tearing e qualche saltuario rallentamento. Nulla di particolarmente grave, ma ancora una volta parliamo di dettagli che se perfezionati avrebbero potuto elevare ulteriormente il livello dell'opera.
Di alto profilo anche l’accompagnamento sonoro caratterizzato da musiche sempre perfettamente a proprio agio nel sottolineare i vari momenti di gioco e che riescono anche a distinguersi con arrangiamenti ed armonie non banali. La parte da leone la fanno ovviamente le voci dei due protagonisti, da godere rigorosamente in versione originale; privarsi della perfetta amalgama tra recitazione virtuale e voci degli attori reali sarebbe un vero delitto.
In conclusione citiamo il problema probabilmente maggiore del gioco, ovvero la longevità. L’avventura vi terrà occupati per una decina abbondante di ore, ma non avrete ragioni per riprendere in mano il titolo se non le stesse che magari vi portano a rivedere il medesimo film più volte.
Recensione Videogioco ENSLAVED: ODYSSEY TO THE WEST scritta da FOLKEN Dopo aver stupito e allo stesso tempo deluso con l’esclusiva Playstation 3 Heavenly Sword, Ninja Theory è riuscita a dare vita ad un prodotto decisamente più completo ed appagante, ancora una volta che poggia le proprie basi su di una componente narrativa molto forte, ma in questo caso perfettamente amalgamata con il gameplay. Il gioco soffre purtroppo di alcune carenze proprio in questa componente, tradizionale e divertente, ma poco rifinito in quegli stessi dettagli che invece fanno brillare il comparto estetico e stilistico. Un’opera bellissima nel senso più stretto del termine, insomma, che consigliamo caldamente a chi pensa di poter sopportare qualche defaillance tecnica per godersi un viaggio difficile da dimenticare.
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