C’è un po’ di Jigsaw in ognuno di noi
Mentre infuria una battaglia mortale per l’eredità di Jigsaw, alcuni sopravvissuti ai giochi dell’Enigmista si sottopongono a una insolita terapia di gruppo per giustificare il dolore subìto e cagionato. Il coordinatore della terapia è un ambizioso e sedicente superstite, Bobby Dagen, che sottoponendo le vittime a una nuova tortura mediatica sfrutta le loro storie per guadagnare denaro e notorietà. Il suo operato, però, innescherà un nuovo e sanguinolento gioco al massacro in cui, tra flashback e colpi di scena, si assisterà al crollo di ogni certezza e alla scoperta di un’unica terribile realtà: nessuno è al sicuro!
Dalle trappole di Saw alle trappole dei plot
La logica della trappola, si sa, sta alla base degli sviluppi narrativi di Saw, la saga cinematografica horror più redditizia di sempre. Logica che, dai primi episodi, statuisce le cause e gli effetti delle trappole a partire dal background psichico del loro malefico creatore: Jigsaw. Sin dal primo capitolo della serie, le trappole rappresentano quell’espediente semplice ed efficace capace di raccontare, tra ingegnosità e follia, le motivazioni del carnefice e le reazioni della vittima, che non si riducono a spettacolarizzazioni puramente grandguignolesche, ma che si propongono come performance comportamentali confacenti a definire i ruoli e le identità dei vari protagonisti. Tale logica, però, continuamente sottoposta a revisione, portata al limite dei suoi sbocchi narrativi e votata a una necessaria e sempre più spinta originalità, finisce per subire i naturali scompensi dovuti alla crescente complessità, spostando il peso della violenza da uno statuto psichico a uno puramente estetico. Non è un caso che questo cambio di rotta si avverta soprattutto quando, nel terzo capitolo, si assiste alla morte di Jigsaw, con la conseguente sparizione dello scenario mentale manifestato dal villain e con la dismissione delle ragioni anteposte al gioco delle trappole. La frammentazione delle motivazioni e la ripartizione, in differenti soggetti, dell’eredità di Jigsaw, rendono più complesso, deformato e incontrollabile l’iter della tortura e trasformano i ruoli e le identità dei personaggi fino a contaminarsi e a capovolgersi, in un perverso crollo delle certezze (non a caso la tagline del film recita “La tua mente esploderà”). Per questo motivo la trama e la stessa violenza perdono di consistenza, convogliando le ragioni della presenza delle trappole in un puro esibizionismo ormai esentato da obblighi morali e soluzioni salvifiche. Saw 3D, il capitolo finale della saga, porta all’estremo questo scompenso celebrando, con sviluppi narrativi ridicoli ma interessantissime soluzioni visive, l’indiscriminabilità della violenza che da chiunque si fa possedere ma che su chiunque si può avventare. A maggior ragione, in questo episodio, l’utilizzo del 3D porta alle estreme conseguenze l’esibizione della tortura che, dal punto di vista di Jigsaw (Saw, Saw II, Saw III) e passando per le ibride versioni degli imitatori (Saw IV, Saw V, Saw VI), finisce per sottrarsi ai vari monopoli diegetici (i personaggi dei film) per soddisfare completamente le esigenze dello spettatore. Spettatore ormai unico e vero giudice della storia, il quale attribuirà, a seconda dei casi, il perdono e/o la condanna sulla base della credibilità e del piacere estetico suscitati dalla visione stereoscopica. Alla fine, ciò che realmente interessa non è chi merita o non merita il castigo, chi è colpevole e chi non lo è, e non importa nemmeno chi sia il vero erede di Jigsaw. L’importante è che il gioco non finisca e che il sangue e le budella ci arrivino sempre più vicino fino a sfiorarci, fino a farci assaporare la possibilità di prendere in mano le redini del gioco, come in un violentissimo sparatutto. Ecco perché i personaggi, nonostante più e più volte pronuncino la frase “Game Over”, non siano in grado di decretare la fine di nessuno, restando sospesi in un purgatorio ormai allestito dal solo spettatore.
Chiaramente questa possibilità è solo accennata e verificata al minimo delle sue potenzialità in quanto, nel film, l’uso del 3D risulta poco incisivo e debolmente impiegato. Ma l’intenzionalità è forte e si avverte soprattutto quando, finalmente, la “reverse bear trap” entra in funzione, rivelando il suo intervento stuprante e viscerale solo nel momento in cui l’occhio si dimostra in grado di accedere a una visione totalizzante.
Blu-Ray
Caratteristiche tecniche
Formato video: 2.35:1 (1080p) high definition widescreen
Formato audio: inglese e italiano DTS-HD Master Audio 5.1
Sottotitoli: italiano, italiano per non udenti
Moviemax Media Group distribuisce un'edizione italiana vietata ai minori di 14 anni, diversamente da quella distribuita in America vietata ai minori di 18 anni. La versione italiana, infatti, risulta censurata con i suoi 86 minuti contro i 91 della versione americana. Nonostante questo imperdonabile errore, l’edizione è notevole. Si tratta di un Blu-ray disc di 50 GB Double Layer, dotato sia della versione in 2D sia della versione in 3D. L’impatto visivo del film è stupefacente e brillante, nonostante le tonalità cupe e sporche peculiari di Saw, in cui prevalgono i viraggi del verde cancrena e del blu livido, tendano a limitare la scala cromatica del film. L’audio è generalmente pulito e ben definito, maggiormente sostenuto nelle scene di violenza, ma senza risultare fastidioso. I contenuti speciali sono ben realizzati (tutti in HD 1080p) e vantano un’interessante varietà.
Contenuti speciali
Scene tagliate
Scene eliminate inedite (in inglese sottotitolate in italiano).
Featurette
52 modi di morire - Le trappole di Saw e video musicali vari.
Trailer
Trailer italiano e trailer originale.