Dopo Factor 5 e il caso dei trasferimenti illeciti verso White Harvest, Konami è stata costretta a giusticare le proprie azioni alla Tokyo District Court, dove è stata chiamata in causa da una dei suoi dipendenti per discriminazione sessuale. Secondo l'articolo pubblicato dal quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun lo scorso 16 giugno, Yoko Sekiguchi, una donna di 36 anni, ha accusato la società di aver ridotto il suo salario a 200.000 yen (circa 1.500 euro) e cambiato il suo stato all'interno della compagnia una volta terminato il suo periodo di maternità. Dal 2007 al 2008, la signora si è occupata di ottenere le licenze ufficiali per alcuni franchise della compagnia, tra i quali Winning Eleven.
Secondo il consulente legale della donna, Konami avrebbe agito nell'interesse della sua dipendente per darle la possibilità di trascorrere più tempo con il proprio bambino. "Essere forzata a rallentare la propria carriera per crescere il figlio è discriminazione sessuale" - ha dichiarato - e ha chiesto che la propria cliente riottenga il proprio status, lo stipendio precedente e 33 milioni di yen (247.263 euro) per i danni. Al momento Konami si è rifiutata di commentare l'accaduto.