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Hulst: I giochi di Ueda? Storie umane agrodolci

Hulst: I giochi di Ueda? Storie umane agrodolci

The Last Guardian
A cura di Pietro Guido “Raxias” Gualano del 08/10/2016
Hermen Hulst, managing director di Guerrilla Games, ha parlato in una recente intervista di The Last Guardian e del suo rapporto con i giochi di Ueda:

"Quando ho giocato a Ico per la prima volta mi ha colpito l’accuratezza nel trasmettere un’atmosfera di completa solitudine. Il gioco ti fa sentire davvero come se potessi contare solo su te stesso in un mondo vastissimo e ostile: non ci sono eserciti che arrivano in aiuto e neanche locande in cui rifugiarsi tra un capitolo e l’altro. Ci siete solo tu e Yorda, una ragazza di cui non si sa niente e che parla una lingua che non conosci, in fuga da un enorme e antico castello.
Quell’atmosfera di desolazione rende certe forme di interazione ancor più significative. Quello che più mi piace in Ico è la modalità di salvataggio: ti metti a sedere su una panchina con Yorda e ti prendi una pausa da tutta l’azione di gioco. È un momento molto emozionante, che lascia spazio alla riflessione su tutto quello che voi due avete vissuto, rafforzando il legame che vi unisce.
In Shadow of the Colossus, la sensazione di dover affrontare qualcosa di impossibile è ancora più intensa per via della presenza dei colossi sempre in agguato. La prima volta che sono riuscito ad abbatterne uno è stato un momento esaltante: non avevo mai affrontato una creatura così tanto più grande di me in un videogioco, figuriamoci sconfiggerne uno. È uno di quei momenti topici in un gioco, e devo ammettere che gli scontri tra Aloy e le macchine in Horizon Zero Dawn devono molto a Shadow of the Colossus.
Credo che i giochi di Ueda-san raccontino storie umane agrodolci che attingono a emozioni coinvolgenti per tutti. Sono capolavori minimalisti, eseguiti con una precisione certosina in tutto il loro insieme, dalle meccaniche di gioco alla narrazione. Se ci aggiungiamo anche un’evidente maestria nella grafica, nelle animazioni e nella musica, è facile capire perché siano diventati dei classici senza tempo”.