Tutti gli amori di Adrián
Adrián, giovane direttore della filarmonica di Bogotà, trova un videomessaggio in cui la sua fidanzata Belén gli annuncia di averlo lasciato, senza fornire alcun indizio su dove sia andata. Affranto, il ragazzo decide di annegare il dispiacere nell'alcol e trascorre diverse ore in un locale, dove conosce Fabiana, una barista che lo ospita dopo una notte di bevute. Fra i due nasce una relazione, mentre Belén è ormai introvabile, e anche la polizia sta indagando sulla sua scomparsa.
Fabiana, intanto, si trasferisce nella villa di Adrián, dove comincia ad avvertire strani rumori e presenze misteriose, al punto da credere che la casa sia infestata. Ma è davvero così?
La verità svelata
Come gettare al vento le carte migliori di un film con una campagna pubblicitaria poco accorta: La verità nascosta è un mistery che presenta una struttura narrativa abbastanza originale, poiché piazza il colpo di scena nella prima parte della storia - dopo un inizio disorientante, in medias res - e poi si concentra sulla risoluzone della vicenda, spostando l'attenzione dal cosa (quale mistero si nasconde nella villa?) al come (come evolverà e si concluderà l'intreccio?). Ma il trailer, strumento primario di comunicazione con il pubblico, svela il suddetto colpo di scena con insospettabile nonchalance, rovinando il proverbiale "effetto sorpresa" e sprecando l'unico vero pregio dell'intero film.
Perché La verità nascosta, prima co-produzione colombiana cui ha partecipato la 20th Century Fox, sembra puntare tutto sulla confezione per le platee internazionali, senza preoccuparsi di una sceneggiatura che scivola a tratti nel ridicolo involontario: personaggi privi di fascino si comportano da fessi nelle situazioni più disparate, e prendono decisioni assurde che rischiano di sollevare reazioni di sarcasmo. È chiaro l'intento di presentarsi sul mercato con un prodotto esportabile, che non a caso scimmiotta cliché e registri espressivi dei thriller paranormali, servendosi di una regia e di una fotografia piuttosto accurate; ma la pretesa analisi della "psicologia" amorosa è superficiale, e il film di Andi Baiz vacilla sotto il peso di alcuni precedenti molto ingombranti, da Panic Room di Fincher a Le verità nascoste (con cui condivide anche il titolo italiano) di Zemeckis, passando per tutta la tradizione delle case infestate. Una tradizione che Baiz cerca di sovvertire attraverso un'idea teoricamente interessante, anche per l'alternanza di due differenti punti di vista nel corso della storia, ma sviluppata in modo affrettato e anonimo, senza vera passione. Né, tantomeno, un minimo senso di empatia.