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Va(le) Pensiero

Va(le) Pensiero

Super Mario Run è la maratona più impegnativa di Nintendo

Rubrica
A cura di Valentino “BigV” Cinefra del 19/12/2016
A prescindere da quelli che saranno i “top” e i “flop” di quest’anno (a giorni scoprirete quelli della redazione) una cosa è certa: il 2016 è stata una tra le più ricche annate videoludiche degli ultimi tempi.
Abbiamo assistito al lancio di nuove IP, anche da parte di aziende che da tempo non ne facevano come Blizzard; è arrivata la realtà virtuale in tutte le sue forme, ed è solo l’inizio per questa tecnologia; sono riemersi, o semplicemente tornati, molti franchise che non vedevamo da un po’, e molto altro. Insomma, di carne al fuoco ce n’è stata parecchia.
Buona parte della “ciccia” di cui sopra ce l’ha messa sicuramente Nintendo. Se la casa di Kyoto, con le sue vicende, non ha dominato tutto il 2016, almeno sei mesi buoni distribuiti nel corso dei 365 giorni se li è presi di sicuro.
Prima il lancio di Miitomo, l’app sociale che ha fatto da apripista per l’ingresso di Nintendo nel mondo mobile; poi Pokémon GO che sta riprendendo un po’ di piede grazie ai nuovi Pokémon che arriveranno, dopo il prevedibile calo avvenuto appena si è esaurito l’effetto novità; e infine nelle ultime settimane Super Mario Run, il primo vero gioco appositamente creato per smartphone e tablet da parte di Nintendo. E poi c’è Switch, la nuova console, di cui sapremo tutto tra qualche settimana, con un appuntamento mattutino a cui prepararsi con una tazzona di caffè e una compilation di pastarelle alle creme.



Gli azionisti non perdonano
Gli azionisti, quelle figure mitologiche metà banconota e metà maniere brutte, sono le eminenze grigie che spesso determinano l’andamento reale delle grandi aziende, con i loro modi poco palesi ma efficaci. Un po’ come quando andate al cinema con la vostra dolce metà e dovete scegliere tra il nuovo film della Marvel e la commedia-fotocopia con Ryan Gosling, ed alla fine tornate sempre a casa pensando che, tutto sommato, Gosling è proprio un bel figliuolo. A queste figure si accompagnano gli analisti, che non sono mai affascinanti come quelli che vediamo nelle serie tv.
Riguardo Super Mario Run, gli osservatori finanziari misero in conto un incasso per l’applicazione pari a sessanta milioni di dollari nel primo mese. Ora, dopo il lancio, gli stessi analisti di SuperData hanno decisamente aggiustato il tiro, rilevando che l’applicazione potrebbe far guadagnare a Nintendo tra i 12 e i 15 milioni di dollari, al massimo.
Perché questa sensibile revisione? Il problema è la necessità per Super Mario Run di essere sempre collegato online per poter funzionare, che sia con una connessione dati o la Wi-Fi, un requisito “proibitivo” secondo gli analisti. Effettivamente, vista la natura del dispositivo su cui deve girare il gioco, costringere gli utenti a rimanere connessi online è decisamente poco lungimirante. Ci sono tanti momenti in cui la connessione dati è irraggiungibile, come un semplice viaggio in metropolitana. Non si tratta neanche del classico check all’avvio, ma di una connessione che deve essere costante per tutta la durata della partita. La scelta non è scriteriata, visto che si tratta del modo migliore per combattere la pirateria, un tema sempre caro a Nintendo, forse una delle poche aziende a voler ancora tutelare i propri prodotti a costo di compiere scelte impopolari. Qualcuno ha detto “cassette contro CD-ROM”, vi ho sentito. In questo caso, però, non posso che essere d’accordo con le analisi, e sperare che con un prossimo aggiornamento si richieda solo un check iniziale. Oppure che, almeno chi ha effettuato l’acquisto sullo store, possa giocare in totale libertà.
A proposito di acquisto, va detto che i dieci euro proposti per la versione completa di Super Mario Run divideranno l’utenza, e l’hanno già fatto. Se è vero che il gioco ha registrato dieci milioni di download solo al day one, non tutti hanno completato l’acquisto. Proprio per questo, il titolo di Nintendo in borsa ha perso il 5% del suo valore (per risalire dell’1% a fine day one), sintomo che i mercati non sono sicuri che ogni download si trasformi in un acquisto. Per ora l’applicazione è tra le prime in classifica, probabilmente per quando leggerete sarà al primo posto, anche se sul gradino più alto c’è quel mostro di Clash Royale. Ma le entrate reali per Nintendo quali saranno? Secondo i dati relativi alle prime ore si parla di quattro milioni di dollari, ma la corsa si vince alla fine, non dopo i primi dieci metri.
Questi due elementi mi portano a considerare un aspetto che, da sempre, è la fonte dei problemi di Nintendo: sé stessa.



Il vero nemico, sei tu
Sarà che Nintendo ha troppo a cuore l’immagine di Link che affronta la sua versione oscura in The Legend of Zelda: Ocarina of Time, ma a voler essere ingenui sembra che la casa di Kyoto ami darsi la zappa sui piedi ad ogni occasione.
Tornando al discorso dell’apertura, la storia dell’azienda è piena di casi più o meno piccoli del genere, ma quest’anno è stato a dir poco appropriato per supportare questo concetto. Oltre al problema dell’always online di Super Mario Run c’è stata la modalità di distribuzione del “mini NES”, che ricorda da vicino i primi mesi dall’uscita degli amiibo.
L’annuncio della riedizione della console ha stupito un po’ tutti, e allo stesso tempo ci ha fatto subito innamorare (di nuovo) di quel pezzo di storia. Come era prevedibile le prenotazioni sono state esorbitanti e, altrettanto prevedibile, Nintendo non è riuscita a soddisfare tutti i clienti.
Ci sono state settimane in cui trovare una copia di questa console, e tutt’ora è un’impresa per pochi portarsela a casa. In alcuni momenti, eBay stava vendendo un mini NES ogni diciotto secondi, fatevi due conti. Nintendo ha venduto più copie di questa console in tre settimane che Wii U negli ultimi sei mesi. Ovviamente è subito proliferato il classico mercato grigio dell’occasione, con prezzi che sono arrivati a superare abbondantemente le svariate centinaia di euro. In questi momenti di crisi, c’erano centinaia di console invendute disponibili in Malesia che, per motivi oscuri, non potevano essere vendute a nessuno che non risiedesse nello Stato. Capite l’assurdità?



Sulla lunga distanza
Il successo, o la disfatta, di Super Mario Run sarà fondamentale per una serie di motivi, più o meno ovvi. Il primo è ovviamente il ritorno di un investimento tutto sommato non indifferente, pur trattandosi di un’applicazione per smartphone e tablet. Gli altri sono tutti in ottica futura, e riguardano anche Switch.
Sono abbastanza convinto, infatti, che tutte le app finora pubblicate arriveranno sulla nuova console. Se Miitomo importa a poca gente, inserire Pokémon GO nell’ecosistema ibrido fisso-portatile di Switch sarebbe perfetto, insieme a Super Mario Run ovviamente.
L’ingresso di un player così importante in un ecosistema fatto principalmente di spazzatura free to play, giochi con più microtransazioni che pixel, indie più o meno degni di nota, e conversioni di prodotti pensati per altri sistemi (Square Enix l’avete detta voi, eh), un’azienda che fa del gaming puro la sua ossatura, amplia l’offerta e ne alza drasticamente l’asticella, e questo va a vantaggio dei consumatori.
Quando Super Mario Run arriverà su Android (molto prima del previsto secondo me, visto il rischio azionario) allora vedremo il vero potenziale del titolo. Da lì, se le vendite continueranno con questo ritmo, Nintendo potrà ritenersi soddisfatta visto che gli utenti del OS di Google rappresentano qualcosa come due terzi del mercato mobile. A quel punto, l’arrivo delle altre proprietà intellettuali della Casa di Kyoto sarà solo una questione di mettersi in fila.
Sono in cantiere due giochi di Animal Crossing e Fire Emblem, già annunciati da tempo, ma la lista potrebbe ampliarsi senza soluzione di continuità. Viene da sé che se nel Play Store c’è un pezzo da novanta come lo strategico di Intelligent Systems, la concorrenza deve adeguarsi. Forse l’hardware attuale non lo permette, ma provate a pensare a cosa succederebbe se un Pokémon Sole arrivasse su iPhone, magari tra un paio di iterazioni. Probabilmente, Clash Royale sprofonderebbe sotto il peso di miliardi di PokéBall.
I soliti corvacci del malaugurio dicono che i “giochini” per smartphone sono la fine di Nintendo. E se fossero proprio l’inizio di tutto invece? Se fosse giunto finalmente il momento di far evolvere il gaming da strada, mandando definitivamente in pensione gli handheld che fanno sempre più fatica a reggere il ritmo, costringendo per altro noi del settore ad usare un plurale di convenienza, quando è il solo 3DS a fare da portabandiera per la categoria da anni?

La corsa di Super Mario Run non è uno scatto esplosivo, ma una prova di resistenza. Nintendo sembra aver fiato, e non è un caso che la casa di Kyoto sia tornata così in vista anche presso la stampa generalista: da Miitomo all’esordio del suo idraulico su iPhone, passando per il fenomeno Pokémon GO. Le condizioni in cui arriverà Mario a fine maratona determineranno anche come Switch partirà per il secondo slot della staffetta. C’è tempo fino a marzo, e nel frattempo aspetto Super Mario Run su Android.

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