Recensione di Waste in Space

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     iPhone
  • Sviluppatore:

     Moony Baboon
- Shooter arcade divertente e peculiare
- Meccaniche facili d'apprendere, ma non da padroneggiare
- Ideale per partite mordi e fuggi
- Distribuito in forma gratuita, con microtransazioni nient'affatto invasive o vincolanti
- La formula rischia di risultare ripetitiva fin nel breve periodo
- Colonna sonora per nulla varia
A cura di (Aeffe87) del
Provato su iPad Air 2. Compatibile con iPhone, iPad e iPod Touch. Richiede iOS 7.0 o successivi.

Non dubitiamo che, di recente, i lettori più attenti abbiano notato all’interno delle nostre pagine un flusso d’informazioni riguardanti lo sviluppo indipendente made in Italy ben più sostanzioso e frequente rispetto al passato. LKA, Rimlight, Forge Reply e Mixed Bag sono soltanto alcuni dei team che con i propri progetti, di sangue fieramente tricolore ma di respiro internazionale nel contempo, stanno attualmente dimostrando come i talenti armati di buone idee, competenze e voglia di fare non manchino di certo anche nel Bel Paese. L’occasione ci permette oggi di spendere qualche parola sul duo di Moony Baboon, game designer brembatesi -nonché fratelli- che, per il loro Waste in Space, hanno puntato specificamente sul mercato mobile, confezionando un endless shooter tanto folle quanto singolare, già presente in forma free-to-play su App Store e prestissimo -si parla di marzo- disponibile anche per dispositivi Android.



Twist and shoot
Anno 2026. Il pianeta Terra se la sta vedendo davvero brutta, sommerso da una quantità di rifiuti oramai impossibile da smaltire tramite metodi convenzionali. Si opta infine per spedire l’ingombro nello spazio profondo, nella fattispecie per mezzo di missili che tracimano la monnezza accumulata negli anni da ciascun paese del globo. Un piano che non si rivela essere particolarmente assennato, poiché una serie di asteroidi colpisce i razzi poco dopo aver varcato i limiti atmosferici, facendoli di conseguenza esplodere in una pioggia minacciosa di schifezze assortite. Eccoci quindi chiamati all’azione, scaraventati a peso morto -letteralmente- tra le stelle con l’unico e preciso scopo di polverizzare quanti più pezzi di spazzatura possibili a suon di raggi laser. Dicevamo a peso morto poiché, in effetti, il nostro alter ego digitale, all’avvio di ogni partita, si ritroverà sempre a cadere dall’apice dello schermo assoggettato a una classica fisica ragdoll, tanto buffo nel suo essere in totale balia degli eventi quanto pericolosamente sensibile agli urti troppo bruschi contro qualsivoglia superficie solida. Un bel problema trovandosi nel bel mezzo di una vera e propria apocalisse di sporcizia, per cui attorno a lui gravita un po’ di tutto, da vecchi cabinati da bar guasti a motorini scassati, da WC in porcellana a barili colmi di materiale radioattivo e cariche esplosive pronte all’innesco. Per agevolarlo nello scansare i rottami vaganti e contemporaneamente aiutarlo a farne piazza pulita, il giocatore deve quindi intervenire sfruttando un control system per la verità piuttosto elementare. Sostando il dito sul touchscreen in prossimità di un astro, il personaggio vi lancia contro un arpione che gli permette di dondolare per il tempo desiderato nei paraggi della roccia scelta, evitando di cadere troppo velocemente verso il fondo dell’inquadratura col rischio di uscirne, decretando l’immediato game over. Allorché non sia aggrappato a nulla, egli può inoltre sferrare un colpo laser contro gli oggetti in orbita, accumulando punti nel caso in cui centrasse pezzi d’inutile pattume e, viceversa, perdendoli laddove si annientassero i pochi esseri viventi sparsi per lo scenario –piccioni, cani e maiali spaziali, con tanto di elmetto protettivo. Caricando la barra apposita, infine, è possibile sfruttare un boost che rende il protagonista invulnerabile per qualche istante, permettendogli inoltre di neutralizzare qualsiasi cosa gli si pari davanti al pur semplice sfioramento.



Waste in Space è sostanzialmente questo: uno sparatutto sui generis d’impronta casual dove a contare è soprattutto la performance nell’arco della singola run, tanto più proficua in termini di punteggio quanto più attiva e longeva una volta scesi in campo. Nel corso di ciascuna partita è difatti necessario compiere specifiche azioni e combo per completare le sfide poste in essere dal team di sviluppo, il che, oltretutto, fa aumentare di grado l’utente in maniera progressiva. Salendo di livello si sbloccano man mano item di maggior valore da bersagliare direttamente in-game, tutti peraltro consultabili nella schermata denominata Hall of Trash, alla stregua di collectible veri e propri. Nondimeno, superare di volta in volta il proprio score serve ad accumulare una quantità consistente di monete virtuali, poi spendibili per ottenere nuovi modelli dei personaggi e caschi di gomma personalizzati, elementi molto utili a rendere il nostro spazzino siderale più resistente alle collisioni, oltre che ad incrementarne la frequenza di sparo e l’attacco boost. Va specificato che, laddove non si avesse la pazienza di conquistarsi gli oggetti per la customizzazione con la forza dei propri risultati, vi è anche l’opzione di ricorrere alle consuete microtransazioni, per fortuna mai imposte dal software né pensate per essere indispensabili al fine di godersi appieno l’esperienza di gioco. Esperienza che a conti fatti risulta molto fresca e divertente, peraltro intrisa di un gradevole umorismo slapstick che, al di là della bizzarria del concept in sé, vive altresì di una grafica stilizzata e coloratissima, ben capace di strappare più d’un sorriso. Semmai, quel che potrebbe stancare è una certa ripetitività congenita alla formula di gameplay, la quale sì sa prestarsi con convinzione a una fruizione nel corso di sessioni medio-brevi, ma, priva di meccaniche dall’evoluzione avvertibile, rischia inevitabilmente di esser messa in disparte dopo breve.
Recensione Videogioco WASTE IN SPACE scritta da AEFFE87 Nel marasma di titoli mobile dalle qualità spesse volte inesistenti, Waste in Space si difende più che degnamente grazie a una ricetta arcade quantomeno particolare, che sa farsi afferrare al volo ma richiede un po’ di pratica in più in prospettiva di uno score da esibire con fierezza nelle classifiche online. Il lavoro di Moony Baboon si dimostra spassoso specie se assunto in piccole dosi, quasi terapeutico nella costante gestione di un avatar il cui ciondolare sgraziato tra gli astri, complice una fisica decisamente bislacca, mette di buonumore a più riprese. Non è, com’è ovvio, un prodotto particolarmente impegnato dal punto di vista videoludico; ciononostante, consigliamo anche ai più scettici di concedergli almeno un’occasione, a maggior ragione in virtù della sua sostanziale gratuità.
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