Recensione di Battlefield: Bad Company 2

Copertina Videogioco Bad Company 2
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     DICE
  • Distributore:

     EA
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1 - 24 multiplayer online
  • Data uscita:

     Disponibile
9.0
Voto lettori:
9.1
- Multiplayer profondo e divertente
- Modalità in singolo giocatore intensa e spettacolare
- Tecnicamente molto valido
- Comparto sonoro eccezionale
- Alcuni problemi di V-Sync
- Nessuna modalità cooperativa
- Campagna troppo breve
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A cura di Luca Forte (drleto) del
Il fenomeno mediatico e commerciale in cui Call of Duty si è trasformato non poteva lasciare indifferente nessuno. Il prodotto Infinity Ward è sicuramente uno dei brand più influenti e remunerativi degli ultimi anni: oltre ad aver fatto slittare nel 2010 una moltitudine di titoli dall’altissimo profilo, esso ha riscritto la grammatica degli sparatutto in prima persona, oggi legati a doppia mandata ad un gameplay spettacolare e frenetico e ad una narrazione piuttosto lineare e scriptata, ma capace di indirizzare il giocatore verso una serie di colpi di scena mozzafiato.
Dovendosi confrontare con questo peso massimo, anche una serie storica come quella di Battlefield ha dovuto studiare l’incredibile appeal che l’avversario ha nei confronti del pubblico per cercare di carpire il segreto del suo successo.
Battlefield: Bad Company 2 sarà riuscito nell’impresa di scalzare il re dal proprio trono? Scopriamolo assieme.

Bolivia, Africa
Una delle caratteristiche che hanno reso Bad Company un episodio atipico della serie Battlefield era la forte componente single player che lo contraddistingueva. Nel primo episodio abbiamo imparato a conoscere Marlowe, Haggard, Sweewater ed il Sergente Redford, i componenti della scalcagnata Bad Company, ovvero la divisione dell’esercito statunitense dove vengono messi in punizione gli elementi più folli ed indisciplinati dell'esercito. Sempre fedeli a questa loro caratteristica gli atipici soldati vengono utilizzati dal comando per le operazioni nelle quali è necessaria una creativa ed implacabile devastazione, oltre che una buona dose di incoscienza.
In Battlefield: Bad Company 2 seguiremo la compagnia mentre viene sguinzagliata sulle tracce di una devastante arma di distruzione di massa, ideata durante il secondo conflitto mondiale per contrapporsi alla bomba atomica e ritenuta definitivamente perduta in seguito al fallimento dell’operazione Aurora. Nonostante questo sembra che Russi siano riusciti ad entrare in possesso dei progetti originali ed abbiano tutte le intenzioni di riprodurre il letale ordigno. Per sventare questa minaccia i servizi segreti americani organizzeranno un’operazione suicida, che porterà i nostri “eroi” a viaggiare per rigogliose jungle, inospitali montagne ed aridi deserti.
Saranno i sovietici abbastanza organizzati per resistere ad una motivatissima Bad Company?

Seriously
Sin dalle prime battute di gioco si può intuire l’influenza che Call of Duty ha avuto sul gioco. Il registro narrativo è molto più serio rispetto al passato e, nonostante la caratterizzazione dei personaggi sia pressoché immutata, gli eventi che la Bad Company si troverà ad affrontare saranno trattati in maniera meno ironica e leggera. Inoltre una precisa scelta registica fa si che il gioco presenti una struttura molto lineare, capace però di generare un ritmo degli eventi molto più intenso e spettacolare. Inseguimenti a bordo di veicoli, serrate sparatorie, edifici che crollano: questi sono solo alcuni esempi di quello che i ragazzi di DICE hanno organizzato per mantenere sempre alta la tensione nelle sei/sette ore necessarie per portare a termine l’avventura. Coloro che hanno amato il precedente episodio forse soffriranno un po’ la perdita dell’enorme libertà garantita in Bad Company (basti pensare alla missione a bordo dell’elicottero), ma bisogna ammettere che anche questa “versione” funziona molto bene ed il crescendo finale lascerà assolutamente elettrizzati e soddisfatti.
La varietà e qualità delle ambientazioni e delle missioni è veramente altissima, tanto da farci domandare come mai non si sia insistito un po’ di più nel riproporre determinate situazioni in modo da rimpolpare la longevità finale. I diversi scontri a fuoco, per quanto ben orchestrati, sono un po’ troppo diluiti all’interno dei vari livelli e, considerando l’eccellenza dei combattimenti su veicoli che contraddistingue la serie, si sente la mancanza di ulteriori sessioni a bordo di carri armati, navi o elicotteri. Per il resto le meccaniche di gioco sono quelle perfezionate nei tanti anni di permanenza sul mercato del brand, con uno stile pop&shoot che beneficia della distruttibilità degli scenari permessa dal Frostbite 2.0 per rendere meno statica e più intensa l’azione.

Più si è, meglio è
Come la maggioranza degli utenti Personal Computer sanno bene, la serie Battlefield è storicamente riconosciuta per aver offerto una delle migliori esperienza di warfare online, capace di coniugare un congruo numero di giocatori (fino a sessantaquattro in Battlefield 2) con ampi campi di battaglia nei quali fronteggiarsi a bordo di una moltitudine di veicoli. Non c’è dunque da stupirsi del fatto che gli sviluppatori svedesi abbiano puntato fortemente su questa modalità, concentrandosi principalmente sull’organizzare delle modalità ad obiettivi che consentano partite intense ed equilibrate, piuttosto che ammassare un cospicuo numero di giocatori che poi, alla prova dei fatti, non riescono a garantire un livello di gioco sufficiente per un corretto svolgimento della partita. In questo modo un massimo di ventiquattro giocatori potranno sfidarsi su otto diverse mappe (alle quali se ne aggiungeranno due, immediatamente disponibili per il download) suddivise per le quattro diverse varianti di gioco disponibili. Questi numeri, seppur non impressionanti quanto quelli snocciolati da Call of Duty o Halo garantiscono un’ottima varietà di situazioni, soprattutto per via dell’ottimo design delle mappe, ma anche per il fatto che modalità come Rush o Conquista garantiscono di base un’ottima rigiocabilità, legata all’approccio che le due squadre avranno all’obiettivo.
Le modalità a disposizione sono la classica Conquest nella quale due squadre si affronteranno per il controllo di alcuni punti strategici nella mappa, la modalità Rush, la nuova versione di Gold Rush di Bad Company, nella quale attaccanti e difensori lotteranno per la distruzione -o la difesa- di due obiettivi per volta. Distrutta la prima coppia si renderanno disponibili i bersagli successivi, per un massimo di tre distinte porzioni di mappa. La partita terminerà quando gli attaccanti esauriranno gli rientri o i difensori vedranno distrutti tutti i loro obiettivi. Le ultime due modalità sono Squad Deathmatch, nella quale quattro diverse squadre di quattro giocatori ciascuna si affronteranno per stabilire quale sia la più affiatata e letale ed infine Squad Rush, ovvero una versione per due team da quattro componenti di Rush, nella quale si concorrerà per la distruzione di un minor numero di obiettivi.
Il maggiore focus verso il gioco di squadra rende ancora più importante la specializzazione in una delle quattro diverse classi, ognuna caratterizzata da caratteristiche e ruoli ben definiti. Il sistema di punteggio premia infatti maggiormente la propria utilità all’interno del team, piuttosto che la mera abilità con le armi. Curare i compagni, aggiustare i mezzi di trasporto e conquistare le postazioni nemiche sono attività in grado di farvi primeggiare nella partita senza nemmeno sparare un singolo colpo d’arma da fuoco. Di contro però, con tutti i mezzi di trasporto a disposizione, le postazioni fisse, i gadget e le armi a disposizione saranno davvero in pochi a non godere di tutto il potere di fuoco che gli sviluppatori metteranno tra le vostre mani, capace di devastare letteralmente interi edifici, con conseguente soddisfazione. Il Frostbite 2.0 permette infatti di abbattere alcune strutture direttamente sulla testa dei malcapitati occupanti. Altre differenze rispetto al passato sono la comparsa della killcam (la facoltà di vedere chi vi ha appena eliminato) e l’aggiunta di tutta una serie di perks in grado di rendere la personalizzazione del proprio combattente sempre più minuziosa ed efficiente. Queste nuove aggiunte, sbloccabili tramite l’acquisizione di esperienza in battaglia, andranno ad influenzare la resistenza dei mezzi di trasporto, l’efficacia dei propri medi pack o aggiungere nuovi letali gadget all’arma.
E' stata infine aggiunta la modalità realistica, grazie alla quale i più esperti potranno godere di un approccio al gioco molto meno permissivo, con una scarsa resistenza ai colpi, l’assenza del radar e della killcam. Questa opzione sarà attivabile in abbinamento a qualsiasi modalità di gioco, diventando il vero e proprio paradiso dei cecchini, che normalmente rischiano di essere rilevati dopo ogni uccisione.
Nel complesso sono stati fatti molti altri piccoli aggiustamenti rispetto al passato, come un netcode molto più stabile e performante, o la possibilità di segnalare ai propri compagni un nemico sulla mappa con la semplice pressione del tasto Select (o Back per Xbox 360).
In definitiva il comparto multigiocatore di Battlefield: Bad Company 2 si pone ai vertici del genere, grazie ad un approccio personale alle partite, meno frenetico e molto più legato agli obiettivi della modalità che al massacro indiscriminato. La presenza e l’incidenza dei vari mezzi di trasporto, l’ampiezza delle mappe e l’organizzazione delle partite consentono al titolo DICE mantenere una propria e forte personalità, grazie alla quale evitare una concorrenza diretta con Modern Warfare 2 e di proporsi come valida alternativa ad esso.

Profondità
Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad un lavoro di tutto rispetto. Il Frostbite 2.0 torna enormemente potenziato, in grado di gestire lussureggianti foreste o infiniti deserti senza difficoltà. Lo spettacolo messo in piedi dai creativi di DICE è davvero di ottima fattura per scelte cromatiche e gusto, e la fisica in-game non ha rivali nel genere di competenza. Tutto questo ha tuttavia un prezzo, ovvero del tearing evidente durante i movimenti più veloci della telecamera ed una pulizia generale inferiore rispetto a quella di Modern Warfare 2. Certo, il capolavoro Infinity Ward ottiene i suoi risultati eliminando qualsiasi tipo di distruttibilità in-game e attraverso livelli di gioco piuttosto limitati, ma c’è anche da sottolineare come, perlomeno nel single player, l’eccezionale profondità di campo di Battlefield: Bad Company 2 è solamente apparente dato che l’effettiva area di gioco è piuttosto circoscritta.
Dal punto di vista sonoro l’eccellenza del prodotto DICE è evidente. Con un buon impianto sarà possibile godere di effetti sonori che si svilupperanno differentemente a seconda dell'ambientazione ed ovviamente dell’arma utilizzata. Questo garantirà un’immersività davvero notevole capace spesso di stupire l’ascoltatore. Dal punto di vista della localizzazione segnaliamo un ottimo doppiaggio in italiano che, grazie alla continuità degli attori utilizzati, riesce a caratterizzare ottimamente i protagonisti del gioco.
La longevità è il parametro nel quale Battlefield: Bad Company 2 cede il passo a Modern Warfare 2: solo una modalità in singolo giocatore da poco più di sei ore accompagna un comparto multiplayer di assoluto livello. Non vi è traccia di nessuna modalità cooperativa, orda o missioni speciali, ovvero di tutti quegli aspetti che al giorno d’oggi definiscono lo standard di produzioni di questo tipo.
Recensione Videogioco BATTLEFIELD: BAD COMPANY 2 scritta da DRLETO Battlefield: Bad Company 2 mantiene le aspettative, fornendoci l’ennesimo prodotto dall’altissimo profilo di questo inizio di 2010. Una campagna breve ma molto spettacolare ed intensa, un comparto tecnico dall’eccezionale colpo d’occhio ed una delle migliori esperienze multiplayer di questa generazione rendono il titolo DICE un prodotto imprescindibile per tutti gli amanti del genere. Ad impedire allo sparatutto Electronic Arts di raggiungere la perfezione concorrono la mancanza di qualsivoglia modalità cooperativa, qualche imperfezione tecnica, ma soprattutto la parziale perdita di quella carica di originalità che distingueva il primo Bad Company da tutti i concorrenti del genere.
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