Un giovane americano incolpa i videogiochi per il tentato omicidio dei suoi genitori

Sono passati relativamente pochi giorni dall'ultima volta in cui i videogiochi sono stati utilizzati come capro espiatorio per giustificare atti di violenza insensata commessi negli Stati Uniti.

La differenza rispetto ai precedenti episodi, in cui i grandi accusatori erano membri del Congresso, sceriffi in odore di campagna elettorale e i cosiddetti "esperti" opinionisti dei talk show, è che questa volta è un giovane di 14 anni a tentare la scusa della cattiva influenza dei videogiochi per giustificare il suo atto di violenza.

Nathon Brooks, residente nello stato di Washington, è stato accusato del tentato omicidio dei suoi genitori, ai quali avrebbe ripetutamente sparato nella loro stanza da letto con la pistola calibro .22 del padre, recuperata dopo aver forzato il cassetto in cui era custodita.

Nonostante i genitori siano stati prontamente salvati dai soccorritori (il padre è già stato dimesso, mentre la madre necessita di ulteriori operazioni chirurgiche), i detective della polizia di Moses Lake non sono riusciti a raccogliere indizi sulla natura dell'aggressione finchè non hanno scoperto le registrazioni del sistema di sorveglianza a circuito chiuso allestiti dal padre del ragazzo, che mostravano il giovane Nathan camminare per il salotto con in mano la pistola.

Prima della sparatoria Nathan Brooks, già conosciuto dalla polizia quando, nel 2010, è stato indagato per le presunte molestie ai danni di una bambina, era stato recentemente punito dalla scuola per essere arrivato in classe in ritardo e, in casa, era stato privato dall'accesso a qualsiasi periferica elettronica, compresi i videogiochi.

Durante il primo interrogatorio con la polizia, Brooks avrebbe affermato di essere "ossessionato dai videogiochi".

"Il soggetto ha affermato di aver smesso di giocare i videogiochi violenti perchè pensava lo stesso rendendo più violento," ha dichiarato il Sergente Mike Williams della polizia di Moses Lake. "Gli ho domandato quanto tempo giocava con i videogiochi e la risposta è stata '24/7', finchè non gli è stata sequestrata la console."

"Il soggetto ha inoltre affermato che stava ripensando sull'esecuzione del gesto [in precedenza aveva affermato di aver pensato di uccidere i genitori da quando aveva 8 anni, nda], ma alla fine la voce che gli diceva di farlo era diventata più forte di quella che gli diceva di non farlo. Ha affermato che la voce nella sua testa continuava a ripetergli che avrebbe potuto fare tutto quello che voleva se avesse ucciso i suoi genitori."


I procuratori di Grant County hanno chiesto che Nathan Brooks venga processato come adulto per i crimini commessi, e ci auguriamo che certi personaggi non si frappongano nel giusto processo che spetta a una personalità così disturbata e pericolosa.
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