«Non è un essere umano: è un flagello della natura!»
Quarto capitolo della saga, con l’inevitabile 3D. Si riprende dal secondo episodio, Underworld: Evolution perché il terzo, Underworld - La ribellione dei Lycans era un prequel. Ritroviamo quindi l‘eroina dei primi due film, Selene, che si risveglia dopo dieci anni di ibernamento, scopre che il suo compagno Michael è morto e di avere partorito una figlia mentre era in stato criogenico. Alleata con un giovane vampiro, riprende la guerra contro i Lycan che però hanno messo a punto un’arma segreta: un super Lycan, un energumeno OGM che sembra invincibile.
Ceduto ormai il passo dopo i primi due film, il regista ideatore della serie Len Wiseman, ora impegnato sul set del nuovo Total Recall, si è limitato a produrre il film e a fornire qualche spunto narrativo. Nella sedia da regista sono stati fatti sedere due cineasti svedesi, Måns Mårlind e Björn Stein che con il loro Storm avevano dimostrato di aver ben assimilato la lezione di Underworld.
«Questa è una nuova guerra»
All’eterna guerra tra Vampiri e Lycan, su cui è imperniata la saga, si aggiunge ora un nuovo ingrediente. Sono gli esseri umani che hanno iniziato un’azione di sterminio di entrambe le razze, per paura o per il desiderio di annullare il diverso. Riemergono gli incubi e gli orrori di cui la storia dell’umanità è costellata: genocidi, massacri, stermini. È ormai un archetipo della fantascienza che vede un suo classico nei mutanti dell’universo Marvel: sia quelli buoni sia quelli cattivi hanno a che vedere con le persecuzioni di cui sono oggetto da parte degli esseri umani. E come quelli, anche l’immaginario della saga di Underworld trae la sua ispirazione dal secolo biotech: ibridazioni, eugenetica, creature geneticamente modificate, ecc.
Coerentemente con tale dimensione tecnologica e biotecnologica, questo episodio abbandona il contesto fantasy e sword and sorcery per arrivare a un’ambientazione contemporanea, high tech. Lo skyline di Vancouver con le sue anonime architetture moderniste ha fornito il set perfetto per un film ambientato non nel passato o nel futuro, ma in un presente parallelo.
Tutto ciò però rappresenta un semplice pretesto narrativo che fa muovere l’azione, e uno sfondo che si rivela di fatto l’unico punto di forza del film: scene ipercinetiche, combattimenti mozzafiato, acrobazie e piroette, stancamente ripetute in un film i cui dialoghi prevedono una profusione di “roarrrr”, “groarrrrr”, “grrrrraaaaaaaaa”, “groooowwww” e “grrrrrrrrrr” che devono aver messo a dura prova la fantasia degli sceneggiatori.
Più vicino a un videogioco, il film mira esclusivamente al lato spettacolare, comunque garantito e amplificato dal 3D stereoscopico.