Mosca addio, arrivano gli extraterrestri
Gli amici e soci in affari Sean e Ben volano da Seattle a Mosca per stipulare un contratto commerciale che potrebbe farli diventare milionari. Ma in Russia le cose non vanno come sarebbero dovute andare: lo svedese Skyler si è impossessato della loro idea, l’ha brevettata e poi venduta sul mercato senza avvisarli. Per cercare di non pensare all’affronto subito, Sean e Ben si recano in una discoteca alla moda, dove incontrano le connazionali Natalie e Anne. Oltre alle due belle americane, i ragazzi si ritrovano nuovamente tra i piedi Skyler, che li deride per la loro ingenuità in affari. A un certo punto, però, scendono dal cielo forme di vita extraterrestre: ogni incontro ravvicinato del terzo tipo si conclude con gli esseri umani ridotti in un ammasso di mini particelle atomiche, che poi si volatilizzano nell’aria. I cinque giovani si uniscono per sopravvivere all’attacco alieno.
Umani contro alieni
Dal dramma radiofonico La guerra dei mondi di Orson Welles in poi, è possibile riscontrare come le invasioni marziane occupino un posto ormai insostituibile all’interno del nostro immaginario collettivo, nonostante il passare degli anni e il mutare delle mode. Ne L’ora nera Chris Gorak non ci mostra alcun mostro con gli occhi da insetto, alcun mutante e alcuna enciclopedia galattica attraverso la quale interagire con l’Altro venuto dallo spazio profondo. Men che meno fanno capolino extraterrestri umanoidi né tantomeno zoomorfi. Eppure, il suo è il classico b-movie americano con perfidi alieni pronti a innescare la miccia che comporterà il genocidio dell’intera razza umana. Ne segue che la pellicola di Gorak non vuole assolutamente mettere in discussione lo stereotipo dell’extraterrestre malvagio, cliché che invece è stato contraddetto più e più volte in varie opere contemporanee. D’altronde, questa immagine del marziano altruista e dall’animo gentile non è un’invenzione cinematografica, poiché aveva già fatto il suo ingresso nella narrativa degli anni Sessanta-Settanta con il filone della New Wave e della cosiddetta “fantascienza sociologica”. In maniera analoga rispetto a molte storie incentrate sugli alieni, anche qui gli individui provenienti da chissà quale galassia soggiogano la Terra perché interessati ad alcune materie prime che sul loro pianeta sono esaurite. Insomma, il regista con passato da scenografo ha girato L’ora nera come se si trattasse di rendere omaggio a certo cinema di genere, inserendo tuttavia qualche variazione sul tema.
È molto interessante il fatto che Gorak abbia deciso di ambientare la sua science fiction in quella che - all’epoca della Guerra Fredda - era una superpotenza, in grado di competere con gli U.S.A. per il predominio coloniale nello spazio. Ora, lo scenario della nuova Russia risorta dalle ceneri del comunismo è radicalmente mutato, non apparendo più tanto una terra incognita quanto una frontiera su cui le multinazionali hanno messo le mani. Essendo dunque la Russia ridotta al ruolo di una mera provincia raggiunta dal capitalismo, ne L’ora nera non c’è alcun sentore di ambientazioni esotiche e d’atmosfera, che hanno fatto la fortuna di celebri film; ed è proprio l’assenza di un contemplato folklore locale ad aggiungere uno spiazzante effetto di straniamento.
Riguardo a una messa in scena filtrata da elementi di volontario/involontario umorismo, difficile che la sequenza in cui Emile Hirsch corre pericolo di vita all’interno di un autobus non solleciti la fantasia del pubblico. Infatti, l’autore gioca sul fatto che questa scena possa richiamare alla mente del cinefilo il “Magic Bus” di Into the Wild: sembrerebbe così che il destino spettante a questo attore sul set sia quello di trovare la fine all’interno di una corriera in disuso.