Prima messa in onda americana: 16 gennaio 2012 su Fox.
Prima messa in onda italiana: 30 gennaio 2012 su Mediaset Premium Crime.
302 scomparsi
Ufficialmente, il famigerato carcere di Alcatraz venne chiuso il 21 marzo 1963 a causa degli elevati costi di gestione (trasportare sull'isola ogni bene necessario era alquanto dispendioso) e per il pessimo stato in cui versava la struttura, ormai fatiscente. La realtà, secondo quanto ci racconta questa nuova serie prodotta da J.J. Abrams, è però ben diversa: Alcatraz fu chiusa perché, la notte precedente al 21 marzo, tutti i detenuti e le guardie presenti sull'isola sparirono misteriosamente, senza lasciare alcuna traccia.
Ma, nella San Francisco dei giorni nostri, i detenuti cominciano progressivamente a ricomparire. Non sono invecchiati, e ognuno di loro sembra compiere una missione affidatagli da una fonte ignota... la stessa che li ha rapiti. Per indagare è già presente una task force segreta formata da Emerson Hauser (Sam Neill) e Lucy Banarjee (Parminder Nagra), ma il coinvolgimento involontario della giovane detective Rebecca Madsen (Sarah Jones) e di uno studioso specializzato nella storia di Alcatraz, Diego Soto (Jorge Garcia), porterà all'ampliamento della squadra...
Nomi noti
Commissionata dalla Fox alla Bad Robot di J.J. Abrams (le riprese del pilot, diretto da Danny Cannon, si sono svolte nel febbraio 2011), Alcatraz è una serie su cui la major punta moltissimo a livello commerciale, e i primi due episodi - trasmessi lo scorso lunedì 16 gennaio negli Stati Uniti - sono stati accolti piuttosto bene dal pubblico americano: una media pari a quasi dieci milioni di spettatori, meglio di Terra Nova. Ovviamente la serie dovrà ora dimostrare di saper reggere sul lungo periodo, ma l'avvio è certamente solido.
Fra le menti che operano in sede creativa e produttiva, com'è evidente già nei titoli di testa dell'episodio pilota, alcune sono reduci dalla grande avventura di Lost. Vediamo di chi si tratta.
ELIZABETH SARNOFF: sceneggiatrice nonché creatrice di Alcatraz, insieme a Steven Lilien e Bryan Wynbrandt. I fan di Lost si ricorderanno di lei come autrice di numerosi episodi. In Alcatraz ha inizialmente ricoperto anche il ruolo di showrunner, poi è stata sostituita da Jennifer Johnson e Daniel Pyne, ma è rimasta come consulente.
J.J. ABRAMS: produttore della serie con la sua Bad Robot, si è ormai affermato come uno degli autori e produttori televisivi più influenti nel panorama contemporaneo. Ha creato Lost insieme a Damon Lindelof e Carlton Cuse, dirigendone il pilot.
BRYAN BURKE: anche lui produttore della serie, da anni lavora a stretto contatto con Abrams. È stato infatti produttore, oltre che di Lost, anche di Alias, Cloverfield, Star Trek, Il buongiorno del mattino e Mission: Impossible - Protocollo Fantasma.
JACK BENDER: regista e produttore della serie, ha ricoperto gli stessi ruoli anche in Lost (di cui ha diretto gli episodi principali, pilot a parte).
JORGE GARCIA: attore, amatissimo dai fan, in Lost interpretava Hugo "Hurley" Reyes, mentre in Alcatraz presta il volto al dottor Diego Soto.
MICHAEL GIACCHINO: compositore della serie, premio Oscar per le musiche di Up, è ormai un collaboratore abituale di Abrams. Sua la colonna sonora di Lost.
Everybody still loves Hugo
Quella d'ingaggiare il sopracitato Jorge Garcia è stata una mossa indubbiamente furba, mirata a toccare il cuore degli spettatori di Lost (oltretutto affidandogli un personaggio che, come vedremo fra poco, ha gioco facile ad accattivarsi le simpatie dei fan). Ma nel cast di Alcatraz sono presenti anche altri attori già noti al pubblico televisivo e cinematografico: vediamo allora quali sono i tre ruoli principali, insieme ai loro interpreti.
REBECCA MADSEN: la detective Rebecca Madsen è sostanzialmente la protagonista della serie, e il suo aspetto (giovane, bionda, occhi chiari...) non può che richiamare alla mente l'adorabile Olivia Dunham (Anna Torv) di Fringe, altro prodotto legato a J.J. Abrams. La caratterizzazione della Madsen - almeno stando ai primi due episodi - è però più prevedibile, meno sfumata. Spavalda e intraprendente, soffre per un recente dramma personale (la morte del partner durante un inseguimento sui tetti di San Francisco) e mostra subito ottime capacità investigative.
È interpretata da Sarah Jones, conosciuta soprattutto per i suoi ruoli in Big Love e Boardwalk Empire.
EMERSON HAUSER: agente federale, ex guardia carceraria, indaga sui misteri di Alcatraz e sembra nascondere a sua volta qualche segreto. Le molte ombre che lo circondano spingono Rebecca (e il pubblico) a diffidare di lui.
A interpretare questo personaggio ambiguo è l'ottimo Sam Neill, attore nordirlandese sicuramente più noto per i suoi ruoli cinematografici: basti citare film come Lezioni di piano, Jurassic Park, Il seme della follia.
DR. DIEGO SOTO: studioso brillante, con un dottorato in giustizia penale e quattro libri dedicati ad Alcatraz, diventa l'improbabile nuovo partner di Rebecca, sicuramente più portato per le indagini "teoriche" piuttosto che per l'investigazione sul campo (le scene dei crimini metteranno in difficoltà la sua resistenza emotiva). Ha un'anima chiaramente "nerd" ed è appassionato di fumetti e videogiochi, caratteristiche che lo avvicinano al punto di vista del pubblico; non è certo un caso che il suo ruolo sia stato affidato proprio a Jorge Garcia. In modo non dissimile da Hurley in Lost, i suoi commenti e le sue reazioni stemperano il clima della serie.
Mysterious show
Un soggetto intrigante, enigmi che conducono ad altri enigmi, personaggi con cui è possibile relazionarsi: Alcatraz forma, con Lost e Fringe, un'ideale trittico di mistery targati Bad Robot, prodotti seriali che (ri)leggono la fantascienza in veste contemporanea, e giocano sulla sovrapposizione di realtà parallele o sulla confusione delle dimensioni temporali. La natura di Alcatraz, in particolare, sembra unire gli stilemi di un police procedural (le serie poliziesco-investigative incentrate su una squadra di agenti) alle ambizioni di quella fantascienza che, partendo da un fatto storico, lo reinventa in termini fantastici e ne racconta le ripercussioni sul nostro presente. Ne deriva così una duplice struttura narrativa: ogni episodio presenta una trama verticale, ovvero un "caso della settimana" che viene risolto nell'arco della puntata; ma, al contempo, la serie è attraversata anche da una trama orizzontale, in modo che i singoli episodi risultino fra loro concatenati (seppure autoconclusivi), offrendo spesso nuovi indizi sul mistero che circonda la sparizione e il ritorno dei detenuti. Una struttura che appare piuttosto diversa rispetto a quella di Fringe, dove non tutti gli episodi sono collegati alla trama orizzontale (anzi, molti non sortiscono il minimo effetto su di essa).
Se quindi gli accostamenti con Fringe, sollecitati da alcuni critici, sono soltanto superficiali, la matrice "lostiana" è invece percepibile, nonostante le ovvie differenze di storia e - in parte - di genere: l'utilizzo dei flashback è infatti molto simile, poiché la loro funzione consiste nel rivelare le esperienze vissute dai detenuti ad Alcatraz, spostando la focalizzazione dalla trama mistery al lato umano, e magari stimolando l'empatia del pubblico nei loro confronti, come accade nell'episodio pilota; analogamente anche la colonna sonora di Giacchino ricorda le partiture musicali di Lost, soprattutto nel modo in cui sottolinea e valorizza i momenti di tensione. Ma sia chiaro, questi caratteri ereditari non impediscono ad Alcatraz di assumere un'identità propria, indipendente dal gravoso passato dei suoi autori. Lo show, al contrario, già dai primi episodi cerca d'imporsi con una personalità autonoma, volta a fidelizzare il pubblico tramite i suoi cliché visivi e narrativi (basti pensare alle transizioni con l'effetto "cella", o alle già citate reazioni di Diego/Jorge Garcia sulle scene dei crimini).
Insomma, la strada di Alcatraz sembra indirizzata verso l'intrattenimento di qualità, anche quando - come nel secondo episodio - i nessi logici dell'intreccio appaiono un po' forzati e semplicistici. Il ritmo non manca, e l'enigma dei 302 scomparsi esercita un certo fascino: se il team creativo saprà tenere ben salde le redini del mistero, anche questa serie potrebbe diventare un piccolo cult.