Raymond Yeddou, ragazzino francese di tredici anni, sarebbe stato fermato prima di compiere un gesto estremo, il massacro delle propria professoressa con un fucile, mentre si dirigeva dall’insegnante armato di una doppietta carica e 25 munizioni per l’arma. La scoperta della passione di Raymond per i
videogiochi ha finito per legare indissolubilmente quelli alla carica di violenza e instabilità dell’adolescente.
Nulla di nuovo, insomma: l’ennesimo, poco sorprendente caso di ingiusta (e molto comoda) colpevolizzazione del medium videoludico.