Recensione di Backbreaker

Copertina Videogioco Backbreaker
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sportivo
  • Sviluppatore:

     Natural Motion
  • Data uscita:

     1 giugno USA / 28 maggio PAL
- Ottimo comparto di animazioni
- Tackle Alley
- Approccio soft allo sport
- Gameplay piatto
- La telecamera limita il gioco
- Squadre monotone
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A cura di (drleto) del
Il football americano ha conosciuto in Italia, intorno agli anni ’90 un breve periodo di fama, nel quale team e pubblico si sono brevemente interessati a questo strano sport. Strano perché ad un elevatissimo tasso di spettacolarità ed adrenalina alterna lunghi momenti di pausa, nei quali i team organizzano le proprie strategie di attacco e difesa, che daranno vita ai successivi momenti di spettacolo. In campo videoludico tale attività sportiva è da oltre quindici anni dominata dalla serie Madden di EA, che dopo aver comprato l’esclusiva sul marchio NFL, la lega professionistica americana, ha letteralmente fatto piazza pulita dei pur validi avversari (NFL 2k vi dice nulla?).
Dopo lunghi anni di monopolio ecco affacciarsi un nuovo avversario, che pur non potendo vantare licenze di squadre e giocatori reali, prova ad attrarre l’utenza attraverso un taglio molto arcade e spettacolare, capace di valorizzare la caratteristica principale del titolo: l’Euphoria Engine.

Euforia!
Chi non conoscesse questo celebre motore fisico, esso è stato reso famoso da produzioni del calibro di GTAIV e Star Wars: The Force Unleashed dove era sfruttato per dare credibilità e fisicità alle animazioni dei personaggi. Questa stessa caratteristica viene infatti esaltata in un gioco di football americano, dove i contatti tra gli atleti sono all’ordine del giorno. Questa è, a conti fatti, la miglior caratteristica del titolo Natural Motion: una volta eseguito lo snap, o ancora meglio durante la modalità Tackle Alley si assisteranno a tutta una serie di scontri in tempo reale davvero ben riusciti e credibili, con gli atleti in grado di eseguire mosse stupefacenti, come catturare all’ultimo momento la caviglia di un avversario fuori portata o mandare a vuoto un tackle improvviso.
Quello che a Backbreaker manca è la completezza, il bilanciamento e la profondità del gameplay di Madden, serie che anno dopo anno ha saputo arricchire le sue opzioni e le caratteristiche di gioco. Senza considerare la mancanza di licenze è proprio l’assenza di personalità delle diverse squadre uno dei limiti più forti di Backbreaker: esse condivideranno infatti sia il playbook (ovvero gli schemi a disposizione), sia lo stile di gioco, l’estetica dei diversi atleti e perfino le animazioni di festeggiamento. Le partite si risolvono in questo modo in un anonimo susseguirsi di fasi d’attacco e di difesa, costellate da alcune imperfezioni del gameplay (i giochi sulla corsa, se non per guadagnare poche iarde, sono inutili) e sull’impostazione di gioco, come la telecamera troppo vicina al quarterback per poter tenere sotto controllo tutti i corridori in maniera intuitiva. L'impossibilità di cambiare telecamera, ormai opzione di base in tutti gli sportivi che si rispettino, è davvero sconcertante, soprattutto durante i replay, dove uno vorrebbe poter ammirare la complessità e la resa delle ottime animazioni di gioco.
All’inizio di Road to Beackbreaker, una sorta di Master League nella quale prenderete in mano una franchigia e la plasmerete completamente a vostra immagine e somiglianza, acquistando nuovi giocatori e disegnando le casacche, l’incidenza di sack, intercetti e passaggi incompleti sarà davvero irritante, per via dell’incapacità dei propri giocatori di tenere l'ovale per più di 3 secondi consecutivamente. Con un po’ di pazienza ed esperienza vi adatterete al gioco, riuscendo comunque a ricavare del divertimento, soprattutto nel caso giochiate contro avversari umani. A noi europei comunque, essendo mediamente meno tecnici e preparati sul football, la formula imbastita dagli sviluppatori potrebbe non dispiacere, per via dell’alto tasso di spettacolarità e la scarsa conoscenza dello sport richiesta, che rendono il prodotto decisamente più abbordabile di Madden. Meno divertente la modalità stagione per via dello scarso fascino che le diverse compagini hanno.
Vero gioiello dell’intero pacchetto è la modalità Tackle Alley, una sorta di orda in salsa Backbreaker. Avremo trenta secondi per percorrere le 100 yard del campo da football evitando tutti gli avversari che ci si pareranno di fronte. Nel corso dei 50 stage proposti essi aumenteranno di numero ed aggressività rendendo la sfida sempre più entusiasmante. Se giocata con un amico potrete cooperare per distrarre gli avversari e facilitarvi il compito. In base alle mosse eseguite, gli avversari evitati e la combo mantenuta attiva vi verrà dato un punteggio pubblicato online.

Spaccafondoschiena
Tecnicamente Backbreaker risulta essere molto buono, con modelli poligonali davvero grandi e ben animati, un buon sistema di illuminazioni e ovviamente l’ottima fisica negli scontri tra i corpi. Quello che manca è la varietà di questi elementi che per via dell’assenza di una licenza ufficiale fanno apparire assolutamente identici tutti gli atleti. Che siano uomini di linea o ricevitori i modelli si muoveranno nello stesso modo e saranno di corporatura simile.
Dal punto di vista sonoro l’assoluta mancanza di un commento tecnico rende estranianti le partite e “Here comes the boom” dei POD, sfruttata durante i kickoff appare davvero buttata li a caso. Piuttosto anonimi anche gli effetti sonori e le incitazioni del pubblico.
Se si accettano le limitazioni del gameplay, Backbreaker potrebbe divertire piuttosto a lungo, per via delle diverse opzioni di personalizzazione delle squadre, la modalità online, Tackle Alley e Road to Backbreaker, ma in caso contrario forse aspettare il nuovo Madden potrebbe essere la soluzione migliore per tutti gli amanti di questo sport.
Recensione Videogioco BACKBREAKER scritta da DRLETO Backbreaker è un esperimento riuscito a metà. Se da una parte lo sfruttamento dell’Euphoria Engine appare davvero molto riuscito, dall’altra l’inesperienza del team nello sviluppare una simulazione di football americano rende il titolo poco vario e profondo, con evidenti limiti di impostazione tecnica e varietà del gameplay. L’approccio soft ad uno sport così complesso rende comunque il titolo Natural Motion un possibile primo passo per iniziare a conoscere ed appassionarsi al football americano.
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