AESVI risponde al Dr. Francesco Campa

In risposta a quanto scritto dall'amministratore di RecoveryBios Francesco Campa in merito alla questione sulla liceità della modifica delle console, AESVI invia ai lettori del nostro sito la seguente lettera:

Inviamo la presente in replica alla lettera del dott. Francesco Campa apparsa sul Vostro sito nella giornata di ieri con il titolo “La modifica di console è assolutamente legale” a commento di un comunicato stampa emesso dalla nostra Associazione la scorsa settimana in merito ad un’importante decisione assunta dalla Corte di Cassazione il 12 maggio 2010 in tema di modifica delle console per videogiochi.

Riteniamo necessario prendere una posizione rispetto alla ricostruzione effettuata dal dott. Francesco Campa in quanto la stessa, oltre ad essere lesiva dei diritti e dell’immagine della nostra Associazione, appare completamente errata dal punto di vista giuridico e ha, purtroppo, come unico effetto quello di creare confusione in un campo in cui sarebbe al contrario indispensabile fornire ai lettori un quadro di riferimento chiaro e soprattutto in linea con la giurisprudenza esistente.

La decisione della Corte di Cassazione del 12 maggio 2010 nasce dal ricorso del Pubblico Ministero (P.M.) avverso l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze che aveva accolto il ricorso dell’indagato e annullato il sequestro di cui era stato oggetto. Il ricorso del P.M. era fondato solo su ragioni di merito, dal momento che l’unico motivo indicato nello stesso risulta essere la violazione o l’erronea applicazione della legge penale nella parte in cui il Tribunale del Riesame di Firenze aveva ritenuto che la condotta contestata all’indagato non potesse integrare l’illecito di cui all’art. 171 ter L.A.

Ora, il provvedimento della Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata rinviando al Tribunale di Firenze. Ciò significa una cosa sola, ovvero che l’ordinanza è stata annullata in virtù dell’unico motivo di ricorso. Fermo restando, dunque, che sarà necessario attendere le motivazioni della decisione per valutarne appieno la portata, è già possibile affermare fin d’ora, sulla base del solo dispositivo, che la Corte, accogliendo l’unico motivo di ricorso presentato dal P.M., ha necessariamente ritenuto che la condotta contestata all’indagato integra l’illecito di cui all’art. 171ter L.A. Pertanto è certo vero che ora c’è bisogno di una nuova pronuncia del Tribunale di Firenze, ma è altrettanto vero che quest’ultimo dovrà decidere uniformandosi ai principi di diritto formulati dalla Corte, ciò che è obbligatorio nel procedimento in questione.
Più in generale si deve poi sottolineare che la Corte di Cassazione ha anche, in Italia, la cosiddetta funzione “nomofilattica”, ossia quella di fornire criteri interpretativi unitari delle norme di legge, a cui i giudici di merito dovrebbero attenersi in modo da garantire una attuazione uniforme del diritto. In altre parole, la portata di un pronuncia della Corte di Cassazione non esaurisce qualsiasi suo effetto esclusivamente all’interno del giudizio cui si riferisce, ma esplica invece effetti – più in generale – sull’orientamento interpretativo adottato dalle corti di merito.
Con specifico riguardo alla giurisprudenza in materia di console modificate, è inoltre necessario precisare che le interpretazioni giurisprudenziali, citate dal dott. Francesco Campa nella sua lettera, secondo cui le condotte di modifica delle console non costituirebbero reato, attengono solo alle decisioni finora rese in fase di merito. Infatti l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione in tutti i casi portati alla sua attenzione è del tutto univoco: non esistono precedenti della Suprema Corte che avallino la tesi della liceità della modifica delle console videoludiche, ma solo decisioni secondo le quali le attività in questione costituiscono reato, in particolare le decisioni del 3 settembre 2007 e del 12 maggio 2010.
Con riferimento, poi, al procedimento che secondo il dott. Francesco Campa sarebbe pendente avanti all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, in materia di misure tecnologiche di protezione apposte sulle console videoludiche, rileviamo che lo stesso non avrebbe in ogni caso nulla a che fare con la giurisprudenza penale sopra indicata, relativa all’applicazione dell’art. 171ter L.A.

Infine, sempre tenendo conto del quadro sopra delineato, dobbiamo anche segnalare che appare fuorviante lo stesso titolo attribuito alla lettera del dott. Francesco Campa (“La modifica di console è assolutamente legale”): non solo – come si è visto – la giurisprudenza della Corte di Cassazione in sede penale è in realtà di contenuto diametralmente opposto, ma la condotta in questione è certamente illecita anche sotto il profilo civile, come fra l’altro affermato anche da alcune recenti decisioni del Tribunale di Milano. Ne deriva che in ogni caso – e cioè anche se per assurdo fosse vera (e non lo è) la tesi del dott. Francesco Campa – la modifica di console resterebbe in ogni caso illegale sotto il profilo civile.

Alla luce di quanto sopra esposto, appare evidente che il comunicato stampa emesso la scorsa settimana dalla nostra Associazione, pur sottolineando la necessità di attendere il deposito delle motivazioni della decisione della Corte di Cassazione, è perfettamente in linea con quanto desumibile dalla decisione in questione. E questa sicurezza non deriva da doti divinatorie della nostra Associazione, bensì dall’applicazione dei normali criteri interpretativi in materia di diritto penale e processuale penale.

Grati dello spazio che ci vorrete dare, ci teniamo a ribadire che AESVI continuerà a svolgere con determinazione le proprie attività di lotta alla pirateria nell’interesse dello sviluppo del mercato in Italia per offrire ai consumatori esperienze di gioco sempre più innovative e favorire la creazione di posti di lavoro in uno dei settori più dinamici dell’entertainment. Per questo siamo naturalmente disponibili a dialogare con tutti i rivenditori e gli utenti che avessero dubbi in tema di modifica delle console videoludiche.


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