Recensione di Pro Evolution Soccer 2011
PS3, Xbox 360

Copertina Videogioco PES 2011
  • Genere:

     Sportivo
  • Sviluppatore:

     Konami
  • Distributore:

     Halifax
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1 - 2
  • Data uscita:

     30 Settembre 2010
8.0
Voto lettori:
8.1
- Volti dei giocatori impressionanti
- Divertente e spettacolare
- Ottimi menù di gestione della squadra
- Movimenti precalcolati
- Ci sono ancora i binari
- Non è né una simulazione né un arcade
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A cura di Luca Forte (drleto) del
L'Italia è considerata, videoludicamente parlando, un paese di seconda fascia, un po' per colpa dell'atavica ritrosia della sua popolazione alle novità, un po' per la diffusione davvero capillare del fenomeno della pirateria. Se però c'è un titolo capace, con le sue vendite, di porci tra i principali mercati a livello globale è Pro Evolution Soccer. La serie Konami, nonostante siano anni che, a detta di pubblico e critica, ha perso lo smalto e la qualità che la contraddistingueva su Playstation 2, continua imperterrita a macinare numeri impressionanti.
Dopo anni di promesse sfortunatamente a vuoto sembra finalmente essere arrivato il momento per il team di Seabass, la figura dietro il successo di PES, di fare una sana autocritica e provare a rispondere sul campo al bellissimo FIFA 11, già premiato sulle nostre pagine.

Passaggio al manuale
Al fianco delle solite migliorie sotto il profilo tecnico, fatte di nuove animazioni, volti ancora più accurati e nuove licenze, tra le quali spicca sicuramente la Coppa Libertadores, ovvero la Champions League sudamericana, il capitolo 2011 verrà ricordato soprattutto per l'implementazione del nuovo sistema di passaggio, in grado di conferire al giocatore maggior potere decisionale sulle sorti dell'azione. In altre parole avrete modo di agire direttamente su potenza e direzione di ogni passaggio, non più suddivisi tra un semplice “appoggio” e uno in “profondità”. Questo vuol dire che sarà possibile, imprimendo più forza alla palla, tagliare tutto il campo con un filtrante, ma soprattutto stabilire dove farlo passare, provando quindi ad attaccare gli spazi. Il gameplay è stato forgiato su questa nuova caratteristica, spingendo il giocatore a dare la palla sul movimento e non sul corpo del calciatore, mediamente un po’ più statico ed “imballato” delle edizioni passate. In questi termini sembra che gli sviluppatori abbiano provato ad emulare il controllo full manual di FIFA 11, ma in realtà Pro Evolution Soccer 2011 mantiene tutta una serie di “binari” che convogliano l'azione in situazioni prestabilite. La sensazione è di non avere nei passaggi e nei movimenti il controllo a 360° del titolo EA, con i calciatori spesso ancora inchiodati nel punto in cui la palla arriva. Questo, unito agli scontri e alle animazioni precalcolate, responsabili dei trenini per colpire la palla di testa o dei pattinamenti prima di un tiro, creano la sensazione di trovarsi di fronte ad un prodotto tecnologicamente vecchio, soprattutto se confrontato con la raffinata fisica in tempo reale del concorrente. A mascherare la situazione arriva una casistica molto ampia di possibilità che va a “coprire” tutte le eventuali variabili presenti in una partita di calcio, come una sorta di palombella se si prova a tirare coi difensori incollati alla calcagna o due o tre tipologie di caduta diverse, ma le animazioni frammentarie e alcune reazioni poco realistiche svelano presto il meccanismo.

Contrasti
È strano e difficile approcciarsi a Pro Evolution Soccer 2011, in quanto il prodotto Konami riesce allo stesso tempo a mantenere ed a tradire le proprie radici. Una volta abituati al nuovo sistema di passaggi e al ritmo di gioco, regolabile ma di base settato verso il basso, scopriremo infatti lo stesso dinamismo e la stessa spettacolarità di sempre, fatta di dribbling secchi, parabole tesissime e ritmi molto elevati. Gli estimatori della serie troveranno dunque pane per i loro denti e in PES 2011 scopriranno comunque un buon gioco di calcio, con un forte accento sul lato spettacolare dello sport, lontano dai fasti simulativi di FIFA 11. Questo è visibile sia sul campo, dove staffilate di trenta metri saranno all'ordine del giorno, sia fuori dal campo, con i volti dei più celebri campioni assolutamente fotorealistici, un taglio televisivo dei replay ed i menù piuttosto godibili sotto il profilo grafico e funzionale.
Se la scelta delle modalità di gioco avviene tramite graffianti icone metallizzate nella parte bassa dello schermo, è nella gestione della propria squadra che si notano diversi passi avanti. Il nuovo sistema è tanto semplice quanto immediato: al posto della navigazione tra interminabili opzioni, la maggior parte delle scelte sarà gestita tramite un semplice drag & drop che mostrerà immediatamente il cambiamento delle nostre scelte. Come al solito ci verranno indicati i cambi suggeriti ed ogni atleta sarà descritto dal classico grafico esagonale, grazie al quale comparare immediatamente i due calciatori evidenziati. Per aiutare a gestire la propria squadra sarà possibile istruire un allenatore virtuale in modo che cambi gli schemi e la predisposizione dei calciatori in campo, in base a tutta una serie di slider che potremo preparare con calma nel prepartita. Volete chiudervi a riccio e partire in contropiede per ottanta minuti per poi cercare la vittoria nei minuti finali? O ai fini della vostra classifica trovate che il pareggio sia il risultato perfetto? Bene, sarà sufficiente settare i giusti parametri e la squadra agirà di conseguenza, senza il bisogno di mettere in pausa il gioco. La volontà di semplificazione dei processi, ma non della profondità del gioco, è riscontrabile anche nel rinnovato sistema di finte. In Pro Evolution Soccer 2011 basterà assegnare alla levetta destra i propri “numeri” preferiti per poterli in seguito eseguire in partita senza sforzo. I veterani dovranno probabilmente sorbirsi sberleffi anche dall’ultimo arrivato, ma c’è da dire che, nell’usare le finte, l’accento sul tempismo e non sulla mera abilità manuale con il pad è una scelta molto democratica, che potrebbe aiutare i meno “skillati” a divertirsi comunque in campo.
Qualche problema è visibile nella gestione della squadra: i compagni non sempre saranno consapevoli della presenza della palla e tenderanno a scontrarsi o ad inciampare in un passaggio non diretto a loro. Stesso discorso per i portieri a volte poco reattivi e legnosi negli interventi. L’impressione è che si siano fatti passi indietro anche dal punto di vista dei movimenti di squadra, giocare contro il Barcellona o contro la Juve non garantirà sostanziali differenze nella qualità o nella tipologia del gioco espresso.

Licenziata la licenza!
Pro Evolution Soccer 2011 è un titolo dai forti contrasti anche dal punto di vista delle licenze: se da una parte la Champions League, la Supercoppa Europea e la Coppa Libertadores sono competizioni capaci di ingolosire più di una persona, la cronica mancanza di campionati o di licenze di squadre anche non di secondo piano (Liverpool, Arsenal, Chelsea, ma anche il Palermo) rendono le competizioni meno affascinanti. Per fortuna il completo editor permette di risolvere le mancanze Konami, ma da un titolo di questo spessore si potrebbe attendere ben altro, soprattutto considerando le pressanti richieste dei fan.
Completa e divertente come al solito la Master League, ovvero la modalità che vi metterà al timone di un team sconosciuto e vi permetterà di farlo crescere per raggiungere i più prestigiosi traguardi mondiali. Torna anche la modalità Diventa un Mito, grazie alla quale interpretare un unico calciatore sul campo. Questa stipulazione è stata rivista sotto alcuni aspetti, come ad esempio le indicazioni sullo schema da adottare durante la partita o il calcolo del punteggio, ma sembra ancora poco intuitiva e funzionale nell’accompagnare il giocatore a gestire la crescita fisica e la carriera del proprio alter ego. Uno dei punti di forza della produzione è sicuramente la quantità di sbloccabili a disposizione, grazie alla quale ottenere giocatori “storici” (ovvero i campioni inventati delle edizioni passate), nuove divise e strani e divertenti accessori con i quali mascherare i calciatori.
Molto ricco di opzioni e possibilità il comparto online, anche se rimane da verificare la qualità del netcode, da sempre tallo d’Achille della serie: solo una prova con i server pieni potrà gettare luce su questo aspetto.

No fisica, no party
Dal punto di vista tecnico Pro Evolution Soccer 2011 si fa preferire rispetto alla concorrenza per la fedeltà dei volti di alcuni dei campioni più celebri al mondo, davvero identici per lineamenti e corporatura. Anche le animazioni appaiono molto realistiche e fluide, spesso più eleganti ed umane di quelle di FIFA 11. Il prezzo di tutto questo ben di Dio è riscontrabile nella frammentazione dei vari movimenti, frutto dell’utilizzo di sequenze precalcolate. La mancanza di un reale motore fisico ha obbligato infatti gli sviluppatori a prevedere degli esiti probabili per ogni tipo di azione, ma questo forza il gioco a cercare di “incastrare” due serie di animazioni diverse anche se non perfettamente combacianti, dando a volte l’impressione di leggeri salti, oltre che di pattinamento sul campo. Discorso similare per la palla, che con grande gioia degli utenti è spesso molto più realistica e secca di quella di FIFA 11, ma anche in questo caso a volte esagerata nell’esibirsi, con traccianti terra/aria calciati da fermo davvero poco realistici.
Sufficiente l’accompagnamento sonoro con qualche buona musica di sottofondo, rumori dello stadio poco ispirati e la telecronaca Pardo/Altafini, a volte divertente ma davvero troppo sopra le righe, soprattutto per quanto riguarda gli interventi dell’opinionista brasiliano.
Recensione Videogioco PRO EVOLUTION SOCCER 2011 scritta da DRLETO Pro Evolution Soccer 2011 è un titolo riuscito in molti dei suoi aspetti, come la somiglianza dei calciatori, la presentazione grafica dei menù o la spettacolarizzazione della partita. Una volta scesi in campo il titolo Konami non riesce tuttavia a mantenere le aspettative, proponendosi come un prodotto godibile ma tecnologicamente e concettualmente vecchio, per via delle animazioni precalcolate e del gameplay ancorato su binari. Gli irriducibili della serie avranno comunque di che divertirsi grazie al solito dribbling, alla parabola tesa della palla ed apprezzeranno la maggiore libertà consentita dal sistema di passaggi. Un capitolo controverso, sicuramente migliore rispetto a quello della scorsa edizione, ma la cui inversione di tendenza appare ancora tardiva per sperare di riguadagnare terreno rispetto alla concorrenza, soprattutto se si prova a combatterla dal punto della simulazione e non da quello dell’accessibilità e spettacolarità.
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