Recensione di Brothers in Arms 2: Global Front

- La frenesia della battaglia sui vostri iPhone
- Tecnicamente stupefacente
- Sonoro hollywoodiano
- Controlli capricciosi e imprecisi
- Abbastanza breve
- Molto lineare
A cura di (DottorKillex) del
Che Steve Jobs lo ammetta o meno, una buona fetta del successo di iPhone come macchina da gioco oltre che device multimediale è merito degli ineffabili sviluppatori francesi di Gameloft, autori di una serie infinita di titoli pubblicati su App Store la cui qualità media è elevatissima.
Inutile sfornare liste che inevitabilmente lascerebbero fuori questo o quel titolo: il catalogo Gameloft abbraccia tutti i generi, dai giochi di ruolo agli action, dagli sparatutto su binario a quelli in prima persona, croce e delizia di tutte le macchine da gioco portatili.
Come ben sapranno anche gli utenti DS e PSP, riprodurre il sistema di controllo, il feeling e la precisione di questo genere di giochi su una console da viaggio è compito assai arduo, immaginatevi poi in mancanza di pulsanti fisici… vediamo se Gameloftha fatto un altro centro.

Guerra, maledetta guerra
Il primo Brother in Arms, uscito poco più di un anno fa, lasciò molti con l’amaro in bocca, essenzialmente per un sistema di controllo che definire scomodo significava fargli un grosso complimento.
Tuttavia, nei mesi, altri titoli del genere (N.O.V.A. e Modern Combat Sandstorm solo per citare i due più famosi) hanno permesso allo sviluppatore d’oltralpe di affinare il sistema di controllo, adattandolo il più possibile allo schermo tattile del device Apple, riducendone le imperfezioni e avvicinando, quanto più possibile, l’esperienza di gioco a quella dei first person shooter da salotto.
Questo seguito, quindi, punta sul gameplay più che sull’evoluzione e l’ampliamento della storia, che in effetti è ridotta all’osso: senza un vero e proprio tutorial (il primo livello è già un buon banco di prova), verremo infatti catapultati in uno degli scenari disponibili, quello del Pacifico, nei panni del soldato Wilson, alle prese con schiere di indomiti giapponesi che sbucano da ogni dove in pieno stile Vietnam, tra foreste fitte e scenari che coniugano il verde della vegetazione e il rosso del sangue.
Ben presto, però, si scoprirà che il nostro intento è quello di portare alla luce la verità sulla morte di nostro fratello Eric, a cui, peraltro, è stata revocata anche la medaglia d’onore, fatto assai disdicevole per un soldato. Così, dopo esserci rimessi dalle ferite inferteci in una vile imboscata al termine della prima missione, verremo trasferiti in Tunisia, e lì inizieremo a fare domande, tra una sparatoria e l’altra …

Dispensatori di morti virtuali
Il sistema di controllo è l’ago della bilancia in questo tipo di produzioni, e qui, nonostante evidenti imperfezioni, si nota lo sforzo della casa si sviluppo per innalzare il livello di semplicità e di precisione rispetto al predecessore: lo stick virtuale a sinistra consentirà il movimento del nostro alter ego, la cui visuale viene invece governata dal pollice destro, che, scivolando sullo schermo di iPhone, mostra l’ambiente intorno a noi e sposta il mirino della nostra arma da un bersaglio ad un altro, anche se va detto che la CPU aiuta le fasi di puntamento chiudendo un occhio sulla precisione dei colpi. In altre parole, soprattutto nei momenti più concitati, sparare “nei dintorni” di un nemico basterà per colpirlo, e non sarà richiesta una precisione certosina. Questa soluzione è stata probabilmente adottata per non aumentare la frustrazione che, purtroppo, non tarderà a manifestarsi.
I tasti a schermo, già a partire dalla seconda missione, diventano davvero troppi, e finiscono con il soffocare la visuale di gioco e con il confondere l'utente: ce ne sarà uno per sparare, uno contestuale per azioni varie, uno per accucciarsi in prossimità di un riparo, uno per scavalcare il riparo stesso a sparatoria conclusa, uno per accucciarsi, uno per correre e così via.
La completezza di azioni possibili è controbilanciata dalla vicinanza dei pulsanti e dall’alta probabilità che pigiate quello sbagliato, soprattutto nei momenti più animati, magari con un giapponese che vi carica da un metro e mezzo.
Già sul finire del primo livello di gioco (che vi porterà via una buona mezz’ora) avrete fatto l’abitudine alle storture del sistema di controllo, ma questo non significa che vada elogiato: il dubbio, legittimo, è che siano i limiti intrinseci alla macchina, l’assenza di pulsanti fisici e di un secondo analogico a dare vita ad una meccanica di gioco spesso confusa, ma altri titoli (anche della stessa Gameloft) ci hanno confermato come si possa ovviare meglio a queste carenze strutturali, che vanno ad incidere sulla soddisfazione derivata, ad esempio, dall’arrostire a colpi di lanciafiamme un paio di musi gialli dentro un bunker.
Il risultato finale è tutt’altro che ingiocabile, ma la precisione dei comandi spesso è un optional, e in più di una occasione siamo morti nel tentativo di svolgere azioni normali (come voltarci e allontanarci dal raggio di scoppio di una granata), il che è indice di una programmazione quantomeno zoppicante.
Apprezzabile invece il fatto che il gioco tenga conto dei colpi alla testa, delle munizioni sparate e del rapporto tra esse e i nemici colpiti, nel valutare, a fine livello, la nostra performance, spingendo i più perfezionisti a rigiocare livelli già completati, gettando un salvagente all’altrimenti annegante longevità.

Eccellenza tecnica
Detto di un sistema di controllo che migliora quello del primo capitolo ma ancora non assolve pienamente i suoi compiti, non possiamo non rimanere estasiati dinanzi alla meraviglia tecnica che il titolo ci propone.
Le ambientazioni sono vaste e ottimamente realizzate, con texture non sempre perfette ma che, nell’insieme, svolgono più che egregiamente il loro lavoro.
Il frame rate non lascia spazio a indecisioni o rallentamenti significativi, né in situazioni di grande affollamento su schermo né durante le partite in multiplayer, in cui sarà possibile sfidare fino a sei giocatori online, e, sebbene i corpi dei nemici massacrati scompaiano magicamente nel vuoto, la sensazione di trovarsi in mezzo ad una gragnola di proiettili, in costante pericolo di vita è ricreata perfettamente, grazie ad animazioni convincenti e un comparto sonoro (soprattutto sul versante degli effetti) davvero molto convincente, che dà il meglio di sé con un buon paio di auricolari.
Non esageriamo a dire che il gioco è virtualmente indistinguibile, per livello di dettaglio e bontà del motore tridimensionale, a giochi come i due Medal of Honor di EA pubblicati negli scorsi anni sulla ben più performante PlaystationPortable.
Meno entusiasmanti, invece, il doppiaggio originale, piuttosto piatto, e la longevità complessiva, accettabile solo nell’ottica di poter rigiocare le missioni già portate a termine per migliorarsi e diventare un killer medagliato.
Recensione Videogioco BROTHERS IN ARMS 2: GLOBAL FRONT scritta da DOTTORKILLEX Assegnare un voto numerico ad un gioco come Brother in Arms 2 non è un esercizio dei più semplici, per via di valori assai diversi nei vari campi: eccellente il comparto tecnico e il livello di coinvolgimento, problematico il sistema di controllo, le cui colpe, però, vanno condivise anche con l’hardware proprietario, non propriamente quello ideale su cui far girare questo genere di titoli. Nonostante questo, fatto il callo, le (poche) ore passate tra la Sicilia e il Pacifico, passando per il deserto nordafricano, saranno piacevoli, e vi porteranno, ancora una volta, a rivivere in prima persona uno degli avvenimenti più riprodotti nella recente storia videoludica. Purtroppo il voto tiene conto anche del prezzo di 3,99 euro, che sarebbe un vero affare se non fosse che l’esperienza complessiva di gioco difficilmente supererà le 5 ore. Il consiglio è di provarlo prima di procedere all’acquisto, la versione LITE è lì per questo.
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