Anche per l'FBI i videogiochi non causano violenza nei giovani

Mentre deputati e senatori americani pro-armi accampano accuse infondate e improbabili collegamenti fra videogiochi e violenza armata, una ex analista dell'FBI li sconfessa con la sola imposizione della propria esperienza professionale.

In questi giorni, nel corso di una panel discussion della CBS, l'ex profiler dell'FBI Mary Ellen O'Toole ha affermato l'inesattezza delle teorie che collegano la passione per i videogiochi dell'assassino responsabile del massacro della scuola elementare di Sandy Hook, Adam Lanza, con l'episodio violento in sè, ipotesi nata dopo la scoperta, da parte degli inquirenti, della collezioni di videogiochi posseduta dal ragazzo.

"In base alla mia esperienza, i videogiochi non causano violenza,", ha affermato O'Toole nel corso della trasmissione. "Tuttavia, è una delle variabili di rischio che prendiamo in considerazione quando facciamo una valutazione della minaccia di agire con violenza."

"É importante che io faccia notare come, nell'ambito della valutazione della minaccia e in quanto ex profiler dell'FBI, non vediamo queste cose [in riferiemnto ai videogiochi] come cause della violenza,"
ha aggiunto la O'Toole. "Li vediamo piuttosto come benzina su un fuoco già ardente."

A rendere ulteriormente evanescenti le dichiarazioni dei politicanti è giunta la dichiarazione del professore di Psicologia della A&M International University Christoper Ferguson, che ha indicato un declino della criminalità giovanile al livello più basso degli ultimi 40 anni, questo mentre i videogiochi sono diventati sempre più violenti.

"Penso che dovremmo mettere questa discussione, in una certa misura, in una prospettiva storica," ha spiegato Ferguson. "E, con l'arrivo di nuovi media, questi passano per un periodo di tempo che noi chiamiamo 'panico morale', in cui diventano la causa di tutti i mali della società. Il miglior esempio di questo fenomeno è rappresentato da quando, negli anni '50, il Congresso e gli psichiatri sostenevano che i fumetti non solo erano responsabili della criminalità giovanile, ma anche dell'omosessualità (non che certi fumetti della silver age tentassero di smentire queste voci, nda).
Si entra in uno stato di preoccupazione, o panico, verso questo tipo di media. Potremmo arrivare a il carro davanti ai buoi, oppure potremmo vedere alcune persone partire da una conclusione arbitraria e cercare di riunire i dati in modo selettivo per supportarla."


Secondo voi quanto durerà ancora il panico morale nei confronti dei videogiochi?
Basterà l'impulso del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama all'introduzione dell'insegnamento delle scienze informatiche dalle scuole primarie a dissipare le ombre moraliste sul nostro passatempo preferito?
Tags: | Videogames
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